12 ottobre 2020 massimoperciavalle

Come portare le emozioni a proprio favore e sviluppare intelligenza emotiva nel lavoro

In quest’articolo prendo spunto per approfondire l’argomento dell’intelligenza emotiva nelle organizzazioni e lo faccio sotto forma di intervista, grazie al progetto Rinascita digitale, e a cui ho aderito con un webinar e al podcast di prossima pubblicazione e diffusione registrato con Stefano Saladino.

Cosa sono le emozioni e come influenzano il lavoro?

Le emozioni sono stati di attivazione biologico che coinvolgono l’organismo ed influenzano il modo in cui noi elaboriamo le informazioni e ci guidano nell’attribuire i significati a tutto ciò che ci succede.

L’emozione quindi è un evento fisiologico attenzionale! Vuole portare l’attenzione verso qualcosa.

Anche nelle attività lavorative proviamo emozioni, spesso cagianti ma, nel lavoro, siamo spesso abituati a dimenticarci delle nostre emozioni. Queste però alla fine compaiono naturalmente e influenzano i nostri comportamenti e la nostra performance, soprattutto se sono spiacevoli come la rabbia o la tristezza.

Non cogliamo l’occasione di percepirle e comprenderne il significato, per cui spesso perdiamo l’allenamento sulla regolazione delle stesse, e senza accorgercene ci sentiamo senza energia o stressati su lavoro.

Le emozioni non riconosciute o represse, infatti, generano a lungo termine anche disturbi psicosomatici che vanno ad influire sulla salute generale.

Come possiamo gestire le emozioni? 

La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro al tuo cuore, Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro si sveglia!” scriveva  Carl Jung

Per gestire le emozioni occorre conoscerle e guardare un po’ dentro se stessi; Le emozioni sono legate ai pensieri che noi facciamo; i pensieri, però, vanno e vengono e modificano le nostre percezioni interne con mutamenti anche veloci dal punto di vista emotivo.  I pensieri sono solo pensieri, e noi non siamo i nostri pensieri, siamo qualcosa di più complesso.

Partire dalla percezione e conoscenza in termini di variazione e frequenza delle emozioni è un primo esercizio.

Un primo vocabolario emotivo è provare a riconoscere le prime emozioni universali e innate e capire se quello che stai percependo può rientrare in una di queste macrocategorie: paura; tristezza; gioia; sorpresa; disgusto; rabbia; disprezzo.

Secondo Paul Ekman esistono diverse categorie di emozioni e di queste 7 sono universali, ossia sono proiettate sul volto, indipendentemente, dalla razza, cultura, età, sesso, posizione sociale e sono le stesse anche nei ciechi dalla nascita. E’ chiaro che in base all’intensità in cui provo l’emozione, la nomenclatura della stessa cambia. Una paura più intensa si chiama terrore, più bassa si chiama preoccupazione.

Saper identificare ,“sul nascere”, l’emozione e riconoscere i loro primi segnali significa essere capaci di autocontrollo. Questa capacità si può allenare quotidianamente anche mentre lavoriamo. Regolare l’intensità degli stati emotivi ci aiuta, inoltre a capire quali comportamenti successivi si vogliono agire, tenendo anche presente dell’obiettivo che vogliamo raggiungere.

Per questo motivo, indico le emozioni come un’importante veicolo per prendere le decisioni a breve o a lungo termine.

Le persone capaci di gestire le emozioni hanno una maggiore consapevolezza di sé e del proprio mondo interiore. Questo le rende più empatiche e predisposte ad entrare in relazione con le altre persone.

Cosa significa avere intelligenza emotiva? 

L’intelligenza emotiva è un’abilità cognitiva di elaborazione delle informazioni di tipo emotivo.

Secondo Salovey e Mayer (1990-1997) è la capacità di integrare pensieri ed emozioni per prendere decisioni sostenibili nel tempo.

E’ un allenamento quindi che comporta diverse attività

  • Riconoscimento delle emozioni: la percezione delle emozioni è un aspetto fondamentale dell’intelligenza emotiva. In questo caso, è intesa come la capacità di rilevare e decifrare non solo le proprie emozioni, ma anche quelle altrui. Un esercizio utile può essere soffermarsi ad osservare e decifrare i volti delle persone, le immagini, ascoltare il timbro della voce.
  • Utilizzare le emozioni a proprio favore: è inteso come la capacità dell’individuo di sfruttare le emozioni e abbinarle al pensiero, soffermandosi a comprendere il comportamento da agire e gli scopi che vogliamo raggiungere.
  • Comprensione delle emozioni: è la capacità di capire le emozioni e di comprenderne le variazioni e l’evoluzione nel tempo.
  • Gestire le emozioni: consiste nella capacità di regolare le emozioni proprie e altrui, sia piacevoli che spiacevoli, gestendole in maniera tale da raggiungere gli obiettivi prefissati.

Cosa significa diffondere la psicologia positiva oggi nelle organizzazioni lavorative? 

Significa ispirare le persone all’interno delle organizzazioni dal basso verso l’alto e far comprendere che le emozioni esistono e impattano sulla performance.

La psicologia positiva ha avuto il pregio di studiare e misurare gli effetti protettivi delle emozioni positiveLe ricerche scientifiche confermano che esprimere ottimismo,  speranza,  gioia, amore,  gratitudine e curiosità verso la vita sono gli ingredienti principali della salute.

Meritiamo di vivere in equilibrio e armonia anche a lavoro, per cui nelle organizzazioni valorizziamo il potenziale delle persone riconoscendo le loro caratteristiche nella loro globalità, negli aspetti cognitivi ma anche in quelli emotivi e relazionali.

Sono il formatore del Corso Intelligenza Emotiva: percorso consente di acquisire consapevolezza e strumenti sulle tematiche dell’intelligenza emotiva.

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