30 giugno 2022 massimoperciavalle

Introduzione all’intelligenza emotive; cosa è e come può servirci?

Per approcciare con il tema delle emozioni dobbiamo fare riferimento soprattutto agli studi di fine anni 60 sulle emozioni di Paul Ekman.

Paul Ekman si impegnò nelle sue ricerche per dimostrare alla comunità scientifica internazionale che vi fossero alcune emozioni uguali in tutte le culture e rappresentabili in maniera inconfutabili attraverso le espressioni del volto, al di là dei confini geografici; emozioni che risultano essere spontanee e non apprese; queste emozioni furono definite di base: la tristezza, la gioia, la rabbia, il disgusto, la paura.

Questi primi studi di Ekman ci hanno permesso di comprendere che tutte le emozioni sono utili e ci offrono informazioni che possono influenzare le nostre decisioni e i nostri comportamenti e soprattutto che le emozioni sono osservabili attraverso le espressioni del volto e il linguaggio non verbale.

Questa attenzione verso il mondo interiore, ha spostato il focus dalla parte cognitiva a quella più emotiva, osservando come pensieri ed emozioni si influenzino a vicenda.

Negli anni 90’ si fa spazio il costrutto di Intelligenza emotiva considerata come una tipologia particolare di intelligenza, classificabile tra gli aspetti dell’intelligenza sociale.

Il concetto è stato introdotto nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D. Mayer nel loro articolo “Emotional Intelligence”.

Possiamo definire l’intelligenza emotiva come “La capacità di navigare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, sapendo distinguere tra di esse per poter utilizzare queste informazioni al fine di guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.

 

Il tema dell’intelligenza emotiva è stato successivamente ripreso da Daniel Goleman nel 1995, nel libro “Emotional Intelligence” tradotto in italiano nel 1997 “Intelligenza emotiva che cos’è perché può renderci felici”. Il libro è stato considerato un successo editoriale, soprattutto in Italia, in quanto è stato un punto di partenza per i successivi studi su questo tema, sia in ambito psicologico sia in ambito organizzativo/aziendale.

L’intelligenza emotiva, grazie a questo libro, è diventato un argomento di una certa rilevanza e molto conosciuto al di fuori degli ambienti accademici. Questo tema è diventato molto famoso proprio perché Goleman descrive l’intelligenza emotiva e il suo sviluppo senza tecnicismi, in modo semplice, chiaro, alla portata di tutti.

Goleman, quando parla di intelligenza emotiva, parte da un punto specifico: la teoria delle intelligenze multiple dello psicologo Howard Gardner. Gardner spiega che è limitante valutare l’intelligenza delle persone solo attraverso la verifica del quoziente intellettivo perché si basa solo all’intelligenza di tipo logico-matematico e linguistico, mentre esistono altre tipologie di intelligenza come l’intelligenza musicale, interpersonale etc.

Proprio su questa linea Goleman afferma: “le analisi del quoziente intellettivo spiegano ben poco del diverso destino di individui con talenti, istruzione e opportunità simili”. Ciò che emerge è che, oltre alla normale concezione di intelligenza, ciò che fa davvero una grande differenza nelle persone sono tutte quelle abilità che sono acquisite durante l’infanzia, come la capacità di superare la frustrazione, la capacità di controllare le emozioni e soprattutto la capacità di condurre delle buone relazioni interpersonali.

Goleman definisce l’intelligenza emotiva in questo modo: “L’intelligenza emotiva è la capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza impedisca di pensare e di essere empatici e soprattutto di sperare.” Riassumendo l’intelligenza emotiva è il saper valutare ed esprimere le proprie emozioni e, allo stesso tempo, è la capacità di valutare e capire come gli altri esprimono le emozioni. Quindi, prima di tutto, “conosci te stesso e poi osserva l’altro”.

Goleman afferma che le capacità che fanno capo all’intelligenza emotiva funzionano in sinergia con quelle cognitive, del resto non potremmo vivere in maniera istintiva, occorre leggere dietro l’emozione e capire i pensieri e le credenze che portano; chi è capace di prestazioni eccellenti dispone di entrambe. Quanto più le attività da svolgere sono complesse, tanto più conta l’intelligenza emotiva; una carenza in tale competenza può ostacolare l’uso dell’expertise tecnico e delle doti intellettuali.

L’intelligenza emotiva contiene quindi nel suo costrutto, una serie di capacità che possono essere allenate ed educate da bambini e migliorate giorno per giorno nei contesti in cui operiamo.

Le cinque abilità di cui parla Goleman sono:

  1. la conoscenza delle proprie emozioni
  2. la regolazione delle proprie emozioni
  3. la capacità di sapersi motivare
  4. il riconoscimento delle emozioni altrui, l’empatia
  5. la gestione delle relazioni sociali fra individui e nel gruppo

L’intelligenza emotiva è anche la capacità di regolare le proprie emozioni e quelle degli altri.

L’interesse degli studiosi su questo argomento ci fa comprendere come le emozioni siano da tenere in considerazione nei differenti contesti e non devono essere considerate come impedimenti ma piuttosto impararne a farne una risorsa (anche in ambito organizzativo).

Ogni soggetto ha la possibilità di utilizzare questa risorsa al fine di ottenere buone relazioni e benessere personale;  l’intelligenza emotiva ci rende capaci di usare in maniera abile e positiva le emozioni in modo da star bene noi e far star bene gli altri.

Nel contesto aziendale, l’intelligenza emotiva è stata evidenziata come un elemento predittore di performance individuali e per tale motivo molte organizzazioni le hanno inserite tra le competenze core manageriali e di alcune altre figure specifiche.

Le ricerche condotte in questi anni in tutto il mondo ci dicono che il 54,79% della performance individuale è spiegata dall’I.E. ovvero: più della metà della nostra efficacia personale dipende dalle competenze Emotive. Questi studi ci riferiscono anche che avere buoni livelli di Intelligenza Emotiva e quindi di performance significa anche avere ottimi livelli di:

Efficacia: 51,4 %
Relazioni: 28,6 %
Qualità di vita: 38,8 %
Benessere: 16,9 %

Gli studi scientifici dimostrano che chi ha un buon livello di Intelligenza Emotiva sa prendere decisioni maggiormente sostenibili nel tempo, possiede un buon livello di consapevolezza e sa gestire in maniera efficace le relazioni personali. Ecco perché diventa fondamentale allenare queste competenze sia in contesti organizzativi che personali e sociali.

Ecco un Breve estratto del discorso tenuto dal Prof. Daniel Goleman in occasione di un evento sul tema come sviluppare intelligenza emotiva

Se vuoi capire il tuo livello attuale di intelligenza emotiva ed avere un allenamento personalizzato contattami per capire come fare.

Per info: m.perciavalle@makeitso.it

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