Riconoscere le motivazioni dei giovani lavoratori per evitare il fenomeno delle grandi dimissioni

In questo articolo scoprirai cosa sono le motivazioni e perché è importante per te e per le aziende conoscere le proprie leve motivazionali al lavoro.

Partiamo da un dato statistico, secondo il Ministero del Lavoro, nel secondo trimestre del 2021  si sono registrati 500 mila licenziamenti volontari in Italia, ovvero l’85% in più rispetto al 2020. Un numero che arriva a 770 mila alla fine di ottobre, secondo le statistiche della Banca d’Italia, 40 mila in più del periodo pre-pandemia.

Un fenomeno sociale ed economico dalla portata considerevole, più comune soprattutto tra Millennials e Generazione Z del nord Italia. I giovani si licenziano non per restare inattivi, ma per trovare una soluzione più adeguata ai propri bisogni e alle proprie motivazioni profonde.

La ricerca di Aidp ha rivelato che i settori maggiormente coinvolti sono quello informatico e Digitale (32%), Produzione (28%) e Marketing e Commerciale (27%).

A scegliere di cambiare lavoro sono soprattutto le persone nella fascia d’età compresa fra i 26 e i 35 anni, che costituisce il 70% del campione analizzato; per lo più, il fenomeno si rivela su impiegati in aziende del Nord Italia.

Questo fenomeno è un’ondata che sta interessando tutto il mondo, e che è stato definito fenomeno delle Grandi Dimissioni.

Il termine deriva dalla traduzione inglese “Great Resignation” o anche “Big Quit” e indica un fenomeno psicologico e sociale che ha iniziato a manifestarsi, in maniera imprevista negli Usa.e a seguire nelle popolazioni dei paesi europei.

Parliamo di un vero e proprio licenziamento di massa spontaneo e sincronizzato verificatosi a partire da luglio 2021, quando ben 8,3 milioni di persone nel mondo hanno deciso di abbandonare il loro lavoro, qualunque esso fosse.

Lockdown, distanziamento sociale e smart working durante il periodo Covid- 19 hanno certamente evidenziato e fatto emergere nuove esigenze, aspettative e priorità da parte dei lavoratori, soprattutto più giovani, che sono più dediti al rischio.

E’ stato rilevato come l’epidemia e le misure restrittive avrebbero peggiorato le condizioni di lavoro, con un notevole aumento del fenomeno del burn out e l’esaurimento da lavoro, con l’aumentare di stress, depressioni e patologie emotive.

Il Covid-19 è stato un vero e proprio evento traumatico che ha aumentato le consapevolezze dell’uomo rispetto alla fugacità dell’esistenza umana, stimolando la ricerca di obbiettivi di vita più profondi e appaganti.

Soprattutto i giovani che hanno prospettive di vita più ampie hanno fatto proprio un nuovo slogan: io vivrò solo questa vita, creando quello che viene definito l’attuale Yolo (You-Only-Live-Once) economy.

La consapevolezza della caducità e fragilità della nostra esistenza, hanno portato avanti valori più edonici portando a scegliere progetti professionali che consentano di divertirsi, stare bene e godersi la vita.

I desideri personali stanno avendo la meglio sulle convenzioni culturali cambiando il classico paradigma dello “studia-trova un buon lavoro-impegnati sodo-guadagna-riposati alla pensione“.

La nascita di questo acronimo arriva dai paesi anglosassoni e sembra si debba ad un rapper canadese, Drake, che l’ha coniato una decina di anni fa, salvo tornare fortemente di moda un momento particolare come questo pandemico.

Negli Stati Uniti YOLO è diventato un movimento che sta influenzando la vita degli americani iniziando ad avere riflessi anche sul piano economico.

A questo punto diventa primario per le aziende, il tema di trattenere i propri talenti giovani e indagare sul piano motivazionale per capire le leve che spingono i propri dipendenti a rimanere in azienda o ad andar via.

Occuparsi di motivazione significa:

▪ comprendere la natura del comportamento, prevederne la manifestazione e poterlo influenzare.

La motiv-azione è ciò che ci spinge a scegliere e a cambiare. Una credenza valoriale che dà movimento e direziona alle nostre azioni.

Ognuno di noi può prendere del tempo per riflettere e rispondere a questa domanda: “Rispetto ai cambiamenti di prospettiva di vita, a cui abbiamo accennato e gli altri fenomeni sociali in atto, che, a volte minano la nostra quotidianità, cosa ti motiva oggi sul lavoro?

La malattia del Covid- 19, con le sue conseguenze ha fatto emergere in prima posizione il valore della salute e del benessere personale, e per alcuni aspetti ha imposto alcuni bisogni più individualisti e personali.

E’ importante oggi per un giovane analizzare queste motivazioni e i bisogni sottesi per costruire una progettualità più razionale e costruttiva che porti ad un benessere di più lungo periodo.

Le nuove motivazioni e i nuovi bisogni emergenti vanno nella direzione di accettare un lavoro dai guadagni anche più modesti ma che consenta di avere orari ragionevoli, esser vicini alla propria famiglia e avere tempo da dedicare a sé stessi.

Molti giovani hanno dato priorità a fare il “lavoro dei propri sogni”, anche rischiando e abbandonando la sicurezza di un “posto fisso”.

Quindi si evidenziano meno motivazioni legate alla sicurezza ambientale ed economica e maggiore spazio alle motivazioni legate alla propria realizzazione personale. Anche l’autonomia è preferita, soprattutto per la realizzazione del proprio stile di vita, nell’accezione del vivere nel modo preferito, quale che esso sia: tradizionale, innovativo, intellettuale, artistico, materialistico, ecc.: L’equilibrio più sano fra vita e lavoro; guadagnare in autonomia e gestire come meglio si crede il proprio tempo e luogo di lavoro.

Quali sono i tuoi desideri e bisogni che puoi realizzare rispetto all’estremizzazione del pensiero io vivrò solo questa vita? La vita è una e abbiamo tutte le possibilità e l’energia per poter costruire il nostro futuro migliore.

Se vuoi approfondire questi temi puoi seguire il mio video Corso su Autoefficacia e gestione dello stress il Corso sulla gestione del tempo  presenti su Udemy

Rafforza la tua efficacia e affronta le sfide

In questo articolo parlo dell’importanza di avere un linguaggio potenziante quando si sta per affrontare una sfida, che sia una situazione di cambiamento di vita, o un cambiamento in ambito lavorativo un nuovo ruolo o approcciare con una nuova professione, fare un progetto in autoimprenditorialità

Quando stai per affrontare qualcosa che per te è nuovo sei in una situazione di non conoscenza, perché non hai esperienze pregresse per cui è più facile essere assaliti da emozioni di insicurezza, ansia, paura.

Ma le nostre emozioni sono guidate dai nostri stessi pensieri e dalle convinzioni che abbiamo di noi stessi, per cui il nostro Senso di Autoefficacia costituisce un importante fondamento per l’azione.

Questo costrutto fu formulato per la prima volta da Albert Bandura che definì il Senso di Autoefficacia come:

le convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati. (Bandura, 2000).

E’ la convinzione di poter affrontare efficacemente determinate prove, di sentirsi all’altezza di determinati eventi, di essere in grado di cimentarsi in alcune attività o di affrontare specifici compiti.

“L’autoefficacia, non è dunque una misura delle competenze possedute, ma la credenza che la persona ha in ciò che è in grado di fare in diverse situazioni con le capacità che possiede” (Borgogni,2001).

E’ un concetto diverso dalla nostra autostima che riguarda più il nostro essere e il valore che attribuiamo a noi stessi, in generale.

Il senso di autoefficacia è quando ci sentiamo coraggiosi, e quando riusciamo ad attivare i nostri punti di forza e le risorse interne per portare a termine dei compiti o degli obiettivi che richiedono impegno e determinazione.

Il senso di autoefficacia è un pensiero che arriva prima dell’azione e in quanto tale deve essere consapevolizzato poiché può limitare i nostri risultati e l’emergere di emozioni più piacevoli.

Le persone che percepiscono nei confronti di sé stessi sentimenti di poco efficacia tendono a:

  • Avere basse aspirazioni e investire uno scarso impegno nel raggiungimento degli obiettivi che si prefiggono.
  • Di fronte a compiti difficili, indugiano e si concentrano maggiormente sulle proprie carenze personali, gli ostacoli che incontreranno e tutte le conseguenze avverse possibili piuttosto che concentrarsi su quale risorsa attivare per riuscire.
  • Riducono il proprio impegno e rinunciano facilmente trovandosi di fronte a difficoltà.
  • Attribuiscono più facilmente le prestazioni scadenti alla mancanza di capacità e doti loro personali, per cui alle prime difficoltà perdono fiducia nelle proprie capacità.

Quando sentiamo nei riguardi di noi stessi questi pensieri, attiviamo emozioni di tristezza, malinconia, ansia e siamo più facili prede dello stress e della depressione.

Se dobbiamo affrontare una sfida nuova, potremmo percepirla difficile ma per aumentare il nostro senso di autoefficacia potremmo iniziare a scomporlo in diverse fasi e tappe e iniziare a guadagnare fiducia in noi stessi, guardando il pezzo più piccolo con cui iniziare ad agire e che sia maggiormente alla nostra portata.

L’autoefficacia aumenta anche con l’autosuggestione che noi possiamo offrirci con le nostre immagini. Impariamo a guardarci come “guerrieri forti e coraggiosi” che vincono la loro sfida e portano la vittoria e il risultato per i quali siamo stati chiamati ad affrontare.

Percepirsi autoefficaci significa:

  • Non farsi spaventare dalle difficoltà, ma percepirle come opportunità per intensificare il proprio impegno, mantenendolo più costante.
  • Porsi obiettivi raggiungibili ma ambiziosi, guardando con consapevolezza e fiducia alle proprie risorse e alla possibilità di recupero delle energie fisiche e mentali di cui si necessita.
  • Rendersi abili a rispondere pensando di poter esercitare un controllo sugli eventi e sul proprio destino.
  • Un atteggiamento efficace attiva adrenalina, energia propositiva e propulsiva che procura più facilmente successi personali, rafforza la leadership e riduce il senso di fatica, lo stress e la vulnerabilità alla depressione.

Le convinzioni di Autoefficacia influenzano i nostri processi principali: cognitivi, motivazionali, affettivi e di scelta.

Se stai affrontando un periodo difficile inizia a osservarti con occhi diversi e inizia a guardare la forza interiore che è in te. Se ci sono difficoltà oggettive, è inutile lamentarsi ma occorre farsi forza e sfidarsi per affrontare la difficoltà. Sii ambizioso con te stesso, ognuno può fare la differenza! Ora fai la tua scelta.

Intervista radio sul valore del network professionale e l’utilizzo di Linkedin

Martedì 18 gennaio sono stato ospite della web Radio Mpa in una trasmissione di attualità per parlare dell’importanza del network per cercare opportunità professionali.

Grazie a professionisti come Stefano Saladino e Marcella Loporchio che con la loro disponibilità mi hanno permesso di condividere il mio pensiero e divertirmi anche un po’ su temi importanti come quello delle relazioni umane.

Abbiamo parlato di network come volontà di mettersi in contatto con altre persone e di utilizzare la propria rete di conoscenze per generare valore. Questo può essere possibile solo se si cura la relazione umana tra le persone e si dedica tempo a restare in ascolto dell’altro e dei suoi bisogni prima di chiedere qualcosa. Occorre generare empatia tra le persone, altrimenti il confronto non sarà costruttivo.

Creare opportunità di scambio con altre persone diventa rilevante per guardare altri punti di vista e confrontarsi anche con la diversità di approcci e visioni. Non sempre le persone che sono all’interno del network sono simili a noi e forse la ricchezza sta proprio in questa varietà.

Lo scambio che puoi avere con professionisti diversi ti aiuta a vedere anche altri mercati professionali e a capirne le dinamiche e il funzionamento. E’ probabile che si trovino delle connessioni anche in settori apparentemente non simili e che possa arrivare un’informazione nuova o possano scaturire idee per nuove progettualità.

Per chi cerca un lavoro, e deve ricollocarsi, l’avere una rete ampia è sicuramente un modo per farsi conoscere e condividere le proprie competenze. Comunicare chiaramente le proprie peculiarità e competenze è un buon punto di partenza. Per cui nel network prima di chiedere vale la pena offrire il proprio servizio o le proprie soluzioni gratuitamente per farsi conoscere.

Il social network Linkedin nasce con l’obiettivo di costruire contatti e questi possono essere alimentati solo attraverso la condivisione di informazioni rilevanti e utili per il proprio settore di pertinenza. Per cui è importante la scrittura di articoli o la condivisone di informazioni utili che possano generare soluzioni o suggerimenti per il target a cui ci si riferisce. Fare attenzione ai legami tra i diversi contatti e saper formulare richieste chiare.

Pima di chiedere offri valore e il network risponderà più velocemente.

Se in questo momento sei in un momento di stallo dal punto divista progettuale puoi richiedere la mia consulenza di coaching, scrivendomi a m.perciavalle@makeitso.it

Come ottimizzare il proprio profilo professionale di Linkedin

LinkedIn è oggi il social network più diffuso in ambito business, con 645 milioni di utenti in più di 200 paesi. Nasce nel 2004 e arriva in Italia nel 2011, dove oggi è utilizzato da ben 13 milioni di utenti di cui 5 milioni di aziende.

Più che una bacheca di curriculum, rappresenta uno strumento essenziale per creare e mantenere contatti lavorativi in modo proattivo e dinamico e sviluppare il proprio networking per avere maggiori informazioni sulla propria area professionale.

Utilizzare in maniera ottimale LinkedIn significa sviluppare contenuti e descrivere il proprio profilo in modo che appaia una storia professionale autentica, autorevole e coerente con gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Vediamo insieme come creare un buon profilo personale.

  • Inizia ponendoti delle domande specifiche per definire la tua strategia: chi sei? Quali sono le tue competenze? Chi è il tuo target a cui comunicare? Quali sono i tuoi obiettivi?

Le risposte a queste domande determineranno i tuoi contenuti e la descrizione della tua offerta professionale, che può essere anche l’evidenza delle tue competenze sia tecniche che personali.

È importante ottenere un’elevata efficacia del proprio profilo, determinata soprattutto dalla completezza delle informazioni inserite. Secondo le statistiche, i profili completi al 100% vengono visualizzati 40 volte di più rispetto agli altri.

Gli elementi in primo piano del profilo sono innanzitutto la foto cover, la foto profilo e il job title.

  • È essenziale inserire una foto profilo in «contesto business» per rafforzare la propria credibilità, mentre l’immagine di sfondo deve essere coerente con il proprio settore di riferimento. LinkedIn è un social network professionale, di conseguenza l’immagine che devi dare di te stesso deve rispecchiare la tua identità lavorativa. È dunque importante inserire un’immagine di buona qualità (400*400), con lo sguardo in camera, che comunichi empatia, evitando i selfie, gli occhiali da sole e scegliendo un abbigliamento adatto al contesto lavorativo.
  • Il job title è costituito dalle keyword di settore che rappresentano il lavoro che svolgi o per cui ti candidi, oppure se sei studente inserisci il corso di studi e l’università che stai frequentando, per un massimo di 120 caratteri, di cui però solo 50 visibili nella preview.
  • Nelle informazioni crea una tua breve descrizione accattivante e attrattiva, confezionando l’offerta professionale e perché potresti essere utile (puoi elencare i servizi e le soluzioni che offri o una sintesi delle tue competenze soft e tecniche apprese. Nel sommario è importante inserire sempre le parole chiave in linea con la tua posizione, che ti daranno più opportunità di apparire in primo piano, in cima alla ricerca dei recruiter, dei clienti o in generale dei vari possibili contatti.
  • Completa il tuo profilo inserendo le varie esperienze formative: diploma, laurea, master, eventuali corsi (solo se coerenti all’obiettivo professionale), certificazioni (se funzionali all’obiettivo e non troppo datate), riconoscimenti e premi.
  • Se ne hai inserisci anche le esperienze lavorative che appariranno in ordine cronologico sul tuo profilo. Se sei uno studente con poca esperienza, puoi inserire delle attività svolte durante il percorso di studi, per mostrare che svolgi anche altre attività che possano raccontare di te, come per esempio la partecipazione ad associazioni studentesche, progetti online, collaborazioni, in cui inserire anche il link o del materiale multimediale.
  • Nella sezione competenze e conferme si possono inserire fino a un massimo di 50 competenze, che potranno essere confermate da parte dei contatti del tuo network. Questa azione aumenta di circa 13 volte la visualizzazione del tuo profilo a fronte di una possibile ricerca, ma evidenzia quelle essenziali che ti caratterizzano.

Se si ottengono 99+ conferme ad una competenza si moltiplica ulteriormente il livello di visibilità del proprio profilo.

  • E’ possibile richiedere segnalazioni dai tuoi collegamenti; queste dovranno comunque essere da te approvate per poter apparire all’interno del profilo. È sufficiente richiedere un paio di segnalazioni pertinenti.

Uno dei principali vantaggi di LinkedIn è la possibilità di fare una ricerca proattiva attraverso il networking, una particolare forma di conversazione finalizzata allo scambio di informazioni. La maggior parte di noi fa del Networking regolarmente, anche se molto spesso non ne è consapevole.

«Fare Network» significa gestire o avviare un contatto con un obiettivo specifico, sviluppando un dialogo da cui si generano altri contatti e si coltivano relazioni, giungendo così talvolta alla conoscenza diretta o indiretta del potenziale datore di lavoro (o cliente). Grazie ai gruppi tematici presenti su linkedin a cui puoi iscriverti o ai messaggi che puoi scambiare direttamente con i tuoi contatti puoi avere utili informazioni per raggiungere il tuo obiettivo professionale.

Mantenere la tua rete sempre attiva è frutto di una strategia complessa, inzia una fase di osservazione e poi pian piano scegli i contenuti tematici da condividere che interessano il target che vuoi colpire.

Quando sari pronto inizierai a condividere anche i tuoi contenuti e le tue opinioni su argomenti del tuo settore.

Se vuoi una consulenza di carriera su come utilizzare Linkedin e aumentare il tuo networking richiedimi una consulenza di carriera, scrivendomi a m.perciavalle@makeitso.it.

 

 

 

 

 

 

 

Gestire il tempo e allontanare lo stress

Siamo davvero noi a gestire il nostro tempo a lavoro e nella vita privata o è il tempo che sta gestendo noi?

Saper gestire il tempo e lo stress è una competenza fondamentale per raggiungere i nostri obiettivi e misurare la nostra produttività in una società che ci impone di essere sempre più efficaci e produttivi.

La Gestione del tempo (o Time management) è un processo di pianificazione del tempo utilizzato per specifiche attività, in particolare per aumentare l’efficacia, l’efficienza e la produttività.

Se non utilizziamo, almeno parte del nostro tempo, per il benessere personale e per ciò che ci fa bene, per ricaricare o recuperare le nostre energie, rischiamo di aumentare i nostri livelli di stress e di riempirci di tossine velenose con conseguenze deleterie per la nostra salute fisica e mentale.

Esistono diversi tecniche e accorgimenti utili per gestire il proprio tempo in modo efficace, essendo una competenza occorre allenarsi e monitorare i progressi.

Vediamo 6 strategie utili per migliorare:

  1. Conoscersi
  2. Fissare obiettivi chiari
  3. Monitorare la produttività
  4. Scegliere le priorità
  5. Preparazione
  6. Riduzione

 

Adesso vediamole brevemente nel dettaglio.

  1. CONOSCERSI

Conoscere le nostre preferenze, gli interessi, le motivazioni e le nostre attitudini più sviluppate ci consente di comprendere quelle che sono le attività in cui ci può essere un carico di energia maggiore; Una consulenza di bilancio delle competenze può aiutare questa conoscenza di sè.

Alcuni consigli:

  • Identificare le proprie aree di forza e di miglioramento.
  • Scegliere le tecniche più adatte a sé.
  • Impostare e implementare azioni specifiche e misurabili.
  1. FISSARE OBIETTIVI CHIARI

Gli obiettivi governano il Time Management permettendo di assegnare priorità alle attività. Definire e comunicare con chiarezza gli obiettivi, dandosi una scadenza di realizzazione e definendo dei momenti di monitoraggio, permette a chi li deve portare a termine di sfruttare al massimo il proprio tempo.

Definire un obiettivo permette di:

  • Dare una direzione alle nostre attività.
  • Chiarire le aspettative nostre e dell’
  • Capire quali sono le attività realmente importanti e prioritarie.
  • Alzare il livello delle prestazioni.
  • Valutare e Misurare.

 

In sintesi, DATTI OBIETTIVI “SMAART” : Specifici – Misurabili- Ambiziosi – ma rAggiungibili- Realistici – a Tempo, scadenza.

 

  1. MONITORARE LA PRODUTTIVITÀ

Per iniziare a gestire il tuo tempo, devi avere consapevolezza del modo in cui lo stai utilizzando.

«Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo.» (Cyril Northcote Parkinson – storico navale britannico)

  • Invece che il tempo necessario, a volte utilizziamo quello a disposizione: “più tempo a disposizione si ha, più se ne spreca“.
  • Ma è vero anche il contrario: quando il tempo scarseggia chi lavora lo fa con maggiore efficacia, motivato dal rischio di non riuscire a completare un compito a scadenza ravvicinata, con la prospettiva di possibili conseguenze negative.
  1. SCEGLI LE PRIORITÀ: IL PRINCIPIO DI PARETO

«l80% degli effetti deriva soltanto da un 20% di tutte le cause».

L’80% del risultato si ottiene nel 20% del tempo o dello sforzo: dunque fai le cose al meglio la PRIMA VOLTA, Non rimandare ciò che è IMPORTANTE PER TE e impara a dire NO sulle cose che ritieni meno rilevanti.

  1. PREPARAZIONE

Significa:

  • Dedica tempo a pianificare e organizzare il tuo tempo.
  • Fai un resoconto “una tantum” del tuo tempo.
  • Organizza il tuo spazio di lavoro. Ordina.
  • Approfitta dei momenti di massima energia.
  • Evita di ridurti all’ultimo momento.
  • Sbriga le routine quotidianamente, perché non si accumulino.
  • Ricorda di destinare un tempo preciso alle cose importanti che ti sembrano non urgenti adesso ma che potrebbero diventarlo domani, se non affrontate con anticipo.
  1. RIDUZIONE
  • Limita e previeni le interruzioni e gestisci visite e colleghi.
  • Riconosci le tue mancanze personali.
  • Se puoi, evita riunioni inutili.
  • Impara a delegare in modo appropriato.
  • Impara a dire di no.
  • Attenzione ai ladri del tempo: come le priorità confuse, interruzioni di altri, internet o mail, smartphone e notifiche, telefonate, gestione di conflitti da gestire.

Conoscere e imparare a gestire questi errori è fondamentale per gestire efficacemente il proprio tempo. Altri invece sono abilità più complesse da conoscere e allenare con pazienza e pratica costante, come lo sviluppo di una comunicazione efficace o la gestione dei conflitti. Per quest’ultime può essere utile formarsi attraverso video corsi o libri ed eventualmente farsi sostenere anche da uno psicologo o da un coach specializzato sull’argomento.

 

Per saperne di più su tecniche e allenamento segui il mio video corso la Gestione del Tempo su Udemy o richiedimi una consulenza

Il colloquio di lavoro online

La pandemia ha dato una spinta alla trasformazione digitale già in atto nel mondo del lavoro e non solo, rendendo indispensabile l’utilizzo degli strumenti digitali.

Proprio per questo motivo, le aziende utilizzano sempre più frequentemente i colloqui online per velocizzare l’iter di selezione dei candidati.

Il selezionatore attraverso il colloquio di lavoro online ha la possibilità d’incontrare virtualmente i candidati e identificare i più qualificati per la ricerca in corso, basandosi non solo sui loro cv, ma anche valutando l’interazione e le risposte date durante l’intervista, in modo da poter valutare non solo le hard skills, anche le soft skills, sempre più richieste dalle aziende e non comunicabili attraverso il semplice CV.

Prima della pandemia questa era una soluzione utilizzata soprattutto da imprese medio-grandi, per la gestione di volumi di curriculum significativi. Dopo la pandemia questa pratica si è diffusa perchè questa tecnologia è flessibile e consente di ricercare ogni tipo di figura professionale.

I vantaggi sono notevoli:

  • Nessuna barriera geografica o vincolo di mobilità sia per l’azienda che per il candidato, ricrea le condizioni di un colloquio faccia a faccia.
  • Un processo più snello e veloce per candidati più coinvolti. Meno convenevoli, più puntualità.
  • Coinvolge più velocemente e accelera il tempo dal primo contatto all’accettazione dell’offerta (time-to-hire ) per i candidati più interessanti.
  • Utilizzabile nella fase di preselezione o in fasi più avanzate.
  • Rende le interviste più coerenti e uniformi

Se sei stato contattato per un colloquio online per affrontarlo al meglio è utile seguire alcuni accorgimenti specifici:

1) Conoscere lo strumento

Prendere confidenza con la piattaforma che andrai ad usare è fondamentale. Solitamente prima del colloquio di lavoro online l’azienda informa il candidato con una mail o una telefonata che è stato selezionato e propone un appuntamento: approfitta di questo preavviso per fare una prova e mostrarti padrone dello strumento.

Altro elemento importante è accedere qualche minuto prima del colloquio di lavoro online alla piattaforma per testare il funzionamento delle cuffie e del microfono ed essere certi che non si verifichino imprevisti durante il colloquio vero e proprio.

Verifica le impostazioni di audio, video e connessione, assicurati di aver fissato il dispositivo su una superfice stabile e di avere testa e spalle al centro della telecamera; Sii puntuale e non far attendere il recruiter.

 

2) Preparare possibili domande

Chiedi in anticipo quanto tempo avrai a disposizione per organizzare al meglio la tua presentazione, rileggiti la job presente sull’annuncio e preparati a rispondere eventuali domande su carriera professionale, percorso di studi, competenze, attitudini e obiettivi professionali per essere il più preciso e conciso possibile durante l’intervista. Ricorda di ricostruire date e periodi di formazione e di lavoro.

Attenzione però a non prepararti in maniera troppo rigida o darai l’idea di non essere spontaneo.

 

3)  Curare lo sfondo e l’abbigliamento

È importante che il tuo aspetto sia adeguatamente curato. In base alla posizione per cui ci si candida è bene vestirsi in maniera appropriata, mantenendo comunque un clima informale. Anche l’ambiente e lo sfondo comunica qualcosa di noi, per cui è importante scegliere una stanza consona e silenziosa, con un’illuminazione buona, in modo che sia percepibile dalla webcam sia il viso che lo sfondo.

 

4) Concludere nel modo giusto

Ricordarsi sempre di salutare e ringraziare le persone che vi hanno dedicato del tempo, evitando di chiudere in modo frettoloso la chiamata. È importante cercare di rimanere cortesi e professionali.

Dopo un giorno dal colloquio può inviare anche un’email di ringraziamento e rinnovare il tuo interesse e la motivazione a quella posizione.

Se vuoi saperne di più su come funziona un colloquio di selezione e vuoi avviarti alla professione di recruiter puoi seguire il mio video corso online presente su Udemy

Tecniche di reclutamento e selezione del personale

Invece se vuoi interagire e conoscermi di persona puoi iscriverti al Corso Addetto alla Selezione del Personale in diretta online a dicembre

 

La comunicazione assertiva

A livello relazionale ritengo che sia molto importante comprendere lo stile in cui approcciamo con le persone. Nelle sessioni di coaching è spesso un elemento che faccio emergere e che permette di individuare molte caratteristiche della persona che ho di fronte.

La presa di consapevolezza di come prevalentemente approcciamo agli altri permette anche di capire il percorso di sviluppo personale e i comportamenti da agire per avere risultati migliori.

I tre stili riguardano:

La comunicazione assertiva, passiva e aggressiva. Probabilmente, noi tutti abbiamo, per diversi motivi delle circostanze in cui attiviamo uno stile piuttosto che l’altro, tuttavia c’è uno stile prevalente che occorre manifestare e intenzionalmente agire ed è lo stile assertivo.

Questo è lo stile che permette i migliori risultati:

L’assertività (dal latino “asserere” che significa “asserire”), o asserzione (o anche affermazione di sé), è una caratteristica del comportamento umano che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le Tue emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore.

Se sei assertivo hai un comportamento che ti permette di agire nel tuo pieno interesse, di difendere il tuo punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i tuoi sentimenti e di difendere i tuoi diritti senza ignorare quelli altrui. (Alberti ed Emmons, e Manuel J. Smith);

La comunicazione assertiva costituisce un metodo di interazione che si attua attraverso un comportamento partecipe attivo e non in contrapposizione con l’altro; un atteggiamento responsabile, caratterizzato da piena fiducia in sé e negli altri;

Se ti riconosci in uno di questi comportamenti è probabile che tendenzialmente attivi maggiormente una comunicazione assertiva:

L’assertivo:

  1. Riconosce le emozioni (proprie e altrui)
  2. Comunica le proprie emozioni senza difficoltà
  3. Avere consapevolezza dei propri diritti ma anche di quelli altrui
  4. Saper apprezzare sé e gli altri
  5. Saper Costruire un immagine positiva di sé saper perseguire azioni per autorealizzarsi senza nuocere altri

Agire questo stile relazionale significa far leva su molte qualità personali che possono essere sviluppate ne tempo: la sicurezza in se stessi, la decisione, la consapevolezza di essere come gli altri e non meno degli altri, l’intelligenza emotiva.

Cosa puoi agire, di diverso, per attivare ogni giorno un’azione consapevole che possa essere riconosciuta assertiva?

Lo stile assertivo ha queste caratteristiche:

  • Si esprime in modo efficace e autentico
  • Sa ascoltare e chiedere chiarimenti
  • Si assume la responsabilità di quanto dice o fa
  • Accetta le critiche costruttive, rifiutando quelle manipolative o svalutanti
  • Le sue critiche vanno nella direzione del cambiamento, quindi non suscitano disagio o frustrazione
  • Rifiuta di fare ciò che non desidera
  • Persegue coerentemente i propri obiettivi
  • Sa aiutare gli altri, se gli viene richiesto
  • Entra in contatto con le proprie emozioni
  • Sa accettare le sconfitte

Gli altri due stili riguardano:

L’atteggiamento aggressivo

Chi ha un atteggiamento aggressivo  è concentrato sui propri desideri, ha la tendenza a dominare gli altri ed è più focalizzato sui propri interessi, sul potere personale e sociale. Il suo stile espressivo è inequivocabile: tono autoritario, ritmi rapidi, tendenza a sovrapporsi all’interlocutore, accuse, domande calzanti. Nel breve termine un atteggiamento aggressivo può portare anche vantaggi immediati, soprattutto se ha di fronte un’ interlocutore più timoroso.

Nel lungo periodo questo stile provoca malumori, insoddisfazione, un clima di tensione e rifiuto.

Lo stile aggressivo ha queste caratteristiche:

  • Volere che gli altri si comportino come fa piacere a noi
  • Non modificare la propria opinione su qualcuno o su qualche cosa
  • Decidere per gli altri senza ascoltare il parere dei diretti interessati
  • Non rispettare i diritti altrui
  • Non accettare di poter sbagliare
  • Non chiedere “scusa” per un eventuale
  • comportamento errato
  • Non ascoltare gli altri mentre parlano e interrompere
  • Giudicare gli altri e criticarli
  • Usare strategie colpevolizzanti o svalorizzanti
  • Considerarsi il migliore

 

L’atteggiamento passivo

Chi invece ha un atteggiamento passivo asseconda gli altri per evitare il conflitto e subisce spesso le situazioni senza opporsi. In questo caso lo stile espressivo è ricco di affermazioni vaghe ed incompiute e frequenti sono i richiami ai propri doveri e le espressioni di giustificazione e di autocommiserazione. Un tale atteggiamento comporta una mancata espressione di se stessi e può portare a sedimentare frustrazione e rabbia. molto negative sulla propria autostima.

Lo stile passivo ha queste caratteristiche:

  • Non riuscire ad esprimere i propri bisogni e a fare richieste
  • Mettere da parte le proprie esigenze e i propri diritti
  • Subire gli altri
  • Avere difficoltà a rifiutare richieste (dire di no)
  • Avere difficoltà nel comunicare agli altri i propri sentimenti
  • Avere spesso bisogno di approvazione altrui
  • Dipendere dal giudizio altrui o averne paura
  • Avere spesso paura di sbagliare
  • Ritenere che gli altri siano migliori
  • Avere difficoltà nel prendere le decisioni
  • Dirigere la rabbia verso di sé
  • Sentirsi frustrati e scontenti

In quale stile ti riconosci?

Se vuoi saperne di più segui il mio video corso su Udemy

 

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Corso on demand La comunicazione assertiva

L’emozione della Pandemia: la psicologia ci allerta dalla zoom fatigue al languishing

In questo anno di sacrifici, di limitazione di libertà, di distanza fisica e di pochi contatti in presenza è naturale che la nostra carica di energia ne potesse risentire; nonostante abbiamo avuto dei momenti per ripensare più a noi stessi, abbiamo anche affrontato emozioni come ansia, paura, frustrazione, dolore, a volte rabbia. Tra le emozioni, piacevoli, più difficilmente siamo stati entusiasti o pienamente felici.

Le forme di comunicazione sono cambiate e per chi ha avuto la possibilità di continuare a lavorare, la modalità di home working, piuttosto che di smart working, ci ha portati ad essere sempre connessi e al pc; questo stato ha continuato a depotenziare quel serbatoio energetico di cui disponevamo, portandoci a forme di fatica mentale, tanto da parlare genericamente di “zoom fatigue”, con mal di testa e stanchezza.

Il New York Times riprendendo un articolo di uno psicologo della Pensilvania parla, ora, dell’emozione di questi tempi, che ha già coinvolto personaggi famosi, italiani e non, il “languishing” ossia l’assenza di benessere.

Forse, fortunatamente, non tutti attualmente ne siamo affetti, tuttavia è un tipo di emozione che probabilmente nell’arco di quest’anno abbiamo provato e che ci porta degli strascichi non indifferenti nel lavoro e nella vita quotidiana, visto che non siamo rientrati a pieno regime a vivere pienamente le relazioni umane e gli spazi naturali.

Per Languishing si intende un senso di vuoto e indifferenza. È l’assenza dell’emozione di gioia, una tra quelle riconosciute universalmente e necessaria per la nostra sopravvivenza. Non sussistono sintomi di disagio psichico, ma non risultiamo in piena forma fisica e mentale. Il rendimento nelle mansioni giornaliere diminuisce, così come la motivazione e spesso abbiamo problemi nella concentrazione.

“Non era depressione, non ci sentivamo senza speranza. Ci sentivamo solo un po’ senza gioia e senza meta. Ti senti confuso tra i giorni, come se guardassi la tua vita da un finestrino appannato. Non hai sintomi di disagi psichici, ma non sei neanche il ritratto della salute mentale. Non funzioni al massimo delle tue capacità. È l’assenza di benessere. Il ‘languishing’ spegne la tua motivazione e distrugge la tua capacità di concentrarti”. Lo spiega Adam Grant, spiegando il significato di questa nuova emozione.

In italiano languore significa una Condizione corrispondente al manifestarsi o all’aggravarsi di una sensazione penosa di vuoto o di uno stato di prostrazione o anche un atteggiamento di abbandono.

E’ il non dare valore al passare dei giorni, come se fossero tutti uguali: “un giorno vale l’altro”.

Le cause possono essere diverse: il restare in un ambiente chiuso come le mura del proprio appartamento, seppur piacevole, da un lato e rassicurante, ha procurato la sensazione come di un “criceto in una gabbia”, soprattutto per chi vive in ambienti ristretti. Ci sono mancati gli stimoli e i colori esterni, come il verde della natura, o il blu del cielo aperto o del mare.

La mancanza degli abbracci, meno frequenti, se non con i propri conviventi. Abbiamo inserito, nella nostra routine, nuove abitudini, alcune imposte, che magari non avremmo voluto prendere.

La mancanza della varietà di stimoli, della differenziazione di luoghi e di spazi, anche relativamente al tempo di lavoro e il tempo di svago. La frammentazione degli impegni relazionali o di apprendimento, quasi tutti sul digitale. La mancanza di movimento e di sport più attivo.

La presenza della luce artificiale, dei propri ambienti, o del pc, del tablet, dello smartphone e della tv.

Le informazioni tutte uguali e sempre focalizzate sulla malattia, sull’idea della morte ci hanno fatto percepire per un attimo un senso diverso della vita, a cui non volevamo pensare.

Siamo abituati a sviluppare pensieri ed emozioni veloci e spesso a gestire, insieme, emozioni piacevoli insieme a quelle più spiacevoli. Il rimanere focalizzati maggiormente su una polarità emotiva, ci ha fatto languire, in uno stato di flusso che non circolava nella sua completezza, facendoci accumulare fatica e stato mentale non lucido.

Per uscire fuori da questo stato occorre riconoscere questo tipo di emozione e dedicare più tempo a noi stessi e alle nostre passioni vere, ricominciare a pensare al futuro con fiducia, riprogettare.

Cercare la relazione umana in presenza, sul lavoro e nella vita quotidiana; cercare il confronto con un’altra persona su temi relativi alla propria progettualità. Ma anche confrontarsi con uno sconosciuto, relazionarsi con il proprio vicino di casa o con il proprio venditore di fiducia, cioè ricominciare a confrontarsi con il modo e ad apprendere dallo scambio reciproco.

Passeggiare all’aperto, correre, muovere il corpo e appena possibile fare una gita fuori porta. Insomma ricominciare a vivere e percepire la nostra libertà.

Ho girato alcuni video con Udemy su alcune tematiche correlate all’argomento

Autoefficacia e autostima
Comunicazione assertiva
Gestione del Tempo

Video corsi sulle soft skill con Udemy

Video corsi sullo sviluppo delle soft skill: il mindset, la comunicazione e la gestione del tempo

In questo periodo dove tutto è cambiato velocemente ho deciso di dedicarmi alla diffusione di alcuni temi che per me sono importanti e che reputo fondamentali per operare all’interno di un contesto organizzativo e lavorativo. Parlo di 3 capacità fondamentali: in primis dell’atteggiamento, poi dello stile relazionale e infine dell’organizzazione del tempo.

  • Autoefficacia e autostima – Cambiare atteggiamento e aprirsi al nuovo e guardare all’opportunità significa avere una buona convinzione di poter recuperare le forze e le risorse necessarie per realizzare qualcosa di bello ed efficace. Gli americani lo chiamano growth mindset ed è il potere di percepirsi efficaci nelle sfide di tutti i giorni è qualcosa che tutti possono allenare.
  • Comunicazione assertiva – Potersi relazionare con gli altri in maniera equilibrata, con la tranquillità di poter esprimere le proprie opinioni, trattandole come tali, ossia opinioni. Ma anche di asserire e sentirsi più convinto quando, invece, si portano nella comunicazione dei fatti e delle evidenze a conferma di ciò che si dice.
  • La gestione del tempo – la capacità e la consapevolezza di poter organizzare al meglio le proprie attività, cercando un metodo per scegliere le priorità a cui dare maggiormente attenzione ed essere costanti. Dedicarsi alle attività importanti e saper dire di no a quelle non rilevanti o che ci distraggono, è qualcosa che si può apprendere.

Non è la prima volta che giro video corsi ma questa volta li ho realizzati per un progetto tutto mio e per divulgare in maniera semplice e spero efficace dei concetti e degli strumenti che da diversi anni portavo nelle aule in presenza.

Sono molto soddisfatto del risultato raggiunto, per cui se anche tu vuoi seguirmi puoi guardare le preview dei singoli corsi e scegliere se acquistarli. In caso affermativo mi farebbe piacere ricevere un tuo feedback.

Ho scelto la piattaforma Udemy, che offre qualità e visibilità a costi altamente accessibili. Per il progetto mi sono fatto aiutare da dei professionisti, perché come dico spesso, ad ognuno il suo mestiere e Giovanni Stivali con Novacom sono state le persone giuste per curare regia, montaggio, luci, audio e tutto quanto prevede la realizzazione di video corsi professionali.

Spero che il risultato ti piaccia, fammelo sapere nei commenti

Guarda le preview

Autoefficacia e autostima
Comunicazione assertiva
Gestione del Tempo

 

Come sviluppare una comunicazione assertiva

L’assertività (dal latino “asserere” che significa “asserire”), o asserzione (o anche affermazione di sé), è una caratteristica del comportamento umano che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore interessato. In teoria sembra semplice ed è un qualcosa a cui tutti aspiriamo ma nella pratica invece non sempre le nostre intenzioni comunicative arrivano così lineari e piuttosto ci capita di dare più spazio agli altri o di essere eccessivamente direttivi.

Seguendo la definizione di Alberti ed Emmons, e Manuel J. Smith se sei assertivo hai un comportamento che ti permette di agire nel tuo pieno interesse, di difendere il tuo punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i tuoi sentimenti e di difendere i tuoi diritti senza ignorare quelli altrui.

La comunicazione assertiva, quindi, costituisce un metodo di interazione che si attua attraverso un comportamento partecipe attivo e non in contrapposizione con l’altro; un atteggiamento responsabile, caratterizzato da piena fiducia in sé stessi ma anche negli altri; un comportamento completo che manifesta pienamente il proprio sé, funzionale all’affermazione dei propri diritti senza negare i diritti e l’identità dell’altro; un atteggiamento che non giudica ed è avulso da critiche non costruttive verso l’altro ovvero che si esprime senza pregiudizi;

E’ la capacità di comunicare i propri sentimenti in maniera chiara e diretta e onesta senza manifestare aggressività o essere minacciosi verso l’altro.

Chi ha un atteggiamento prevalentemente aggressivo è concentrato, invece, sui propri desideri, ha la tendenza a dominare gli altri e l’unico obiettivo che si pone è il potere personale e sociale.

Lo stile espressivo aggressivo è inequivocabile: tono autoritario, ritmi rapidi, tendenza a sovrapporsi all’interlocutore, accuse, domande calzanti. Ovviamente questo stile è quello che ha maggiori conseguenze nella relazione nei diversi contesti di vita e lavoro: di fronte ad un interlocutore timoroso avrà dei vantaggi immediati, ma, nel lungo termine, è probabile che collezionerà intorno a se malumori, rabbia inespressa, insoddisfazioni, creando un clima di tensione e di rifiuto.

Chi invece ha un atteggiamento passivo h la tendenza ad assecondare gli altri per evitare il conflitto e subire spesso le situazioni senza opporsi. In questo caso lo stile espressivo è più ricco di affermazioni vaghe ed incompiute e frequenti sono i richiami ai propri doveri e le espressioni di giustificazione e di autocommiserazione. Un tale atteggiamento comporta una mancata espressione di se stessi e può portare a sedimentare frustrazione e rabbia.

Anche il persistere in questo atteggiamento porta problemi interpersonali perché si tende ad evitare confronti immediati, nella speranza che questi si attutiscano. Al contrario il tempo alimenta il conflitto e crea situazioni più sgradevoli da affrontare.

Lo stile migliore da tenere sul lavoro e nelle relazioni private è dunque quello assertivo, in cui predomina l’equilibrio e l’ascolto attivo da entrambe le parti.

Due suggerimenti per implementare l’assertività:

1 – Un elemento importante per sviluppare questo stile è migliorare l’osservazione dell’altro e del contesto e mettersi in ascolto attivo e partecipativo, con l’idea che l’altro sia adeguato allo stesso modo in cui lo siamo noi.

2 – parlare in prima persona usando il pronome io; si parte dall’osservazione che molte persone si rifugiano spesso dietro a giudizi impersonali, preferendo il parere di altri o usando delle frasi di tipo impersonale (sarebbe meglio, bisogna). Utilizzare l’io aiuta a prendersi la responsabilità di ciò che si sta affermando, con il vantaggio di essere più chiari e trasparenti

Se vuoi saperne di più su come migliorare la comunicazione e imparare a fare richieste chiare e ricevere e dare feedback assertivi, puoi seguire il video corso qui: clicca qui