Intervista al quotidiano Il Giornale

Sono stato intervistato dal quotidiano “Il Giornale” su come evitare i conflitti nel lavoro.

Confidenze, sorrisi e pazienza: il decalogo per lavorare felici

Psicologi nelle aziende per evitare i conflitti:
«Ma attenti ai compromessi, possono schiacciare i meno forti»

Consigli in pillole, suggerimenti e piccoli accorgimenti. Perchè a volte correggere la rotta è più facile di quello che pensi e porta a grandi mete.

Anche al lavoro, che competitivi e felici non è uno slogan da pubblicità ma qualcosa di concreto. A partire proprio da quel tuo collega con cui condividi la scrivania e che a volte proprio non sopporti, o da quel gruppo di lavoro con cui devi passare così tanto tempo che a volte sembra la tua famiglia. L’entrata in campo di un esperto può fare davvero la differenza. È per questo che sempre più aziende ricorrono alla presenza di uno psicologo che supporti emotivamente i dipendenti, coach motivazionali che intervengono per prevenire i conflitti, aiutano a migliorare la comunicazione, suggeriscono in quale trappola non cadere per fare carriera.

Sono anni che lo psicologo Massimo Perciavalle si occupa di delicate dinamiche aziendali, fondatore della Scuola di Alta Formazione «Make it So» a Roma, career e business coach, supporta giovani e professionisti nella ricerca del lavoro. «Viviamo in contesti organizzativi in continuo cambiamento che portano le persone davanti a difficoltà individuali e di team», spiega. «In questi contesti è più facile che le relazioni si inclinino o carichi di lavoro portino a conflitti che in modo sempre più veloce alimentino sentimenti di aggressività e rabbia. Il conflitto va risolto sul nascere». Facile a dirsi, ma da realizzare, meglio affidarsi allora a uno del mestiere, a una Wendy Rhoades, proprio come nella serie televisiva Netflix «Billions», capace di motivare e tenere unito il team. E c’è una Wendy Rhoades anche nel trevigiano, alla Velvet Media, azienda di marketing con filiali a Bangkok, Denver e Dubai. «L’azienda- spiegano – è cresciuta esponenzialmente nel giro di pochi anni. Fatturato in crescita e soprattutto personale in aumento».

Da gestire, da amalgamare. Creare il gruppo non è facile eppure è tutto qui. Sentirsi parte di un team, crederci e dare il massimo. «Fa la differenza», racconta Damarì Feltracco, 41enne psicologa e psicoterapeuta che si occupa dei dipendenti. Lei che « valorizzerà i processi di team building in azienda». Un coach delle emozioni per aumentare la produttività in ufficio. «Vengono da me e raccontano i motivi di conflitti e i problemi. Io, in questo spazio neutro, li aiuto a focalizzare, a mettere a fuoco, da altre prospettive. E serve». A stemperare, a fare pace, a sentirsi meglio e dunque anche a lavorare di più. Sembra facile, e a sentire gli esperti, le regole base, applicabili per tutti, ci sono.

1 Non parlare, pensa. In situazioni «a rischio» meglio applicare il vecchio mantra: prima di dare fiato, conta fino a mille. A quel punto, probabilmente il sistema di raffreddamento del sistema nervoso avrà provveduto al raffreddamento. (O almeno si spera)

2 Viva l’autenticità. Meglio promuoversi per come effettivamente si è. Evitare, soprattutto durante i colloqui, di vendersi come super eroi. Le bugie in questo caso hanno le gambe più che corte, cortissime. E guai poi a non soddisfare le aspettative che il capo si era fatto. Le illusioni, ma ancora peggio le disillusioni bruciano e possono fare male.

3 Più accordi che compromessi. Come in un’orchestra, ognuno dovrebbe trovare il proprio suono, la propria nota e poi suonare tutti in accordo. Cosa diversa è invece il compromesso. Quest’ultimo, decisamente sopravvalutato, impone di fatto la rinuncia di qualcosa a qualcuno. Spesso il più debole soccombe.

4 Ricordarsi di sorridere. La felicità è contagiosa e migliora la vita di tutti.

5 Vivere costruttivo ogni giorno è un atteggiamento e bisogna esercitarsi e crederci davvero.

6 Viva il rapporto confidenziale tra colleghi. Chi lo ha detto che bisogna distinguere tra amici e colleghi? Organizzare una partita di calcetto, un cinema, rende il gruppo più unito; e lontano dal posto di lavoro i rapporti generalmente migliorano.

7 Ricordarsi sempre il giorno del colloquio. Quando hanno chiesto di elencare aspirazioni e punti forti. Ecco: sono ancora lì.

8 Parola d’ordine: personalizzare. A partire da te. Dimostrare di avere una personalità ben definita e farla emergere sempre.

9 Conflitti no grazie. Prevenire non solo facendo richieste chiare, ma sentendosi attore protagonista del conflitto, parte in causa e responsabile quanto l’altro.

10 Tutti contenti è meglio. Se si pensa esclusivamente al proprio tornaconto si va poco lontani.

Chiaro no?

Se sei interessato a ricevere consulenza riguardo a questo tema clicca qui

Intervista a Convenienza TV

Nella giornata di mercoledì 30 Maggio sono stato intervistato da Convenienza TV canale 262 del Digitale Terreste su alcune tematiche attuali sulla ricerca del lavoro, e ho dato consigli utili per sopperire alle molteplici difficoltà che un candidato può riscontrare durante l’iter selettivo.
Uno dei primi punti chiavi per attirare l’attenzione di un HR Manager è possedere un Curriculum che contraddistingua i tuoi punti di forza.

Il mio consiglio è quello di avere due C.V. aggiornati, uno europeo, utile per bandi di concorsi o per candidature fuori i confini nazionali, un altro formato personalizzato è ideale per le aziende private soprattutto di grandi dimensioni, che preferiscono curriculum originali e più grafici. In entrambi i casi ricorda sempre di essere sintetico e di selezionare le informazioni inerenti il tuo obiettivo professionale.

Dopo aver superato la fase iniziale di screening del C.V, il primo aspetto da non sottovalutare è come presentarsi ad un colloquio di lavoro, al contrario di come sosteneva un vecchio proverbio italiano “l’abito fa il monaco”, ossia ogni contesto lavorativo ha un dress code, insieme di regole scritte, o il più delle volte tacite, relative all’abbigliamento legate al contesto di riferimento; nella consulenza e nel commerciale conviene adoperare abiti formali a differenza di contesti più dinamici dove viene preferito un vestiario meno formale.

Durante l’intervista mi è stato chiesto l’atteggiamento da tenere durante il colloquio, io consiglio a tutti i selezionati di stare tranquilli perché è anche interesse del selezionatore individuare il candidato giusto per la posizione; gestisci la tua ansia nel miglior modo possibile e metti in risalto i tuoi punti di forza e skills tali da valorizzare le tue competenze e prevalere sugli altri candidati.

(scopri alcuni suggerimenti su come compilare il CV clicca qui).

Un weekend digital detox in Umbria a contatto con la natura, staccando per un po’ da telefonino e tablet.

Il 16 Giugno sono stato invitato dall’associazione Myumbria al weekend Digital Detox, nell’incantevole regione umbra nella città di Valneria con un programma dedicato al relax, alla riflessione e alla scoperta della natura. Oltre al mio intervento sul tema “come disintossicarsi dal digitale” si avrà l’opportunità di ascoltare il piacevole suono del fiume Nera che scorre proprio sotto l’hotel prescelto e il canto dell’usignolo di fiume. Per due giorni si vivrà in totale benessere mettendo da parte smartphone e tablet.

Il mio intervento sarà pieno di spunti ed esercizi pratici e accompagnerà i partecipanti in un percorso di riscoperta di se stessi e della natura, darò esercizi e consigli utili per ottimizzare l’utilizzo degli strumenti digitali e stare più focalizzati su se stessi e ciò che succede intorno.

La tematica del Digital Detox l’ho affrontata nel libro scritto insieme ad Alessandro Prunesti “Offline è bello. Il percorso di Digital Detox per migliorare relazioni, lavoro e benessere”
Il manuale vuole portare il lettore ad un uso più consapevole e produttivo delle tecnologie web, social e mobile, proponendo due percorsi per abbattere gli effetti collaterali del digitale: uno dedicato ai singoli individui, l’altro alle aziende per ottimizzare il tempo dedicato al lavoro.

Nel libro troverai, dunque, strategie pratiche per migliorare le relazioni interpersonali e la qualità del tuo lavoro e riuscire così a raggiungere un maggiore benessere sia nella vita personale che in quella professionale.

Ti aspetto durante il weekend non per demonizzare il web o le piattaforme online, ma per capire i pericoli di un uso eccessivo e incontrollato cercando soluzioni efficaci, per combattere lo stress.

Per info e prenotazioni clicca qui

Dal multitasking al pensiero profondo: tempo, concentrazione e attenzione

Ho scritto un articolo sul Magazine di informazione manageriale “Leadership Management” parlando di una tematica attuale: il multitasking. ,
Mi sono soffermato su come i manager possono migliorare la gestione del tempo con l’intento di essere più efficaci ed efficienti nella vita professionale. Ecco qui uno speach dell’articolo:

“Per molti anni nelle aziende ci hanno insegnato che essere multitasking ci permette di essere più efficienti ed efficaci, di svolgere più attività in meno tempo e con meno risorse. Oggi, al contrario, anche i manager si sono resi conto che fanno fatica a focalizzarsi su un solo compito e a portare a termine i propri obiettivi nei tempi stabiliti, con gravi conseguenze rispetto l’organizzazione del lavoro.

Nei corsi di formazione manageriale si inizia a parlare di concentrazione e attenzione e a stimolare i propri uomini ad essere più analitici e attenti al dettaglio, perché la tendenza attuale è che le informazioni spesso restano superficiali e globali e sono approfondite solo in superficie. Questo fenomeno non ci permette un approfondimento ulteriore che porterebbe vantaggio competitivo.

Per migliorare la gestione del tempo occorre, allora, promuovere un impegno più costante verso le attività che sono importanti per l’efficacia dei nostri obiettivi lavorativi e di business e imparare a distrarsi di meno.

Il multitasking è uno dei grandi miti di internet, e non c’è da stupirsi che lo si definisca “produttività”, perché, come osserva Sherry Turkle nel libro Insieme ma soli: “I dispositivi digitali favoriscono una nuova nozione di tempo, perché promettono la stratificazione di più attività nello stesso momento”.

Tutti aspireremmo ad avere più tempo e di fare più cose insieme ma gli studiosi hanno osservato che ciò non è sempre efficace.

George Miller, negli anni 50 ha constato che un essere umano riesce ad elaborare in media 7 informazioni alla volta più precisamente 7 +/- 2.

Non riusciamo a ricordare sequenze di numeri oltre 7, dopodiché il nostro cervello commette errori, che aumenteranno con la sequenza di numeri da ricordare. Questi pezzi di informazione sono stati definiti chunks.

La nostra memoria è limitata, riusciamo a ritenere informazioni per un massimo di 20-25 secondi.

Un’altra conferma ci proviene da uno studio svolto da Clifford Nass e colleghi che volevano scoprire i benefici della versatilità.

Hanno dato un problema da risolvere” clicca qui per continuare la lettura

Che cos’è il coaching ontologico transformazionale?

Seguendo l’approccio dell’ontologia del linguaggio del coaching ontologico transformazionale definirei il coaching come un percorso attraverso il quale il coach aiuta il suo cliente, definito coachee ad attivare un suo impegno/coinvolgimento per lo sviluppo di un linguaggio conversazionale nuovo con gli altri e con se stesso, più funzionale al raggiungimento dei suoi obiettivi.

I riferimenti teorici del coaching ontologico sono tre: il primo è la filosofia costruttivista, che nasce da Heidegger e da Nietzsche e si sviluppa, nel secolo scorso, con Wittgenstein e Maturana partendo dal presupposto che siamo i creatori della nostra realtà.

Il secondo riferimento è la filosofia del linguaggio e l’idea del linguaggio come generatore di realtà, che viene poi ulteriormente sviluppata dai linguisti Austin e J. Searle. Anche Rafael Echeverria, filosofo e linguista è un punto di riferimento fondamentale, con il suo testo “ontologia del linguaggio”.

La terza teoria fondamentale, è la teoria dei sistemi, che deriva anche dal lavoro di Maturana, già citato, biologo e filosofo costruttivista.

L’obiettivo principale del coaching è offrire nuovi punti di vista, non si offrono risposte, ma attraverso le domande e i rispecchiamenti il coach stimola riflessioni e pensieri più congruenti a ciò che si vuole raggiungere.

Il coaching interviene sul linguaggio poiché questo non è solo descrittivo ma è anche generativo della realtà e modella il nostro futuro. Per tale motivo il linguaggio produce dei veri e propri atti come li definisce Austin. Attraverso il nostro linguaggio apriamo e chiudiamo porte ed opportunità. Il linguaggio ha quindi un impatto sul nostro presente e sul nostro futuro.

Attraverso il linguaggio generiamo continuamente:

  • affermazioni e fatti – descrizioni ed osservazioni di qualcosa che è già successo
  • opinioni e giudizi, alla base delle nostre credenze e mappe mentali, anche se non hanno come radice un fatto osservabile, affiorano dalla nostra esperienza e dalle generalizzazioni che abbiamo realizzato e non vanno confuse con i fatti.
  • dichiarazioni, che orientano il futuro, creano una realtà che prima non esisteva ma devono essere supportate anche dall’impegno ad agire.
  • richieste da cui ci aspettiamo un’accettazione e una promessa alla realizzazione.
  • offerte per evidenziare il nostro valore.

Il coaching promuove  il cambiamento attraverso la conversazione e il rapporto che si genera tra il coach e il coachee e interviene sugli atti del linguaggio. Il cambiamento delle persone è legato alla loro capacità di prendersi impegni concreti,  rompendo con i condizionamenti del passato e sviluppando nuove azioni.

Il coaching aiuta il coachee a fondare i propri giudizi e quelli altrui, a fare dichiarazioni valide, chiare e autorevoli, a svolgere richieste e offerte che aprono opportunità nuove.

Il protagonista assoluto è il coachee poiché è lui stesso che deve essere il promotore e rendersi abile a rispondere. Acquisire responsabilità e attivare impegno per sè stesso, per attivare risorse e cambiare la sua situazione che spesso percepisce insoddisfacente o non funzionale.

Gli strumenti principali di lavoro, secondo il Coaching Ontologico-Trasformazionale, sono le «distinzioni linguistiche».

Il linguaggio ci dà la possibilità di dare un nome alle cose o agli eventi ovvero di creare delle distinzioni linguistiche.

Sono le parole di uso quotidiano a cui viene data una nuova interpretazione  in modo che favoriscano un cambio di prospettiva e di azione.

Ogni qual volta distinguiamo qualcosa separiamo un determinato fenomeno dal resto della nostra esperienza.

Ognuno di noi osserva la realtà attraverso le proprie distinzioni.

Nell’apprendere una nuova distinzione arricchiamo il nostro punto di osservazione e ampliamo la  nostra modalità di azione.

Con le distinzioni si ottengono nuove interpretazioni della realtà, che permettono di acquisire altre competenze e capacità.

Il coach durante le sessioni e gli incontri offre nuove distinzioni linguistiche e permette al suo cliente di creare ed aprire nuovi spazi di osservazione e di relazione e come se il coachee vedesse il mondo con lenti diverse, più chiare e nitide.

L’obiettivo è di ottenere una conversazione nuova, anche con se stessi, permettere di guardare il mondo da un altro punto di vista, determinando una realtà nuova.

Il coaching ontologico transformazionale è un buon metodo di lavoro anche per chi sente di dover migliorare o cambiare la propria situazione professionale, per chi è insoddisfatto nel proprio contesto professionale e prova emozioni non piacevoli. Aiuta a cambiare le proprie conversazioni, attraverso la presa di consapevolezza, prima e il cambiamento di atteggiamento mentale, poi, rendendolo più funzionale e trainante per i nuovi traguardi di carriera e di business.

Per saperne di più o chiedere una consulenza a Massimo Perciavalle clicca qui

Keep calm and sopravvivi all’ape regina, la manager aggressiva

Sono stato intervistato da Antonella De Minico, sulla rivista Vivere Sani e Belli, settimanale di Salute, Bellezza e Benessere nel mese di Ottobre n.41.

Ecco alcuni punti salienti dell’intervista:
Averla come capo non sempre è il massimo ma si può imparare a gestirla. Ecco come fare
Chi è il prototipo di quella che gli studiosi dell’americana Michigan University negli anni 70 hanno bollato come persona “affetta dalla sindrome dell’ape regina”? Miranda Priestly ne “Il Diavolo veste Prada”. Una donna che fa tutto per rimanere l’unica e indiscussa nell’alveare aziendale, senza altre che potrebbero metterla in ombra.
<<Negli Anni 70 le donne al comando erano meno di oggi. Questo non vuol dire che il fenomeno si sia ridotto>>

L’ape regina vista dall’Italia è una «capa» spietata e inflessibile che usa la sua intelligenza per colpire le subordinate nei punti dove sanno di trovarle più vulnerabili.

All’origine c’è ancora molta insicurezza
<< Il motivo principale dell’atteggiamento aggressivo delle “ape regine” è l’insicurezza.  Con i colleghi maschi spesso c’è meno conflittualità: sono meno attenti al lato emotivo di una relazione e più razionali, e difficilmente notano le competizioni al femminile.>>

Tentare di somigliarle (solo un pò…)

Con capi con questo atteggiamento conviene mantenere la calma, essere sicure di sè e mantenere una comunicazione assertiva. Questo significa continuare a farsi rispettare e mantenere gli accordi presi su tempi di consegna e modalità. In casi estremi preferite mantenere rapporti scritti, vi potranno garantire da eventuali malintesi o incomprensioni.

Il modo di vestire, con l’ape regina può fare la differenza: << Chi ricopre un ruolo di potere, può avere anche un tratto narcisistico>>. All’ape regina, piace piacere e adora i complimenti. Le donne possono in qualche modo imitarla, ma non eguagliarla. Scegliete uno stile personale ma non mettetevi troppo in mostra.
<<Scegliere capi d’abbigliamento che potrebbero metterla in ombra è rischioso perchè si sentirebbe minacciata da chi può superarla nello stile.>>

E’ FONDAMENTALE farsi rispettare
Se la leadership è negativa, oltre al benessere dei collaboratori ne risente la produttività. Il clima dell’ufficio diventa infernale. Il clima è uno degli elementi basilari per mantenere un buon team di lavoro.
Non c’è via di scampo? <<Il primo passo è diventare consapevoli che le api regina sono vittime di loro stesse: ci sono ancora tanti pregiudizi maschilisti e, spesso, sono le donne a sentirsi in dovere di dimostrare sempre di più degli uomini>> . E’ stato studiato come questi fenomeni nascano soprattutto in contesti in cui non c’è una vera e propria cultura di valorizzaione delle differenze sociali, per cui si dà spazio alle donne e gli si permette di arrivare ai vertici ma non si osservano fenomeni e percezioni competitive sottese che disturbano le buone relazioni tra colleghe.

Se come donna hai a che fare con una manager aggressiva e per nulla empatica, puoi far leva sulle tue risorse interiori: coraggio, passione per il lavoro, determinazione.

Il Coaching è uno strumento potente ed efficace per raggiungere obiettivi impegnativi e sfidanti, per acquisire nuove abilità e comportamentiincrementare le proprie prestazioni e recuperare le proprie risorse sopite. 

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Superare il colloquio e ottenere uno stage-tirocinio

Nel processo di selezione del personale l’utilizzo del colloquio è un momento di verifica e di confronto ai quali le organizzazioni attribuiscono un rilievo assoluto, soprattutto se sei alle prime esperienze di lavoro .
Il colloquio consente di incontrare e vedere da vicino i candidati ed effettuare una valutazione globale del candidato, riferita ai suoi aspetti di personalità, di motivazioni, di intelligenza pratica e operativa ma anche rispetto a caratteristiche relazionali e di Intelligenza emotiva.
Esistono diverse formule e obiettivi per un colloquio.

Se si è alla ricerca di un primo lavoro con formule contrattuali tipo stage solitamente potresti trovarti ad affrontare soprattutto due tipologie:

Colloquio preliminare di durata limitata, focalizzata e direttiva: è una modalità utilizzata soprattutto in presenza di un alto numero di candidati da esaminare.
Questo colloquio, che viene inserito come prima fase di selezione, è un vero e proprio screening dei candidati per approfondire soprattutto le notizie inserite nel curriculum vitae ed indagare su alcuni ben chiari requisiti preliminari.
Attraverso questo colloquio, che ha una durata massima di 25-30 minuti, è possibile riuscire a cogliere il tipo di percezione che il candidato ha nei confronti del lavoro e la misura in cui è dotato di specifici attributi quali buone capacità comunicative, energia, entusiasmo, autocontrollo e cordialità.

Se si supera questa tipologia potreste affrontare un colloquio più approfondito;

Colloquio con il responsabile di Area: direttamente con il responsabile della mansione o delle risorse umane in cui possono essere indagati sia gli aspetti motivazionali che quelli più tecnici se rilevanti per la posizione.

L’approfondimento delle conoscenze di tecniche del lavoro, viene utilizzato soprattutto per attività che richiedono abilità più pratico operative. A quel punto si propone di valutare il grado di conoscenza specifica in un determinato ambito professionale e il grado di competenza applicativa nel settore specifico.

Superare l’ansia conoscendo le Domande tipo:
Ti evidenzio alcune domande critiche a cui potresti essere esposto. L’obiettivo è quello di conoscerle per non essere spiazzati ed arrivare preparati. Non esistono risposte giuste. Ricorda solo che stai affrontando un colloquio per entrare in un contesto lavorativo per cui non puoi avere lo stesso atteggiamento che hai con i tuoi amici o colleghi, devi sembrare sempre professionale e fare attenzione alla tua comunicazione.

Pensa a ciò che dici ma non avere troppe ansia, il selezionatore ha tutto l’interesse di risolvere la sua ricerca e di trovare il candidato migliore e quello potresti essere tu.

  • Com’è venuto a conoscenza della nostra offerta di lavoro?
  • Cosa conosce della nostra società?
  • Mi dica la sua persona all’interno del nostro gruppo che utilità ci può dare?
  • Perché dovremmo scegliere lei rispetto ad altri candidati?
  • Come si vede tra cinque anni? (valuta la chiarezza di obiettivi e la visione a lungo termine)

Domande sulla propria formazione o sulle precedenti esperienze lavorative

  • Come affrontava gli studi universitari?
  • Mi faccia un esempio di una cosa che ha assimilato negli studi e che sarebbe utile usarlo nel lavoro.
  • Esponga un problema che ha dovuto affrontare e risolvere.
  • Puoi raccontarmi un episodio dove sei riuscito ad ottenere successo?
  • Spieghi la sua professione o quello che vorrebbe fare.

Domande personali e sul proprio modo di essere

  • Mi dica tre pregi e tre difetti del suo carattere?
  • Cosa dicono di te i suoi migliori amici?
  • Di quante ore ha necessità per terminare il  lavoro x?
  • Come deve essere un clima lavorativo tranquillo?
  • Cosa fai per migliorarsi?
  • Cosa fa nel tempo libero? (Qui è bene evidenziare quali sono le proprie passioni che hanno un impatto anche formativo, tipo vedere film in inglese per migliorare la lingua, piuttosto che dedicarsi a programmazione di software open source e così via..)
  • L’ultimo libro che ha letto? (queste domande, come quelle elencate immediatamente sotto, vengono poste per verificare la vostra prontezza e i vostri interessi)
  • L’ultimo film che ha visto a cinema?
  • Che genere di riviste ama leggere?

Scorrere queste domande, significa iniziare a prepararsi una risposta. Ricordati sempre di preparare una tua offerta professionale indicando i motivi principali per i quali il selezionatore dovrebbe scegliere te.

Non pensare al tirocinio stage solo come momento di apprendimento è pur sempre un’attività di lavoro e il selezionatore si aspetta che tu sia pronto a risolvere le problematiche di quel contesto anche se al momento ti sembra di non avere sufficienti competenze.

Metti, quindi, in evidenza una competenza specifica che possiedi allineata al profilo (conoscenza di strumenti operativi particolari e utili) o anche un’attitudine personale che ti caratterizza e che può essere utile per svolgere quelle attività (esempio la puntualità nelle scadenze, l’attenzione ne fare le cose, l’organizzazione nel lavoro) .

Ricorda sempre che tutti noi acquisiamo competenze giornalmente affrontando la nostra vita. Anche le competenze acquisite nello studio sono importanti. Per cui affronta il colloquio con animo sereno e fiducioso e ricorda sempre di relazionarti con empatia con il selezionatore. Alla fine la domanda che lui si porrà è se sarà piacevole lavorare con te o se tu sei caratterialmente adatto al loro team. 

 

 

 

 

 

 

Voglio parlarvi di intelligenza emotiva in azione

L’intelligenza emotiva è essere consapevoli, avere la forza di guardarsi dall’esterno e di poter agire e avere controllo di se stessi. Perché a nessuno piace perdere il controllo.

Se qualcuno mi dicesse “non mi piace quello che affermi e come lo dici” che emozione mi salirebbe?.
Rabbia, vergogna e cosa potrei farmene con questa emozione? Scendere e fare a botte o prendere un respiro e chiedere i motivi del perché non sia d’accordo?

L’IE è il vivere qui ed ora, sapere cosa si prova e quali sono i miei pensieri, è utilizzare tutta la carica emotiva per dirigerla in un flusso che sia produttivo, che possa spingere a dare il meglio di me.
Ho iniziato ad approfondire l’intelligenza emotiva quando ho scoperto che: più della metà della nostra performance individuale dipende dalle competenze emotive.
Le emozioni influenzano le nostre relazioni e la nostra comunicazione. Sviluppare le competenze emotive ci aiuta a superare momenti per noi difficili: come parlare in pubblico, superare l’ansia in un colloquio di selezione, fare una richiesta al nostro capo, superare un conflitto con un collaboratore o con qualcuno a cui vogliamo bene

Ma le emozioni non si possono controllare, ma solo dirigere. L’emozione ha una componente biologica per cui quando arriva è un attimo e BOOM! Non possiamo scegliere di non avere emozioni.
Quello che io posso controllare e quello che voglio farmene con questa emozione, la mia azione successiva.
Noi possiamo dirigere i nostri pensieri e cambiarli e mutare anche l’emozione sottostante. Se riconosco l’emozione posso capire il pensiero che l’ha scaturita e a cui è associata e aggiungere un nuovo significato.
Non sono gli eventi a scaturire le emozioni ma come noi interpretiamo questi eventi, noi reagiamo alle nostre stesse convinzioni. Ma la buona notizia è che le convinzioni le abbiamo create noi e possiamo cambiarle a nostro favore se non sono più funzionali al nostro benessere.

Per cui occorre produrre pensieri più piacevoli per il benessere e felicità.

3 consigli per iniziare:

  • Operare sul nostro respiro, respirare profondamente. Almeno 3 respiri profondi mattina e prima di una performance. I respiri ci aiutano a prendere tempo.
  • Quando si prova una forte emozione, prima di agire attendi 6 secondi di orologio o conta fino a 10. Il tempo di capire cosa ti sta accadendo e decodificarlo. Allora puoi chiederti che vuoi farne di questa emozione?

Le emozioni sono informazioni che ci dicono qualcosa, cosa sta andando bene se piacevole, cosa sta andando male se meno piacevole. Hanno tutte uno scopo. Non possono essere definite negative o positive ma piacevoli o meno

Un’emozione può presentarsi con un’intensità diversa.
La gioia in maniera più intensa può diventare entusiasmo, meno intenso serenità.
La paura in maniera intensa diventa terrore, meno apprensione
La tristezza vissuta con intensità diventa angoscia, meno pensierosità

  • Occorre capire che emozione sto provando per poter agire su di essa. Sviluppare competenze emotive, ci permette di aumentare la nostra capacità di osservazione e ridurre gli errori della nostra soggettività, permette di costruire solide e durature relazioni personali e professionali.

Nelle nostre relazioni ad esempio:
Ogni qualvolta che proviamo un sentimento negativo per una persona diciamo è colpa sua: Invece qualcosa è sbagliato in noi. È qualcosa in noi che deve cambiare, modificare i nostri pensieri per cambiare il sentimento che ci affligge. Conosci te stesso diceva Socrate: Prendete coscienza di voi stessi, osservatevi: l’autosservazione vi aiuterà a crescere e migliorare le vostre relazioni. La consapevolezza delle proprie emozioni nel momento in cui si presentano.
Occorre liberarsi dalla paura di fallire, dalla preoccupazione di riuscire, ed essere se stessi. Tutti noi possiamo vivere la beatitudine se solo ci concentrassimo su ciò che abbiamo, invece di fissarci su ciò che ci manca. Pensare più a vivere con consapevolezza che vincere e tutto verrà di conseguenza perchè sarai te stesso e la tua essenza vitale emergerà su tutto e vincerà.

5 consigli per realizzare un curriculum vitae efficace. Cosa fare del cv europeo?

Si è tanto dibattutto su quale modello di curriculum vitae realizzare per attrarre le aziende che interessano. C’è ancora tanta discussione se il cv europeo o europass sia ancora valido e come eventualmente modificarlo.

Allora facciamo ordine: opero come coach del lavoro e della carriera da diversi anni e affermare con sicurezza che il cv europass non serva più non è completamente corretto. Ricordiamoci che questo è ancora l’unico modello ufficialmente riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e che il 70% dei cv che visiono sono in questo formato. Che fare? Nonostante il suo scarso appeal nel mondo privato,il curriculum europass è ancora richiesto soprattutto da enti e  organizzazioni pubbliche o anche private per partecipare a bandi e concorsi.

Inoltre, trova la sua utilità per chi approccia per la prima volta nello schematizzare le proprie informazioni curriculari perché resta una guida immediata per organizzare e semplificare.

Gli svantaggi: la formattazione di questo formato resta molto rigida. Inoltre occorre ricordarsi che questo modello nasce per creare standard di lettura delle esperienze tra le diverse nazioni europee, per cui è utile soprattutto per chi cerca lavoro nella comunità europea. Molte aziende grandi non lo preferiscono e giudicano poco innovativi chi ne fa ancora uso.

Il mondo delle multinazionali ha imposto, infatti un nuovo approccio alla redazione delle proprie informazioni che prevede tre semplici regole nel realizzare un cv efficace: sintesi, semplificazione e personalizzazione.

Pur non essendoci un modello di cv unico per tutte le professioni, anche io, (facendo eccezione per i casi descritti o in cui è espressamente richiesto) propongo ai miei clienti un cv semplice e moderno, con personalizzazione dei contenuti e un minimo di sviluppo grafico per impattare in maniera moderna sul selezionatore. Che si cerchi un primo lavoro o ci si voglia ricollocare rendere attraente il proprio cv ha un valore sulla scelta del primo contatto inestimabile.

Ecco quindi cinque semplici regole per gestire le informazioni del cv e farsi contattare dalle aziende migliori italiane e non:

  • Fai attenzione a mettere in rilevanza le parole chiave del settore per cui lo invii, quindi personalizza sempre il tuo cv a seconda dell’interlocutore e del contesto. Se vuoi inserirti nel settore risorse umane, in azienda, ad esempio, metti in rilevanza anche le tue competenze trasversali più sviluppate come team building, comunicazione efficace, problem solving, proattività e spiega brevemente come le hai sviluppate. In un settore tecnico enfatizza invece le conoscenze e competenze tecniche: linguaggi conosciuti, applicazioni e software appresi e che sai gestire
  • Metti in rilevanza i tuoi profili social: l’indirizzo linkedin, un blog se lo curi, un profilo istagram soprattutto se aspiri ad attività nell’ambito della comunicazione
  • Scegli una grafica essenziale e un’immagine cool che ti rappresenti: I colori e lo stile del cv sono il tuo bigliettino da visita.
  • E poi ricorda non segnare per forza tutto, ma solo quello che può essere interessante agli occhi di chi legge. Pensa al settore di riferimento e al tuo obiettivo professionale ed elimina o sintetizza al massimo le info poco coerenti e significative.
  • Il cv perfetto è di massimo una pagina. Il selezionatore legge velocemente e fa lo screening curriculare in meno di 15 secondi.

Ecco alcuni esempi grafici:

Template di curriculum vitae

Se vuoi ricevere le linee guida complete scrivi qui e te le manderò gratuitamente.

 

 

3 semplici ingredienti per raggiungere traguardi importanti

In questo articolo ti dirò i tre ingredienti importanti che devi tenere a mente e mettere in pratica quando ti trovi ad affrontare nuove sfide, raggiungere obiettivi di crescita personali o professionali; superare esami; o ad apprendere e applicare attività o comportamenti nuovi rilevante per te ma non di semplice realizzazione.

Ogni momento in cui decidi di porti scopi nuovi, mostri coraggio e carattere poichè sei consapevole del fatto che dovrai svolgere comportamenti diversi da quelli usuali, e quindi andare contro le tue abitudini ormai comode e confortevoli. E allora inizia gli allenamenti, provi e riprovi; dedichi del tempo allo studio e alla riflessione; ti isoli o al contrario cerchi incoraggiamenti esterni, a seconda del tuo modo di interagire con il mondo esterno.

Durante gli allenamenti può capitare che le difficoltà oggettive e le circostanze esterne ti impongano dei limiti e che questi influenzino i tuoi pensieri,iniziando ad intervenire sui tuoi sentimenti e le tue emozioni, e piano piano minano la sicurezza che avevi quando hai cominciato a intraprendere questa nuova impresa.

Ma arriva il giorno della verità e sai che devi essere al pieno della tua forma per superare e vincere la sfida che ti sei posto e che hai affrontato con grande caparbietà e determinazione. E allora ecco i tre ingredienti fondamentali a cui devi attenerti per ottenere la performance che vuoi realizzare.

Il programma che puoi applicare è molto semplice e se ti sei allenato/a bene saprai applicarlo con facilità. Io parlo di vitamina C,  perchè come questa contiene tre elementi che ti aiuteranno a rimanere lucido e forte fino a tagliare il traguardo finale.

Ecco i tre ingredienti della Tua Vitamina C:

  1. CONVINZIONE – non c’è nessun altro che può aiutarti mentre stai svolgendo la performance che te stesso. Ed è chiaro che se vuoi vincere una sfida devi pensare di poterla vincere con tutto te stesso. Per cui tranquillizzati, e nel momento di affrontarla pensa solo a quello che sai, a quello che hai già raggiunto; focalizzati assolutamente solo sui tuoi punti forti e annulla quello che credi ancora ti manchi e che in questo momento non ti è utile. Ora sei tu davanti alla tua sfida e sai solo che quella la devi portare a termine. Questo solo sarà il tuo pensiero. Solo tu puoi convincerti di essere vincente perchè nessun altro te lo dirà mai!
  2. CONCENTRAZIONE – ci siamo stai affrontando le tue paure, sei lì… stai affrontando la tua sfida e devi quindi mantenerti concentrato, pensare all’obiettivo finale e continuare a stare concentrato, sulla tua vittoria e sul pensiero di potercela fare. Fai attenzione a tutti gli elementi che hai osservato nei tuoi allenamenti e mantieni la tua determinazione salda e forte. Adesso sei tu solo/a ad affrontare i tuoi limiti. Concentrati, il “mostro interiore” non aspetta altro che tu ceda.
  3. CARICA- a questo punto sei pronto, non devi far altro che mantenerti carico ed energico. Osserva e rispetta sempre i tuoi tempi ma sappi che durante la performance ti verrà richiesto di superarti per cui pian piano accellera e dai sempre di più mantenendo l’energia costante. Energia, energia, carica, carica…go,go!

Il fattore vincente sarà controllare e agire sulla tua mente e sui tuoi pensieri; certo la tecnica e la preparazione ti aiuteranno, ma a fare la differenza sarai sempre tu.

Ognuno di noi possiede un talento, una risorsa che al momento giusto può fare la differenza. Pronti, partenza, via…..!!Oggi fai la differenza per te stesso!!!

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