L’emozione della Pandemia: la psicologia ci allerta dalla zoom fatigue al languishing

In questo anno di sacrifici, di limitazione di libertà, di distanza fisica e di pochi contatti in presenza è naturale che la nostra carica di energia ne potesse risentire; nonostante abbiamo avuto dei momenti per ripensare più a noi stessi, abbiamo anche affrontato emozioni come ansia, paura, frustrazione, dolore, a volte rabbia. Tra le emozioni, piacevoli, più difficilmente siamo stati entusiasti o pienamente felici.

Le forme di comunicazione sono cambiate e per chi ha avuto la possibilità di continuare a lavorare, la modalità di home working, piuttosto che di smart working, ci ha portati ad essere sempre connessi e al pc; questo stato ha continuato a depotenziare quel serbatoio energetico di cui disponevamo, portandoci a forme di fatica mentale, tanto da parlare genericamente di “zoom fatigue”, con mal di testa e stanchezza.

Il New York Times riprendendo un articolo di uno psicologo della Pensilvania parla, ora, dell’emozione di questi tempi, che ha già coinvolto personaggi famosi, italiani e non, il “languishing” ossia l’assenza di benessere.

Forse, fortunatamente, non tutti attualmente ne siamo affetti, tuttavia è un tipo di emozione che probabilmente nell’arco di quest’anno abbiamo provato e che ci porta degli strascichi non indifferenti nel lavoro e nella vita quotidiana, visto che non siamo rientrati a pieno regime a vivere pienamente le relazioni umane e gli spazi naturali.

Per Languishing si intende un senso di vuoto e indifferenza. È l’assenza dell’emozione di gioia, una tra quelle riconosciute universalmente e necessaria per la nostra sopravvivenza. Non sussistono sintomi di disagio psichico, ma non risultiamo in piena forma fisica e mentale. Il rendimento nelle mansioni giornaliere diminuisce, così come la motivazione e spesso abbiamo problemi nella concentrazione.

“Non era depressione, non ci sentivamo senza speranza. Ci sentivamo solo un po’ senza gioia e senza meta. Ti senti confuso tra i giorni, come se guardassi la tua vita da un finestrino appannato. Non hai sintomi di disagi psichici, ma non sei neanche il ritratto della salute mentale. Non funzioni al massimo delle tue capacità. È l’assenza di benessere. Il ‘languishing’ spegne la tua motivazione e distrugge la tua capacità di concentrarti”. Lo spiega Adam Grant, spiegando il significato di questa nuova emozione.

In italiano languore significa una Condizione corrispondente al manifestarsi o all’aggravarsi di una sensazione penosa di vuoto o di uno stato di prostrazione o anche un atteggiamento di abbandono.

E’ il non dare valore al passare dei giorni, come se fossero tutti uguali: “un giorno vale l’altro”.

Le cause possono essere diverse: il restare in un ambiente chiuso come le mura del proprio appartamento, seppur piacevole, da un lato e rassicurante, ha procurato la sensazione come di un “criceto in una gabbia”, soprattutto per chi vive in ambienti ristretti. Ci sono mancati gli stimoli e i colori esterni, come il verde della natura, o il blu del cielo aperto o del mare.

La mancanza degli abbracci, meno frequenti, se non con i propri conviventi. Abbiamo inserito, nella nostra routine, nuove abitudini, alcune imposte, che magari non avremmo voluto prendere.

La mancanza della varietà di stimoli, della differenziazione di luoghi e di spazi, anche relativamente al tempo di lavoro e il tempo di svago. La frammentazione degli impegni relazionali o di apprendimento, quasi tutti sul digitale. La mancanza di movimento e di sport più attivo.

La presenza della luce artificiale, dei propri ambienti, o del pc, del tablet, dello smartphone e della tv.

Le informazioni tutte uguali e sempre focalizzate sulla malattia, sull’idea della morte ci hanno fatto percepire per un attimo un senso diverso della vita, a cui non volevamo pensare.

Siamo abituati a sviluppare pensieri ed emozioni veloci e spesso a gestire, insieme, emozioni piacevoli insieme a quelle più spiacevoli. Il rimanere focalizzati maggiormente su una polarità emotiva, ci ha fatto languire, in uno stato di flusso che non circolava nella sua completezza, facendoci accumulare fatica e stato mentale non lucido.

Per uscire fuori da questo stato occorre riconoscere questo tipo di emozione e dedicare più tempo a noi stessi e alle nostre passioni vere, ricominciare a pensare al futuro con fiducia, riprogettare.

Cercare la relazione umana in presenza, sul lavoro e nella vita quotidiana; cercare il confronto con un’altra persona su temi relativi alla propria progettualità. Ma anche confrontarsi con uno sconosciuto, relazionarsi con il proprio vicino di casa o con il proprio venditore di fiducia, cioè ricominciare a confrontarsi con il modo e ad apprendere dallo scambio reciproco.

Passeggiare all’aperto, correre, muovere il corpo e appena possibile fare una gita fuori porta. Insomma ricominciare a vivere e percepire la nostra libertà.

Ho girato alcuni video con Udemy su alcune tematiche correlate all’argomento

Autoefficacia e autostima
Comunicazione assertiva
Gestione del Tempo

Video corsi sulle soft skill con Udemy

Video corsi sullo sviluppo delle soft skill: il mindset, la comunicazione e la gestione del tempo

In questo periodo dove tutto è cambiato velocemente ho deciso di dedicarmi alla diffusione di alcuni temi che per me sono importanti e che reputo fondamentali per operare all’interno di un contesto organizzativo e lavorativo. Parlo di 3 capacità fondamentali: in primis dell’atteggiamento, poi dello stile relazionale e infine dell’organizzazione del tempo.

  • Autoefficacia e autostima – Cambiare atteggiamento e aprirsi al nuovo e guardare all’opportunità significa avere una buona convinzione di poter recuperare le forze e le risorse necessarie per realizzare qualcosa di bello ed efficace. Gli americani lo chiamano growth mindset ed è il potere di percepirsi efficaci nelle sfide di tutti i giorni è qualcosa che tutti possono allenare.
  • Comunicazione assertiva – Potersi relazionare con gli altri in maniera equilibrata, con la tranquillità di poter esprimere le proprie opinioni, trattandole come tali, ossia opinioni. Ma anche di asserire e sentirsi più convinto quando, invece, si portano nella comunicazione dei fatti e delle evidenze a conferma di ciò che si dice.
  • La gestione del tempo – la capacità e la consapevolezza di poter organizzare al meglio le proprie attività, cercando un metodo per scegliere le priorità a cui dare maggiormente attenzione ed essere costanti. Dedicarsi alle attività importanti e saper dire di no a quelle non rilevanti o che ci distraggono, è qualcosa che si può apprendere.

Non è la prima volta che giro video corsi ma questa volta li ho realizzati per un progetto tutto mio e per divulgare in maniera semplice e spero efficace dei concetti e degli strumenti che da diversi anni portavo nelle aule in presenza.

Sono molto soddisfatto del risultato raggiunto, per cui se anche tu vuoi seguirmi puoi guardare le preview dei singoli corsi e scegliere se acquistarli. In caso affermativo mi farebbe piacere ricevere un tuo feedback.

Ho scelto la piattaforma Udemy, che offre qualità e visibilità a costi altamente accessibili. Per il progetto mi sono fatto aiutare da dei professionisti, perché come dico spesso, ad ognuno il suo mestiere e Giovanni Stivali con Novacom sono state le persone giuste per curare regia, montaggio, luci, audio e tutto quanto prevede la realizzazione di video corsi professionali.

Spero che il risultato ti piaccia, fammelo sapere nei commenti

Guarda le preview

Autoefficacia e autostima
Comunicazione assertiva
Gestione del Tempo

 

Come sviluppare una comunicazione assertiva

L’assertività (dal latino “asserere” che significa “asserire”), o asserzione (o anche affermazione di sé), è una caratteristica del comportamento umano che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore interessato. In teoria sembra semplice ed è un qualcosa a cui tutti aspiriamo ma nella pratica invece non sempre le nostre intenzioni comunicative arrivano così lineari e piuttosto ci capita di dare più spazio agli altri o di essere eccessivamente direttivi.

Seguendo la definizione di Alberti ed Emmons, e Manuel J. Smith se sei assertivo hai un comportamento che ti permette di agire nel tuo pieno interesse, di difendere il tuo punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i tuoi sentimenti e di difendere i tuoi diritti senza ignorare quelli altrui.

La comunicazione assertiva, quindi, costituisce un metodo di interazione che si attua attraverso un comportamento partecipe attivo e non in contrapposizione con l’altro; un atteggiamento responsabile, caratterizzato da piena fiducia in sé stessi ma anche negli altri; un comportamento completo che manifesta pienamente il proprio sé, funzionale all’affermazione dei propri diritti senza negare i diritti e l’identità dell’altro; un atteggiamento che non giudica ed è avulso da critiche non costruttive verso l’altro ovvero che si esprime senza pregiudizi;

E’ la capacità di comunicare i propri sentimenti in maniera chiara e diretta e onesta senza manifestare aggressività o essere minacciosi verso l’altro.

Chi ha un atteggiamento prevalentemente aggressivo è concentrato, invece, sui propri desideri, ha la tendenza a dominare gli altri e l’unico obiettivo che si pone è il potere personale e sociale.

Lo stile espressivo aggressivo è inequivocabile: tono autoritario, ritmi rapidi, tendenza a sovrapporsi all’interlocutore, accuse, domande calzanti. Ovviamente questo stile è quello che ha maggiori conseguenze nella relazione nei diversi contesti di vita e lavoro: di fronte ad un interlocutore timoroso avrà dei vantaggi immediati, ma, nel lungo termine, è probabile che collezionerà intorno a se malumori, rabbia inespressa, insoddisfazioni, creando un clima di tensione e di rifiuto.

Chi invece ha un atteggiamento passivo h la tendenza ad assecondare gli altri per evitare il conflitto e subire spesso le situazioni senza opporsi. In questo caso lo stile espressivo è più ricco di affermazioni vaghe ed incompiute e frequenti sono i richiami ai propri doveri e le espressioni di giustificazione e di autocommiserazione. Un tale atteggiamento comporta una mancata espressione di se stessi e può portare a sedimentare frustrazione e rabbia.

Anche il persistere in questo atteggiamento porta problemi interpersonali perché si tende ad evitare confronti immediati, nella speranza che questi si attutiscano. Al contrario il tempo alimenta il conflitto e crea situazioni più sgradevoli da affrontare.

Lo stile migliore da tenere sul lavoro e nelle relazioni private è dunque quello assertivo, in cui predomina l’equilibrio e l’ascolto attivo da entrambe le parti.

Due suggerimenti per implementare l’assertività:

1 – Un elemento importante per sviluppare questo stile è migliorare l’osservazione dell’altro e del contesto e mettersi in ascolto attivo e partecipativo, con l’idea che l’altro sia adeguato allo stesso modo in cui lo siamo noi.

2 – parlare in prima persona usando il pronome io; si parte dall’osservazione che molte persone si rifugiano spesso dietro a giudizi impersonali, preferendo il parere di altri o usando delle frasi di tipo impersonale (sarebbe meglio, bisogna). Utilizzare l’io aiuta a prendersi la responsabilità di ciò che si sta affermando, con il vantaggio di essere più chiari e trasparenti

Se vuoi saperne di più su come migliorare la comunicazione e imparare a fare richieste chiare e ricevere e dare feedback assertivi, puoi seguire il video corso qui: clicca qui

Rafforza la tua efficacia e affronta le sfide

In questo articolo parlo dell’importanza di avere un linguaggio potenziante quando si sta per affrontare una sfida, che sia una situazione di cambiamento di vita, o un cambiamento in ambito lavorativo un nuovo ruolo o approcciare con una nuova professione, fare un progetto in autoimprenditorialità

Quando stai per affrontare qualcosa che per te è nuovo sei in una situazione di non conoscenza, perché non hai esperienze pregresse per cui è più facile essere assaliti da emozioni di insicurezza, ansia, paura.

Ma le nostre emozioni sono guidate dai nostri stessi pensieri e dalle convinzioni che abbiamo di noi stessi, per cui il nostro Senso di Autoefficacia costituisce un importante fondamento per l’azione.

Questo costrutto fu formulato per la prima volta da Albert Bandura che definì il Senso di Autoefficacia come:

 le convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati. (Bandura, 2000).

E’ la convinzione di poter affrontare efficacemente determinate prove, di sentirsi all’altezza di determinati eventi, di essere in grado di cimentarsi in alcune attività o di affrontare specifici compiti.

“L’autoefficacia, non è dunque una misura delle competenze possedute, ma la credenza che la persona ha in ciò che è in grado di fare in diverse situazioni con le capacità che possiede” (Borgogni,2001).

E’ un concetto diverso dalla nostra autostima che riguarda più il nostro essere e il valore che attribuiamo a noi stessi, in generale.

Il senso di autoefficacia è quando ci sentiamo coraggiosi, e quando riusciamo ad attivare i nostri punti di forza e le risorse interne per portare a termine dei compiti o degli obiettivi che richiedono impegno e determinazione.

Il senso di autoefficacia è un pensiero che arriva prima dell’azione e in quanto tale deve essere consapevolizzato poiché può limitare i nostri risultati e l’emergere di emozioni più piacevoli.

Le persone che percepiscono nei confronti di sé stessi sentimenti di poco efficacia tendono a:

  • Avere basse aspirazioni e investire uno scarso impegno nel raggiungimento degli obiettivi che si prefiggono.
  • Di fronte a compiti difficili, indugiano e si concentrano maggiormente sulle proprie carenze personali, gli ostacoli che incontreranno e tutte le conseguenze avverse possibili piuttosto che concentrarsi su quale risorsa attivare per riuscire.
  • Riducono il proprio impegno e rinunciano facilmente trovandosi di fronte a difficoltà.
  • Attribuiscono più facilmente le prestazioni scadenti alla mancanza di capacità e doti loro personali, per cui alle prime difficoltà perdono fiducia nelle proprie capacità.

Quando sentiamo nei riguardi di noi stessi questi pensieri, attiviamo emozioni di tristezza, malinconia, ansia e siamo più facili prede dello stress e della depressione.

Se dobbiamo affrontare una sfida nuova, potremmo percepirla difficile ma per aumentare il nostro senso di autoefficacia potremmo iniziare a scomporlo in diverse fasi e tappe e iniziare a guadagnare fiducia in noi stessi, guardando il pezzo più piccolo con cui iniziare ad agire e che sia maggiormente alla nostra portata.

L’autoefficacia aumenta anche con l’autosuggestione che noi possiamo offrirci con le nostre immagini. Impariamo a guardarci come “guerrieri forti e coraggiosi” che vincono la loro sfida e portano la vittoria e il risultato per i quali siamo stati chiamati ad affrontare.

Percepirsi autoefficaci significa:

  • Non farsi spaventare dalle difficoltà, ma percepirle come opportunità per intensificare il proprio impegno, mantenendolo più costante.
  • Porsi obiettivi raggiungibili ma ambiziosi, guardando con consapevolezza e fiducia alle proprie risorse e alla possibilità di recupero delle energie fisiche e mentali di cui si necessita.
  • Rendersi abili a rispondere pensando di poter esercitare un controllo sugli eventi e sul proprio destino.
  • Un atteggiamento efficace attiva adrenalina, energia propositiva e propulsiva che procura più facilmente successi personali, rafforza la leadership e riduce il senso di fatica, lo stress e la vulnerabilità alla depressione.

Le convinzioni di Autoefficacia influenzano i nostri processi principali: cognitivi, motivazionali, affettivi e di scelta.

Se stai affrontando un periodo difficile inizia a osservarti con occhi diversi e inizia a guardare la forza interiore che è in te. Se ci sono difficoltà oggettive, è inutile lamentarsi ma occorre farsi forza e sfidarsi per affrontare la difficoltà. Sii ambizioso con te stesso, ognuno può fare la differenza! Ora fai la tua scelta.

Se vuoi scoprire di più segui il video corso qui: clicca qui. Video svolto in collaborazione con Udemy

 

La selezione efficace dei collaboratori

La selezione dei collaboratori non può essere improvvisata.
Occorre comunicare bene le caratteristiche della propria azienda sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione e impostare delle chiare politiche di sviluppo delle persone, anche in termini di carriera.
Nel momento dell’incontro, poi, diventa strategico, aver chiara l’offerta distintiva del ruolo da selezionare, in modo da presentare al meglio le proprie caratteristiche ai candidati migliori.
Il colloquio diventa un momento strategico per incontrare e valutare competenze tecniche e soprattutto personali del candidato. E’ ampiamente condiviso che i comportamenti organizzativi fanno la differenza nelle performance di lavoro. Saper valutare questi comportamenti diventa un altro fattore vincente.

Ecco la videoregistrazione del webinar che ho tenuto su questa tematica:

Come portare le emozioni a proprio favore e sviluppare intelligenza emotiva nel lavoro

In quest’articolo prendo spunto per approfondire l’argomento dell’intelligenza emotiva nelle organizzazioni e lo faccio sotto forma di intervista, grazie al progetto Rinascita digitale, e a cui ho aderito con un webinar e al podcast di prossima pubblicazione e diffusione registrato con Stefano Saladino.

Cosa sono le emozioni e come influenzano il lavoro?

Le emozioni sono stati di attivazione biologico che coinvolgono l’organismo ed influenzano il modo in cui noi elaboriamo le informazioni e ci guidano nell’attribuire i significati a tutto ciò che ci succede.

L’emozione quindi è un evento fisiologico attenzionale! Vuole portare l’attenzione verso qualcosa.

Anche nelle attività lavorative proviamo emozioni, spesso cagianti ma, nel lavoro, siamo spesso abituati a dimenticarci delle nostre emozioni. Queste però alla fine compaiono naturalmente e influenzano i nostri comportamenti e la nostra performance, soprattutto se sono spiacevoli come la rabbia o la tristezza.

Non cogliamo l’occasione di percepirle e comprenderne il significato, per cui spesso perdiamo l’allenamento sulla regolazione delle stesse, e senza accorgercene ci sentiamo senza energia o stressati su lavoro.

Le emozioni non riconosciute o represse, infatti, generano a lungo termine anche disturbi psicosomatici che vanno ad influire sulla salute generale.

Come possiamo gestire le emozioni? 

La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro al tuo cuore, Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro si sveglia!” scriveva  Carl Jung

Per gestire le emozioni occorre conoscerle e guardare un po’ dentro se stessi; Le emozioni sono legate ai pensieri che noi facciamo; i pensieri, però, vanno e vengono e modificano le nostre percezioni interne con mutamenti anche veloci dal punto di vista emotivo.  I pensieri sono solo pensieri, e noi non siamo i nostri pensieri, siamo qualcosa di più complesso.

Partire dalla percezione e conoscenza in termini di variazione e frequenza delle emozioni è un primo esercizio.

Un primo vocabolario emotivo è provare a riconoscere le prime emozioni universali e innate e capire se quello che stai percependo può rientrare in una di queste macrocategorie: paura; tristezza; gioia; sorpresa; disgusto; rabbia; disprezzo.

Secondo Paul Ekman esistono diverse categorie di emozioni e di queste 7 sono universali, ossia sono proiettate sul volto, indipendentemente, dalla razza, cultura, età, sesso, posizione sociale e sono le stesse anche nei ciechi dalla nascita. E’ chiaro che in base all’intensità in cui provo l’emozione, la nomenclatura della stessa cambia. Una paura più intensa si chiama terrore, più bassa si chiama preoccupazione.

Saper identificare ,“sul nascere”, l’emozione e riconoscere i loro primi segnali significa essere capaci di autocontrollo. Questa capacità si può allenare quotidianamente anche mentre lavoriamo. Regolare l’intensità degli stati emotivi ci aiuta, inoltre a capire quali comportamenti successivi si vogliono agire, tenendo anche presente dell’obiettivo che vogliamo raggiungere.

Per questo motivo, indico le emozioni come un’importante veicolo per prendere le decisioni a breve o a lungo termine.

Le persone capaci di gestire le emozioni hanno una maggiore consapevolezza di sé e del proprio mondo interiore. Questo le rende più empatiche e predisposte ad entrare in relazione con le altre persone.

Cosa significa avere intelligenza emotiva? 

L’intelligenza emotiva è un’abilità cognitiva di elaborazione delle informazioni di tipo emotivo.

Secondo Salovey e Mayer (1990-1997) è la capacità di integrare pensieri ed emozioni per prendere decisioni sostenibili nel tempo.

E’ un allenamento quindi che comporta diverse attività

  • Riconoscimento delle emozioni: la percezione delle emozioni è un aspetto fondamentale dell’intelligenza emotiva. In questo caso, è intesa come la capacità di rilevare e decifrare non solo le proprie emozioni, ma anche quelle altrui. Un esercizio utile può essere soffermarsi ad osservare e decifrare i volti delle persone, le immagini, ascoltare il timbro della voce.
  • Utilizzare le emozioni a proprio favore: è inteso come la capacità dell’individuo di sfruttare le emozioni e abbinarle al pensiero, soffermandosi a comprendere il comportamento da agire e gli scopi che vogliamo raggiungere.
  • Comprensione delle emozioni: è la capacità di capire le emozioni e di comprenderne le variazioni e l’evoluzione nel tempo.
  • Gestire le emozioni: consiste nella capacità di regolare le emozioni proprie e altrui, sia piacevoli che spiacevoli, gestendole in maniera tale da raggiungere gli obiettivi prefissati.

Cosa significa diffondere la psicologia positiva oggi nelle organizzazioni lavorative? 

Significa ispirare le persone all’interno delle organizzazioni dal basso verso l’alto e far comprendere che le emozioni esistono e impattano sulla performance.

La psicologia positiva ha avuto il pregio di studiare e misurare gli effetti protettivi delle emozioni positiveLe ricerche scientifiche confermano che esprimere ottimismo,  speranza,  gioia, amore,  gratitudine e curiosità verso la vita sono gli ingredienti principali della salute.

Meritiamo di vivere in equilibrio e armonia anche a lavoro, per cui nelle organizzazioni valorizziamo il potenziale delle persone riconoscendo le loro caratteristiche nella loro globalità, negli aspetti cognitivi ma anche in quelli emotivi e relazionali.

Sono il formatore del Corso Intelligenza Emotiva: percorso consente di acquisire consapevolezza e strumenti sulle tematiche dell’intelligenza emotiva.

I consigli su come affrontare un colloquio online

Il periodo che stiamo vivendo ha cambiato notevolmente il modo di interagire e di relazionarci e questo ha influenzato anche le pratiche Hr e in particolare ha accelerato il diffondersi di alcuni strumenti che prima erano utilizzati in maniera più occasionale e specifica.

Il colloquio di lavoro online è già ampiamente adottato da aziende in tutto il mondo, in quanto consente di ammortizzare i costi che una selezione di persona può comportare, specialmente nel caso in cui il candidato viva all’estero o in regioni molto distanti dal luogo in cui è situata la sede dell’azienda.

Lo stesso colloquio veniva utilizzato per una fase iniziale di screening con i candidati ed invece tuttora può essere utilizzato come vero strumento selettivo e di match tra le richieste dell’azienda e le attese del candidato.

Nonostante si tratti di un confronto telematico a distanza, il colloquio di lavoro online assume la stessa rilevanza di un qualsiasi colloquio svolto in forma tradizionale, quindi è bene prepararsi al meglio per affrontarlo.

Nelle sessioni di orientamento professionale che svolgo spesso mi trovo a supportare le persone attraverso simulazioni pratiche a prepararsi a superare tale momento di incontro.

Ecco alcuni trucchi per gestire e prepararsi al meglio il colloquio online:

  • Scegli un nickname adeguato

Prendi dimestichezza con piattaforme come Zoom, Skype o Google Meet, iscrivendoti gratuitamente.

Dal momento che dovrai affrontare un colloquio di lavoro, scegli un account un nickname altrettanto serio e professionale. L’ideale sarebbe utilizzare sempre nome e cognome, anche per una maggior coerenza con quanto riportato sul CV. Assicurati che anche la foto del profilo corrisponda a requisiti di professionalità e serietà.

  • Vestiti in modo adeguato Scegli accuratamente l’abbigliamento e vestiti per intero, non solo la parte che apparirà in video. Opta per un look professionale, controllando che i colori o i pattern degli abiti che indossi non creino strani effetti ottici in video. Cura l’aspetto estetico e pettina i capelli.
  • Sii Puntuale La puntualità è fondamentale anche da remoto, tanto quanto lo sarebbe per un colloquio normale o qualsiasi altro appuntamento di lavoro. Collegati con una decina di minuti di anticipo per essere pronto a ricevere la chiamata e fare una buona impressione sul tuo interlocutore.
  • Effettua un Check preventivo Una volta ottenuto il colloquio, l’azienda invierà le istruzioni via mail per poi accedere alla video-call online. In genere è un link ed è bene non fare l’errore di leggere le istruzioni pochi minuti prima dell’appuntamento. Potrebbero infatti servire dei minuti di preparazione, ad esempio per accedere con dei codici a delle conference room – è facile che le multinazionali non si appoggino ad esempio a strumenti open o esterni come Skype, ma abbiano un proprio sistema di video-chiamata ed è utile prenderci dimestichezza per evitare intoppi;
  • Controlla Microfono e videocamera prima del colloquio è utile che facciate un controllo audio e video, vale a dire assicurarvi che il vostro microfono funzioni e altrettanto faccia la camera che vi inquadrerà. Attenzione ai rumori di sottofondo.

Accanto ai colloqui in diretta, uno dei nuovi trend che si sta via via affermando è quello del video colloquio in differita. 

Il video colloquio in differita si pone come strumento di digital recruiting, permettendo ai candidati di affrontare un colloquio di selezione registrandolo su una piattaforma privata, il cui accesso è inviato direttamente via email dall’azienda interessata al tuo profilo.

Entrando nello specifico: l’azienda stila una serie di domande da porre al candidato il quale, attraverso una piattaforma, dovrà registrare le sue risposte in un lasso di tempo determinato. La tipologia e il numero di domande e la durata concessa per rispondere, sono variabili e vengono definite dall’azienda a seconda delle proprie strategie di recruiting. Una volta completata l’intervista virtuale, si invia la propria registrazione. E’ una prova di screening a cui, può far seguito, successivamente un colloquio online o di persona.

vantaggi dell’implementazione di questo strumento sono facilmente ricollegabili all’opportunità data ai selezionatori di “visionare” i candidati mentre rispondono alle domande proposte, facendosi dunque già un’idea del loro standing e dello stile comunicativo. Parliamo poi anche di un netto miglioramento in termini di tempi e costi di selezione, oltre che a un maggior coinvolgimento della linea nel processo di recruiting.

Esistono molti vantaggi anche per il candidato come:
– Se si sta già lavorando, si può evitare di chiedere un permesso per recarsi al colloquio;
– Più tempo per prepararsi e la tranquillità di muoversi in un ambiente familiare data la possibilità di svolgerlo ovunque anche a casa;
– La consapevolezza che si tratta di un evento stressante in un segmento ridotto e quindi più gestibile.

Ecco alcuni consigli per affrontare al meglio il colloquio in differita:

Per prima cosa inizia a lavorare sulla capacità di sintesi per imparare a raccontare la tua storia e il percorso formativo e professionale in pochi minuti.

Ecco un facile esercizio:

Prendendo spunto dalle domande tipo che adesso ti elencherò, inizia a rispondere di fronte alla funzione video attivata del tuo smartphone e verifica il tempo di risposta.

  1. Mi dica qualcosa di lei. 
  2. Perché si è candidato per questa posizione? 
  3. Quali sono i suoi punti di forza? 
  4. Quali sono le sue debolezze? 
  5. Quali sono stati i suoi risultati fino a ora? 
  6. Qual è stata la situazione più difficile affrontata al lavoro? 
  7. Che cosa le piaceva e cosa non le piaceva del suo ultimo lavoro? 
  8. Quali sono i suoi obiettivi per il futuro? 
  9. È disposto a trasferirsi? 
  10. Dove si vede tra cinque anni?

Verifica in quanto tempo sei riuscito a rispondere.
Il tuo obiettivo è stare tra i 60 e i 120 secondi.
Registrandoti e rivedendoti potrai notare tanti aspetti di te su cui generalmente non rifletti o ai quali più semplicemente non presti particolare attenzione, come il lessico e la tua proprietà di linguaggio, riuscire a centrare la risposta, il rapporto che hai con il tempo.

Per vere una mia consulenza di orientamento lavoro o coaching clicca qui

Il digital detox ai tempi del Covid-19: Evento Online con il Comune di Ravenna

Il 28 Maggio sono stato invitato dal Comune di Ravenna e da Agenda Digitale Ravenna alla tavola rotonda online “Il Digital Detox nell’era post Covid-19: Opportunità nuove per le città?” l’evento ha coinvolto me ed altri interlocutori, abbiamo affrontato questa tematica, con il lockdown che ha portato le competenze digitali in primo piano con un aumento di utilizzo di tutti gli strumenti digitali, non solo per uso professionale, dovuto allo smart working, ma anche per alimentare rapporti quotidiani e personali, con utilizzo di messaggistica istantanea e videochiamate con persone vicine o lontane che non potevamo vedere di persona.

Il digital in questo periodo ci ha reso la vita e il lavoro migliore, aiutandoci a farci comunicare e velocizzare processi lavorativi, ma anche riempendo ancor di più il nostro tempo, facendoci perdere di vista i confini di spazio e di ruolo.

Una premessa d’obbligo, come ho scritto nel libro “Offline è bello” edito dalla Franco Angeli “La tecnologia ci aiuta molto, non è pensabile tornare indietro, ma dobbiamo imparare a usarla e gestirla, nei modi e tempi coretti”, tengo a precisare che ha migliorato le abitudini ed elevato le nostre performance, ma è importante anche vivere un rapporto con il digitale sano, sostenibile e produttivo per migliorare la qualità della vita; questo significa anche prendersi del tempo per disintossicarsi dal digitale e imporsi disciplina e regole per un corretto utilizzo. Queste regole dovrebbero impostare anche le organizzazioni lavorative.

 

3 svantaggi del troppo utilizzo del digitale al tempo del covid:

1) Svalorizzazione del fattore tempo – con perdita dei confini tra vita personale e privata, il work life balance, ora risulta ancora in pericolo.

Rimedio: utilizzare il digitale solo se strettamente necessario, altrimenti privilegiare altri strumenti di contatto e di scambio (meglio una telefonata).

Negli ultimi anni abbiamo visto la trasformazione dei luoghi di lavoro; con gli smartphone e le email di lavoro connesse al cellulare personale, molti dipendenti hanno sempre maggiore facilità a stare in contatto con il lavoro o addirittura a svolgerlo al di fuori del tradizionale ufficio, compromettendo, così, la vita quotidiana extra lavoro. La facilità e la diffusione della connessione, crea spunti per contatti e confronti più continuativi, non più in presenza ma dietro ad uno schermo.

 2) Sovraffaticamento cognitivo: utilizzando solo strumenti digitali e comunicando contemporaneamente con più persone, non siamo in grado di ricevere la completezza del segnale non verbale della comunicazione, con conseguente aumento di ricezioni di segnali che dovevano essere elaborati in maniera diversa cognitivamente, senza più feedback e conferme immediate. Inoltre, le riunioni con più persone ci creano un effetto palcoscenico che non tutti erano pronti a gestire.
Già si parla di nuovi fenomeni come la “zoom fatigue” data dalle troppe riunioni sviluppate dietro ad uno schermo, che stancano anche la vista.

Rimedio: fare pause più prolungate tra una sessione online e l’altra. Prediligere altri strumenti.

3) La dipendenza da strumenti social e digitali: e’ stato ampiamente studiato che la gratificazione di ottenere un like è più forte di stare nella realtà poiché si diffondono ormoni come la dopamina e successivamente serotonina che ci danno un benessere immediato; creiamo una lista di amici virtuali che possono seguire le nostre attività/post anche dall’altra parte del mondo, abbandonando i contatti reali. Fare riunioni online è più facile e immediato di vedersi di persona in un luogo fisico, ancor di più in questa fase che non abbiamo ancora tutte le libertà e ci porta a ritardare un contatto personale.

Nel futuro eventi e gesti che ci sembravano scontati acquisteranno un altro significato e valore, questo ci offrirà maggiore attenzione nel rapporto interpersonale. La riscoperta delle risorse interiore e degli affetti più cari, hanno riportato alla ribalta il tema del benessere fisico e psico-emotivo; la ricerca dell’equilibro interiore ci porterà a vivere di più la presenza fisica, vivendo il qui ed ora, riscoprendo la forza di una discussione e il confronto dal vivo, occhi negli occhi.

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La nuova rinascita: la stimolazione sensoriale per attivare le emozioni potenzianti e le risorse interiori

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Le emozioni sono stati di attivazione che coinvolgono l’organismo ed influenzano il modo in cui noi elaboriamo le informazioni guidandoci nell’attribuire i significati a tutto ciò che ci succede. (Siegel  2001)

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicologiche, a stimoli interni o esterni, naturali, ogni esperienza emozionale è personale, unica, indiscutibile e dilagante ed è legata alla interpretazione che si da all’evento, in questo periodo storico alcune emozioni come la paura, tristezza, rabbia, disgusto e disprezzo hanno preso il sopravvento su quelle della gioia e sorpresa.

Un primo passo fondamentale consiste nel prendere consapevolezza, riconoscere e decifrare le proprie emozioni che sono fenomeni della vita relativamente brevi, quando persistono per un lungo periodo si parla di stato d’animo

L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni, un allenamento capace di integrare pensieri e sentimenti per prendere decisioni sostenibili che sia a favore del nostro benessere e delle persone intorno a noi.
I. E. è l’unione del concetto di Intelligenza (di solito legata al cervello razionale) ed Emotività (termine che fa riferimento più alla primordialità e all’istinto) come la capacità di saper integrare emozioni e pensieri e far dialogare la parte razionale del nostro cervello con quella emozionale.

In occasione dell’International Coaching Week di ICF Italia l’8 Maggio dalle 17.00 alle 18.30 terrò un webinar gratuito: La nuova rinascita: la stimolazione sensoriale per attivare le emozioni potenzianti e le risorse interiori, che ti permetterà attraverso la stimolazione sensoriale, la visione di immagini, il suono della musica, la narrazione e domande potenti di attivare il mondo emotivo interiore riconnettendoci e mettendo luce sulla parte migliore di noi stessi. Ai partecipanti verrà richiesto di bruciare un incenso o un’essenza preferita. Clicca qui per partecipare gratuitamente

Per approfondire questa tematica ti consiglio la visione di un altro webinar gratuito: L’intelligenza  emotiva come competenza distintiva per la Rinascita Interiore, svolto in collaborazione con Rinascita Digitale.