Il tempo rigenerativo

Seneca diceva: “La vita è divisa in tre momenti: passato, presente, futuro. Di questi, il momento che stiamo vivendo è breve, quello che ancora dobbiamo vivere non è sicuro, quello che già abbiamo vissuto è certo.”

In questo tempo difficile riemerge il valore di prendersi cura di sé stessi e degli altri, a livello sociale ci siamo resi conto che avere buona salute non è scontato e questa è diventato un valore primario.

Rendiamo questo momento di #iorestoacasa, davvero un tempo per riflettere e dedicarci alle cose davvero importanti per noi.  Attiviamo i meccanismi protettivi presenti nel nostro organismo, cercando di svolgere attività che permettono al nostro cervello il rilascio di ormoni come serotonina ed endorfine, permettendoci anche di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Cerchiamo di creare delle routine permettendoci di stabilizzare, quello che gli psicoterapeuti chiamerebbero “stabilizzazione del campo”. Ossia offrirci sicurezza mantenendo routine giornaliere sane che dipendono da noi e che ci tengono lontano dalla malattia. Io la chiamo ricerca di senso o significato: occorre prima di tutto stabilizzare le immagini interiori offrire un significato a ciò che pare incerto. Afferriamo razionalmente ciò che noi possiamo fare con questa situazione. II fine ultimo è quello di restare calmi, cercare i talenti o le risorse interiori e capire come utilizzarle a nostro favore.

In questo ci viene in aiuto la nostra competenza definita intelligenza emotiva, ossia quella capacità naturale e migliorabile con l’allenamento di integrare pensieri ed emozioni per prendere decisioni sostenibili che sia a favore del nostro benessere che di quello altrui.

Ciò significa iniziare ad osservare noi stessi e non le situazioni esterne.

Per far questo propongo un primo esercizio per imparare a riconoscere ciò che sta accadendo dentro di noi e direzionarlo a nostro favore.

Per prima cosa poniti delle domande potenti:

Cosa sto provando adesso? Potrebbe essere ansia, paura, rabbia, frustrazione

Dove provo questa emozione e la colloco, nel mio fisico? La Gola, il petto, il cuore, la pancia…

Quanto è forte l’emozione da 1 a 10? Valuta il tuo stato emotivo in questo momento

A questo punto accogli l’emozione e lascia che la stessa fluisca e si intensifichi senza opporre resistenza, segui la sua naturale attivazione. Tocca la parte del corpo che senti più coinvolta.  Come un surfista surfa sulle onde fai altrettanto con l’emozione e segui l’onda, lasciando che raggiunga il picco.

Quando il picco sembra terminare posso utilizzare l’immaginazione e attivare gli altri sensi, pensare ad un profumo per il quale sentiamo affinità o un paesaggio naturale che ci crea calma.

 

Si otterrà un rilascio naturale dell’energia.

Jung diceva che la psiche ha bisogno di immagini. Occorre sapere cosa serve alla nostra psiche. Stiamo fermi e accogliamo il disagio quando arriva.

Lucrezio diceva: nel mare in tempesta possiamo farci travolgere dalle emozioni ma anche guardarle con un occhio di distanza.

Con l’immaginazione possiamo attivare risorse interiori. Il ricordo di un posto che evoca calma e sicurezza. Immergiti nell’immagine e senti il più possibile la calma. Trova e scrivi la tua risorsa interiore che ti attiva l’immagine: coraggio, volontà etc…

La paura annienta il libero arbitrio e rende facilmente vulnerabili all’altrui volere. La paura ha una funzione adattiva ma se non ben gestita può facilmente degenerare in terrore e portare la manifestazione della parte peggiore dell’essere umano.

Solo rimanendo centrati e consapevoli è possibile occuparsi di ciò che necessita attenzione evitando degenerazioni emotive come il terrore e l’allarmismo.

A questo punto chiedersi? cosa è importante fare per calmarsi?

Quando iniziamo a capire e percepire ciò che è nascosto dentro di noi iniziamo a recuperare controllo e fiducia. Non bisogna perdere la propria rotta. Occorre ascoltare la propria guida interiore il proprio SE.

Rendersi Responsabile, cioè abili a rispondere e recuperare il timoniere interno e seguire la propria rotta. La psiche deve essere immersa nel benessere.

Seneca diceva: “Un timoniere di valore continua a navigare anche con la vela a brandelli”.

Il respiro: un’altra risorsa è imparare a respirare di pancia. Cioè riempiendo d’aria anche le zona inferiori dei polmoni. Si può fare un training giornaliero imparando a fare respiri profondi inspirando a fondo dal naso e trattenendo il fiato per qualche secondo espirando e spingendo fuori dalla bocca.

Si possono provare diversi esercizi: ad esempio un’inspirazione di 3 secondi, trattenendo il fiato per altri 3 secondi e buttando fuori contando 6 secondi. E sì può andare avanti con il training fino ad aumentare i tempi a 4-7-8 secondi.

Il respiro diaframmatico porta serenità e benessere. Se questo esercizio è fatto accendendo un incenso di un aroma che ci piace o sciogliendo un’essenza profumata con una candela abbiamo abbinato due sensazioni al nostro corpo. Possiamo inserire a piacere una musica rilassante.

E infine l’utilizzo della creatività, disegnare, dipingere, fare lavori con le mani, ceramica, lavorare con il das. Scrivere di se stessi, di ciò che si osserva; scrivere storie, fiabe. Ad ognuno il proprio hobby piacevole.

Rilassarsi colorando un Mandala, queste possono rappresentare le figure del mondo interiore e offrirci l’opportunità di ritrovare il centro di noi stessi.

Corso Online Gestire le emozioni e il Coaching: utile per imparare a comprendere le emozioni per agire in maniera più consapevole e intenzionale a favore del tuo benessere psicofisico.

Intervista al quotidiano il Giornale sullo smart working

Ecco il testo dell’intervista che mi ha concesso Giacomo Susca Caporedattore del quotidiano il Giornale, abbiamo affrontato la tematica dello smart working.

La paura improvvisa del tempo libero

Prima di entrare nell’era della grande paura c’è stata un’epoca in cui agli uomini era consentito inseguire il tempo oltre il lavoro. Tempo libero appunto, come ambizione o come miraggio.

La stessa economia fondata sui consumi si basa sulla divisione tra un tempo produttivo e un tempo improduttivo (ludico magari) in cui dedicarsi ai propri interessi, godere dei frutti delle proprie passioni, oppure perché no, adagiarsi nell’ozio. Sembra ieri, e difatti è così. Come se l’infezione da Coronavirus avesse di colpo stravolto la concezione lineare del tempo e dello spazio, di cui è specchio l’accelerazione esponenziale dei contagi, aprendo alla nostra vita quotidiana le porte di una dimensione inedita. L’Italia, sospesa nel limbo delle misure straordinarie, impara a tarare l’orologio sociale su scadenze soltanto due settimane fa nemmeno immaginabili. Scuole e università chiuse, cinema e teatri popolati a scacchiera, banconi dei bar off limits, partite di Serie A con l’eco e distanza di sicurezza sui mezzi pubblici. Insomma, che piaccia o no, è stato imposto un mese «sabbatico» per tutti. Fino a metà marzo, forse aprile. O fino a futuro decreto ministeriale.

È nel mondo del lavoro che le politiche anti-contagio stanno provocando le ripercussioni più massicce. Discutere di smart working rischia di limitare i confini della questione, se è vero che alla vigilia dell’emergenza soltanto il 2 per cento dei lavoratori italiani aveva accesso a questa modalità (circa 354mila dipendenti sugli 8,3 milioni di potenziali interessati). Un instant survey dell’Associazione dei direttori del personale (Aidp) dimostra la resilienza delle imprese del nostro Paese: sette su 10 stanno già ricorrendo allo smart working; la metà ha previsto una riduzione dei viaggi di lavoro e la sospensione delle attività di formazione. Come riassume la presidente Isabella Covili Faggioli: «Le aziende, in questi giorni concitati, hanno dovuto affrontare con senso di responsabilità la gestione dell’emergenza».

Resta però il senso di spiazzamento per chi si ritrova ad armeggiare con pc e faldoni tra il divano e la sala da pranzo, specialmente se non l’ha mai fatto prima. Massimo Perciavalle, psicologo del lavoro e career coach, spiega: «Lavorare da casa solo in un secondo momento è un problema organizzativo. È piuttosto un paradigma culturale dove è centrale l’elemento della volontarietà. Invece con il Coronavirus siamo di fronte a una costrizione, pur se per cause di forza maggiore. Non tutti i lavoratori possono reagire positivamente, dipende dalla capacità di gestione del tempo in autonomia in un ambiente domestico che non sempre è favorevole alla concentrazione e alla produttività. Il rischio inoltre, stando sempre connessi – aggiunge Perciavalle – è che nel medio/lungo termine non si riesca più a differenziare il tempo del lavoro da quello dello svago. Con le conseguenti difficoltà di adattamento. Ma il nostro sistema, sia pubblico sia privato, ha la possibilità di trarre insegnamento da questa situazione». Come se fosse in atto una «sperimentazione» del futuro su larga scala.

La clessidra del terzo millennio si sta riempiendo della sabbia di una nuova epoca «d.C.», cioè dopo Coronavirus. Non è certo un caso che prima della comparsa del paziente 0, anzi dell’anno 0 del contagio, sugli scaffali delle librerie andassero a ruba saggi e testimonianze su come «mollare tutto e ricominciare», mentre i sociologi insistevano sugli effetti benefici di un periodo lontano dalle abitudini, soprattutto al lavoro. Curioso notare come oggi – tanto più di fronte all’eventualità che quel mese sabbatico non basti e che il distacco dalla normalità si protragga a lungo – ci troviamo a fronteggiare la subdola minaccia del virus con la tipica vertigine di chi fissa l’abisso di un tempo non libero, ma svuotato.

Clicca qui per leggere l’articolo sul sito del quotidiano il Giornale

Capire la propria motivazione intrinseca sul lavoro: i valori

Nella mia professione di coach mi occupo spesso di aiutare le persone a cercare le risorse per attivare la propria motivazione.

Questo significa ricercare dentro di sé le spinte motivazionali che ci portano all’azione e che sono in linea con i nostri valori; quest’analisi permette di sviluppare la capacità di lasciarsi guidare dall’energia personale piuttosto che da quella proveniente dall’esterno.

Coinvolgere la motivazione intrinseca significa sviluppare ed utilizzare leve motivazionali interne più durevoli. Questo permetterà di mantenere un costante focus su quello che si fa e sul ”perché” lo stiamo facendo. Spesso, infatti i ritmi dell’attività lavorativa quotidiana ci fanno perdere di vista cosa ci spinge, quali obiettivi ci siamo prefissi e quale strada è necessario percorrere per ottenere migliori risultati.

Capire cosa ci spinge a, ci può aiutare ad affrontare con più serenità e determinazione le decisioni nelle scelte lavorative e trovare nuove risorse per portare a termine con maggiore impegno gli obiettivi prefissati.

L’estrazione delle motivazioni è importante anche in fase di cambiamento lavorativo o inserimento in nuovi contesti. Un bravo selezionatore sarà attento ad indagare l’aspetto valoriale della persona per capire se l’organizzazione per la quale ci si propone, permette di realizzarli.

Il valore è una credenza profonda, è tutto ciò che è davvero fondamentale per te e la cui realizzazione ti rende davvero felice; il fine che vuoi perseguire.
Diventa una bussola che guida la tua vita professionale e prenderne consapevolezza ti farà capire la tua essenza e ti congiungerà con la tua Unicità.

La domanda guida è : cosa desideri ottenere realmente dal tuo lavoro (qual è il fine che ti spinge a dare il massimo nella tua attività?)
Ecco una serie di valori lavorativi su cui riflettere. Sarebbe opportuno che si faccia un’analisi del periodo per capire il valore che guida le proprie scelte professionali e la motivazione al risultato. Solitamente ci sono due spinte motivazionali che guidano; mantenerle flessibili ti aiuterà nei momenti di difficoltà per permettere, nel momento in cui un valore non è soddisfatto, di far leva sul secondo.

Carriera ed avanzamento:
essere motivati dal prestigio personale o dall’idea di affermazione professionale.
Rientra in questa categorie chi nel lavoro è spinto dalla possibilità di carriera e dai possibili guadagni più elevati.
Chi possiede questo valore solitamente tende anche ad ottenere posizioni di leadership o di potere /comando

Relazioni sociali:
Chi ha questo valore sente forte l’utilità sociale, ossia vuole rendersi utile per qualcuno.
Essere motivati dalla possibilità di contribuire a creare un ambiente di lavoro piacevole e collaborativo, prediligendo stima e rispetto tra i colleghi e fornitori.

Creatività o sviluppo personale:
Crede in questo valore chi è focalizzato sulla crescita personale, sul proprio sviluppo di competenze, più che sulla carriera. Si è maggiormente soddisfatti in un lavoro in cui c’è varietà delle mansioni, la possibilità di espressione personale, creatività, e di sperimentare.

Autonomia ed indipendenza:
Crede in questo valore chi sul lavoro cerca sfide da superare, o nuove assunzioni di responsabilità; ma anche chi ha necessità di autonomia, per gestire il tempo come preferisce, per avere un buon bilanciamento vita privata e vita lavorativa.

Sicurezza:
E’ spinto da questo valore chi nel lavoro cerca dapprima un rapporto di lavoro continuativo, e chi è focalizzato più sulla stabilità economica, ricercando tranquillità, e ruoli più definiti e strutturati.

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Uno strumento per individuare obiettivi professionali chiari e raggiungibili, comprendere il proprio focus e prendere una direzione precisa. Per sviluppare un piano d’azione utilizzando al meglio anche gli strumenti 3.0 del nuovo millennio e attuare una strategia di personal branding vincente e redditizia

 

The Points of You: il coaching game nelle sessioni di coaching

Il gioco è un potente alleato all’interno dei percorsi formativi esperienziali e diventa una metafora interessante per implementare la creatività e sviluppare nuovi pensieri in un percorso di coaching. Attraverso il gioco si possono superare le rigidità insite negli schemi abituali, accedendo a livelli di esperienza e pensiero più profondi, che facilitano il processo di crescita personale e potenziamento delle proprie potenzialità interiori.

Lo strumento The Coaching game sviluppata dalla Società Points of You ® nasce  in Israele proprio con questa finalità.

Lo strumento si presenta come un gioco basato su 65 carte stimolo, composte da una serie di immagini accuratamente selezionate da fotografi internazionali e contrassegnate da una parola stimolo. L’immagine può essere interpretata in maniera personale a seconda di ciò che la persona proietta di sé stesso. Ogni interpretazione può essere più aderente alla realtà rappresentata dalla carta o allontanarsene, partendo dallo stimolo fornito, per darne un’interpretazione creativa.

L’esposizione delle carte di  The Coaching Game si basa sull’interazione tra immagine e parola: questo doppio stimolo sollecita sia il lato creativo di chi la guarda che il lato riflessivo e analitico. L’associazione tra le due non sempre si basa su una discrepanza, tanto da creare un momento di smarrimento nell’osservatore che viene sollecitato a mettere in campo sia le sue parti emotive che quelle razionali, coinvolgendolo in un’esperienza che lo spinge ad allargare i suoi orizzonti per decifrare i due stimoli ricevuti e decodificarli.

Il metodo The Points of You è utilizzato sia all’interno di sessioni di gruppo sia all’interno di un percorso di coaching individuale e permette alla persona di sviluppare nuovi pensieri più funzionali agli obiettivi che vuole realizzare.

Attraverso le immagini nelle sessioni si può focalizzare meglio la situazione attuale, presente e arrivare alla visualizzazione della propria situazione ideale, futura, in maniera più creativa e riflessiva.

Il metodo si basa su 4 fasi che rendono il metodo concreto e applicabile per fare progressi nel coaching:

– L’avvio del processo è un momento di pausa: prendersi del tempo per stare con se stessi

– La scelta della carta (face down o face up) e la riflessione e la ricerca per libere associazioni e pensieri del significato

– La riflessione sulle nuove suggestioni raggiunte

– Lo sviluppo di un pino d’azione entro 24 ore, entro una settimana ed entro un mese dalla sessione.

Tutti i tools facilitano la via che porta al cambiamento: questo si realizza infatti quando abbandoniamo gli schemi di pensiero consueti e sperimentiamo nuove prospettive, uscendo dalla nostra zona di comfort. Acquisire questa modalità di pensiero creativo e flessibile è un’abilità utile tanto nella vita privata quanto nella sfera professionale, sia individuale che a livello organizzativo.

Il Modello esperienziale di coaching al lavoro e alla carriera

Quanto sei soddisfatto della tua situazione lavorativa attuale?
Cosa cerchi nel lavoro e nella professione?
Su cosa va ad influire la tua condizione lavorativa? Umore, stato d’animo, salute, rapporti interpersonali?

Quando la realizzazione professionale ritarda o quando sentiamo che le cose nel quotidiano lavorativo non vanno propriamente come noi vorremmo, questa insoddisfazione si ripercuote anche nella nostra sfera emotiva, nelle relazioni professionali e in quelle personali e a quel punto ci accorgiamo di aver bisogno dell’aiuto di una persona esterna che ci orienti e ci faccia comprendere la strada.

A volte siamo consapevoli dei motivi della nostra insoddisfazione lavorativa altre volte meno e non riusciamo sempre a trovare le giuste soluzioni: aspettative non corrisposte nel tempo, impossibilità di esprimere appieno la propria creatività, poca autonomia, routine, mancanza di attività continuative.

La conseguenza è di iniziare a perdere la fiducia in se stessi, compiendo, spesso, azioni automatiche, inconsapevoli e ripetute che auspichiamo ci portino, prima o poi, ad evolverci e a cambiare un poco alla volta; aspettiamo qualcosa dall’esterno che ci tiri fuori dalla situazione attuale, o che accada qualche evento importante a cambiare la situazione; invece avviene proprio il contrario; ci ritroviamo ogni giorno più insoddisfatti, ad affrontare i soliti problemi e le solite mancanze: aspiriamo ad un nuovo lavoro o a nuove mansioni, sentiamo il bisogno di continuità o di cambiamento e non riuscire facilmente a realizzare le nostre aspirazioni ci crea frustrazione ed ansia.

La percezione generale è di non trovare mai il tempo per fermarsi e riflettere su se stessi e sul mondo che ci circonda: la vita scorre, noi facciamo esperienze di vita ma non abbiamo la possibilità di interiorizzare ed assimilare ciò che avviene; sembra restare tutto in superficie e  non sembra restino tracce coscienti e memorabili della nostra essenza più profonda; così quando ci si ritrova in un momento di difficoltà, come la mancanza di lavoro, o un cambiamento professionale significativo non previsto, si rimane senza idee su cosa fare e non si riescono a recuperare le risorse interiori, anzi nel peggiore dei casi le persone pensano di non possederne.

Inizia un circolo emotivo vizioso per cui ci sfugge il controllo del nostro stato emotivo, iniziamo a sentirci più agitati e ansiosi e le occasioni mancate.

Non si riescono a controllare e definire i propri stati emotivi ricorrenti perché ci si sente inadeguati e non preparati, mentre le cose, fuori, si evolvono velocemente.

Il coaching al lavoro e la carriera, è un colloquio tra una persona esterna alla situazione ed esperta del mercato del lavoro e un’altra in difficoltà, disorientata e senza punti di riferimento. Questo strumento si rivela potente perché permette di attivare le proprie risorse interne, spesso sopite, focalizzarsi su un obiettivo professionale più chiaro e attraverso un paino d’azione condiviso arrivare ad una piena realizzazione nel lavoro e la carriera.

Come coach professionista, intervengo spesso con persone che si trovano in situazioni di sfiducia e difficoltà dovute anche per la mancanza di una propria visione professionale o nel non sapere come realizzarla.

Si parte dal presupposto che non c’è mai una piena soddisfazione lavorativa e professionale se non intraprendendo anche un percorso di sviluppo e riflessione personale.

Nella prima parte del modello di consulenza si evidenzia un per-corso di autoconsapevolezza alla scoperta dei principi fondamentali ai quali ognuno di noi dovrebbe ispirarsi e che dovrebbero guidarci giornalmente fino al raggiungimento della nostra serenità interiore e al benessere fisico e psicologico a cui tutti noi aspiriamo.

Ci si può impegnare nel proprio cambiamento Professionale ma occorre prima di tutto iniziare ad agire su tre aspetti su cui si basa il mio modello di coaching:

  • Creare autoconsapevolezza delle proprie risorse
  • Costruire e mantenere l’atteggiamento mentale che crei nuova fiducia in se stessi
  • Delineare obiettivi chiari e un piano d’azione concreto e fattibile

Nel percorso di coaching propongo ai miei clienti di mettersi, in un primo momento, in una posizione di non azione, come osservatori e ascoltatori distaccati e silenti di se stessi e del mondo che li circonda, per cercare il senso delle proprie azioni e della propria vita personale e professionale.

Occorre avere il coraggio e la forza di fermarsi un attimo, guardarsi dentro e cercare un nuovo focus. Occorrerà intervenire sulle proprie abitudini e percorrere un nuovo cammino fatto di riflessione, messa in gioco, apprendimento, impegno e determinazione.

Il percorso di coaching è come un viaggio, che attraverso esercizi, domande e riflessioni ti porterà a guardarti dentro, contemplare, imparare e prendere consapevolezza del tuo atteggiamento attuale, dei pensieri che ti influenzano; conoscere le tue credenze più profonde per trasformarle e renderle più potenzianti ed efficaci al fine di realizzarti nella professione ed essere più sicuro nella tua vita relazionale di tutti i giorni.

Per saperne di più scrivimi a m.perciavalle@makeitso.it

Come superare una prova di assessment di selezione del personale

Nelle mie sessioni di consulenza alla carriera mi trovo a supportare molti miei clienti sul superamento di colloqui o prove di gruppo. Ecco alcune osservazioni e considerazioni utili:

Gli assessment sono delle prove di selezione svolte in gruppo, che prevedono l’osservazione e la valutazione dei tratti più personali e attitudinali. Solitamente i selezionatori esperti le propongono per valutare le skill relazionali e organizzative di ruoli che prevedono il contatto con le persone e responsabilità su altri. Figure junior di coordinamento o dove l’aspetto di comunicazione è fondamentale: ad esempio, figure di account, venditori, oppure team leader, project manager.

La prova di gruppo mira a valutare le capacità comunicative e relazionali come l’ascolto attivo, la leadership, le capacità di mediazione e di organizzazione del lavoro e soprattutto quelle di lavoro in gruppo. Analizza alcuni tratti di personalità e la gestione delle proprie emozioni. Per tali motivi non vanno confuse con le prove di tipo tecnico.

Le prove di gruppo prevedono la presenza di più selezionatori – osservatori, alcuni sono silenti e prendono nota della dinamica e dei comportamenti agiti durante le prove. Solitamente il rapporto è di due candidati osservati da ogni selezionatore.

Premesso che ogni Società di selezione organizza e gestisce le prove di gruppo, in maniera originale e secondo le caratteristiche di personalità e competenze specifiche di ogni profilo ricercato, indichiamo, in genere, le prove più diffuse.

Solitamente la prima prova prevede un’autopresentazione di sé e del proprio percorso di studi in un tempo prestabilito, solitamente 3-4 minuti a persona.

Consiglio di strutturare e preparare questa prova a casa, provandola magari davanti allo specchio, facendo attenzione di mettere in luce le competenze tecniche e quelle personali più in linea con la posizione ricercata.

In questa prova il selezionatore segna ed evidenzia le aree su cui il candidato si è soffermato di più e quelle che possono avere più rilevanza per il profilo. Si fa una prima idea dello stile comunicativo, della presenza e dell’allineamento delle esperienze e le paragona con il suo profilo ideale.

Una seconda prova da affrontare potrebbe essere la discussione libera del gruppo di candidati su un argomento di attualità. Il consiglio in questo caso è quello di rendersi partecipe alla discussione in maniera assertiva, ossia né passiva né aggressiva, ma sempre propositiva.

L’altra prova può essere più strutturata e può riguardare lo stimolare una discussione detta “senza leader assegnato”, in cui si chiederà in un tempo massimo di 40 minuti di risolvere o dare un giudizio di valore su un caso scritto. Vi si chiederà di scegliere tra varie alternative, e di fare alcune scelte, prima individualmente e poi condivise in gruppo, con la finalità di creare una graduatoria unanime di soluzioni.

In questo tipo di prove è bene essere sé stessi, evitando di essere troppo rigidi sulle proprie posizioni o critici, non rimanere troppo legati alle prime scelte individuali svolte ma capire le volontà di tutti, rimettendosi in discussione. Il comportamento più adeguato è di essere cooperativi, flessibili e di attivare nei confronti degli altri membri del gruppo un ascolto attivo ed una collaborazione adeguata.

Altre possibili prove, in alternativa o a completamento, possono essere prove con ruoli prestabiliti, assegnati, in cui ad ogni partecipante viene dato un obiettivo da raggiungere nella discussione diverso e competitivo rispetto a quello degli altri. Anche qui è bene attivare una comunicazione negoziale e non mostrarsi mai aggressivi.

Le prove di gruppo possono essere intervallate dalla compilazione individuale di questionari auto- valutativi o di tratti di personalità;

Alla fine della giornata, potreste affrontare anche un colloquio motivazionale, individuale, di più breve durata. Quest’ultimo può essere somministrato anche in un giorno diverso, solo ai candidati selezionati.

Una prova senza ruoli definiti o assegnati molto nota ed utilizzata si chiama “la donna sul ponte”. Questa prova è decontestualizzata da uno specifico settore lavorativo ed è solo uno stimolo per attivare una discussione in un gruppo di lavoro di massimo 8 persone.
Gli osservatori, solitamente uno per ogni persona presente nel gruppo, fanno valutazioni qualitative, valutando non tanto il contenuto della discussione o il fine ultimo della prova ma quanto la modalità di interazione e comportamento agito tra le persone.
I selezionatori, in genere nelle prove di gruppo, per ogni candidato valutano in particolare:

  • i turni di parola, ossia quante volte la persona prende parola. Più si parla più risultate attivi nell’interazione e influente del gruppo.
  • le capacità di ascolto: fate attenzione a non interrompere gli altri mentre parlano o a sovrapporvi.
  • di integrazione con il gruppo, mostratevi flessibili e alleatevi con gli altri candidati. Preferite una posizione di mediazione piuttosto che di leader a tutti i costi.
  • Ma anche la capacità di orientamento al compito, ossia valutano come organizzate le informazioni, se siete attenti ai tempi di lavoro.
  • Leadership: i selezionatori cercano di comprendere quanto siete una persona portata alla guida piuttosto che a seguire gli altri. In questo caso siate voi stessi.

Attraverso le Sessioni di Coaching,  sarai in grado di superare colloqui individuali e di gruppo per raggiungere la situazione di impiego che vuoi e sentirti più felice e soddisfatto nella vita di tutti i giorni, contattami per saperne di più.

Work Life Balance: il metodo P.I.A.N.O. (©)

Work Life Balance Concept. The meeting at the white office table.

«Il work life balance» è sempre più un’esigenza che permette alle persone impegnate giornalmente in progetti di business di recuperare quelle energie e quelle forze prima mentali e poi anche fisiche per ricaricarsi ed essere più lucidi.

Coniugare in modo equilibrato l’impegno professionale e i bisogni personali è un tema di cui anche le aziende se ne stanno facendo carico, dando maggiore attenzione a percorsi di coaching o sviluppo personale per i propri manager sempre in tensione per raggiungere risultati sfidanti in un mercato competitivo.

Le organizzazioni che pongono centralità sul tema del «work life balance» definiscono questo aspetto fondamentale non solo per migliorare la retention dei talenti, ma anche per aumentare il livello di engagement di chi lavora nell’organizzazione.

I programmi vincenti sono quelli che riducono il controllo sui tempi e sulle modalità di svolgimento del lavoro e puntano ad innalzare il livello di professionalità delle persone.

Ma per fare questo occorre intervenire sulle proprie modalità di organizzare e gestire il tempo di lavoro e recuperare competenze di metodo e pianificazione.

Il tempo è una risorsa diffusa, uguale per tutti; ma il tempo non è infinito ma limitato e non si può immagazzinare né recuperare, lo si può solo organizzare.

Nell’era del web e delle distrazioni cibernetiche il tempo ci sfugge, non riusciamo a  dedicarci alle attività importanti per noi e il nostro business in maniera costante e questo diventa un fattore disturbante che nel lungo periodo porta conseguenze prima sul nostro umore e successivamente sulla nostra salute.

Le tecniche per ritagliarsi il tempo e per fare le attività importanti sono molteplici ma il segreto è quello di mantenersi saldi e costanti su quello che ci siamo prefissati e di iniziare ad essere più rigorosi sui messaggi non utili in quel momento per la soluzione dei nostri progetti.

E’ necessario recuperare attitudini personali come la disciplina e la costanza: fare in modo che niente possa disturbare il raggiungimento del proprio obiettivo.

Nelle mie sessioni di coaching presento ai miei clienti il metodo P.I.A.N.O (©) qui spiegato per organizzare e gestire meglio il proprio tempo e recuperare l’equilibrio tra vita privata e lavorativa; occorre imporsi ad utilizzare questo metodo sia che si tratti di attività personali sia di attività di business.

Bisogna valorizzare il tempo dedicato a se stessi; questo rimane l’unica fonte di recupero per attivare nuove energie in campo di business.

Ma la neurofisiologia ci insegna che abbiamo bisogno di ricompensarci anche in maniera diversa, con attività che stimolano il relax e il sorriso in genere, il nostro sistema nervoso; queste a loro volta attivano i neurotrasmettitori di monoamine (serotonina, dopamina e noradrenalina) che hanno la funzione di modificare l’umore, il carattere, placare l’aggressività, oltre che stimolare l’apparato respiratorio, cardiovascolare e molto altro.

Ecco delle semplici regole per mettere in campo nella tua quotidianità il metodo P.I.A.N.O (©)

  • Pianifica la tua giornata scomponendola in sessioni di tempo.
  • Identifica le attività che ti risultano importanti e prioritarie da portare a termine. Dovrebbero essere attività con scadenza più lunga e non ancora in urgenza.
  • Annota cosa fare in quella sessione di tempo dedicata; prendi l’agenda e segna la sessione temporale dedicata a quella attività come se fosse un vero e proprio appuntamento. Devi prenderlo con la serietà di un qualsiasi altro impegno.
  • Neutralizza ogni distrazione; tieni la suoneria bassa o lo smartphone lontano, chiudi e disconetti ogni app e social, se non necessari per quell’attività.
  • Obbligati a rispettare quell’appuntamento, non cancellarlo e non saltarlo e fai in modo che in quel lasso di tempo nessuno ti disturbi. Inizia a concentrarti. Se ti può essere utile attiva un timer o un contaminuti, anche quelli da cucina e impostalo sul tempo che hai deciso di dedicare alla sessione.
  • Fai esattamente le attività che ti sei prefissato.
  • Se il tempo è terminato puoi interromperti. Se non hai terminato puoi decidere di dedicare un’altra sessione più breve per completare.
  • Prima di chiudere la sessione temporale ritorna a svolgere un nuovo P.I.A.N.O. (©) per l’indomani
  • Alla fine del progetto premiati e sii soddisfatto di te stesso!

Se sei interessato alla mie sessioni di coaching scrivimi a m.perciavalle@makeitso.it

Elogio dell’ozio

Riposo, relax, ozio. Comunque lo chiamiate, non il padre dei vizi, ma il tempo in cui si fanno i conti con sé stessi e ci si realizza in maniera creativa. Perché l’uomo non è solo ciò che produce.

Sono stato intervistato da Barbara Autori per la rivista mensile Nuovo Consumo riservata per i soci Unicoop Tirreno

Ecco lo speech della mia intervista:
Un’intera giornata dedicata a riposarsi. Un sogno che diventa realtà il 15 Marzo, data in cui si celebra la Giornata Mondiale del Sonno (worldsleepday.org). Un’occasione unica per indugiare senza sensi di colpa. Sonnecchiare dopo pranzo.
Starsene in panciolle. Non pensare a niente e ricaricare le pile. Piccole e grandi pause fatte di ozio: quel dolce far
niente spesso rimandato al momento delle vacanze ma che, invece, dovrebbe appartenere alla vita di tutti i giorni. «I pensieri delle tante incombenze giornaliere – sottolinea Massimo Perciavalle, psicologo del lavoro – spesso impediscono di concentrarsi sul proprio essere. È nei momenti di ozio, invece, che è più facile riavvicinarsi alle proprie emozioni e meditare sulle nostre caratteristiche affinché possano essere valorizzate». 

Valorizza le tue competenze

Nel mese di dicembre ho sviluppato un Webinar sul tema delle competenze e su come valorizzarle, grazie al portale del lavoro Jobadvisor.

Nel Webinar ho parlato dell’importanza delle competenze soft per l’inserimento professionale in azienda e per il raggiungimento di obiettivi di performance eccellenti.

Le competenze soft o morbide rappresentano la parte più vicina a noi, sono le inclinazioni e i tratti di personalità che mescolati con l’esperienza, le conoscenze pregresse e la motivazione permettono alle persone di attivare comportamenti performanti.

Ci sono diverse ricerche sulle competenze del futuro soprattutto delle università americane che fanno riferimento all’ importanza di questi aspetti più che a quelli tecnici e specialistici che possono fare la differenza tra una persona ed un’altra in ingresso in azienda ma anche tra un professionista ed un altro.

Eccone la descrizione delle 5 più importanti per me:

  1. Problem Solving: estrarre significati e concetti da grandi quantità di dati. Saper guardare altri punti di vista e trovare soluzioni agevoli in un mondo complesso
  2. Intelligenza emotiva e sociale: include le competenze comunicative e relazionali, di leadership, la negoziazione, il riconoscimento dei propri stati emozionali per navigarli e saper affrontare difficoltà e conflitti con efficacia;
  3. Pensiero critico: sono le capacità di individuare soluzioni oltre le cornici di riferimento prestabilite; essere propositivi e autonomi nel pensiero.
  4. Flessibilità Cognitiva: avere una mente aperta e capacità di comprendere, integrare e applicare nel proprio lavoro aspetti di diverse discipline;
  5. Capacità di collaborare in gruppo anche in ambienti virtuali: saper lavorare in gruppo sia dal vivo ma anche in maniera virtuale, scambiando informazioni in maniera più veloce e sintetica;

Alcune competenze riguardano più la capacità di gestire mole di dati e sono più cognitive: “dare senso” a informazioni e situazioni, cogliendone il significato profondo, ma saper anche mescolare più saperi.

Altre, invece, fanno riferimento più alla relazione, alla negoziazione e alla capacità di navigare i nostri stati emotivi interni.

L’analisi di queste competenze, quindi, ci fa capire come per fare la differenza nei contesti organizzativi attuali, in grande mutamento e altamente informatizzati, non occorre solo apprendere nuovi saperi, ma soprattutto occorre investire e sviluppare se stessi, per rendersi aperti a sperimentare nuovi modi di agire e comportarsi.

Intervista al quotidiano Il Giornale

Sono stato intervistato dal quotidiano “Il Giornale” su come evitare i conflitti nel lavoro.

Confidenze, sorrisi e pazienza: il decalogo per lavorare felici

Psicologi nelle aziende per evitare i conflitti:
«Ma attenti ai compromessi, possono schiacciare i meno forti»

Consigli in pillole, suggerimenti e piccoli accorgimenti. Perchè a volte correggere la rotta è più facile di quello che pensi e porta a grandi mete.

Anche al lavoro, che competitivi e felici non è uno slogan da pubblicità ma qualcosa di concreto. A partire proprio da quel tuo collega con cui condividi la scrivania e che a volte proprio non sopporti, o da quel gruppo di lavoro con cui devi passare così tanto tempo che a volte sembra la tua famiglia. L’entrata in campo di un esperto può fare davvero la differenza. È per questo che sempre più aziende ricorrono alla presenza di uno psicologo che supporti emotivamente i dipendenti, coach motivazionali che intervengono per prevenire i conflitti, aiutano a migliorare la comunicazione, suggeriscono in quale trappola non cadere per fare carriera.

Sono anni che lo psicologo Massimo Perciavalle si occupa di delicate dinamiche aziendali, fondatore della Scuola di Alta Formazione «Make it So» a Roma, career e business coach, supporta giovani e professionisti nella ricerca del lavoro. «Viviamo in contesti organizzativi in continuo cambiamento che portano le persone davanti a difficoltà individuali e di team», spiega. «In questi contesti è più facile che le relazioni si inclinino o carichi di lavoro portino a conflitti che in modo sempre più veloce alimentino sentimenti di aggressività e rabbia. Il conflitto va risolto sul nascere». Facile a dirsi, ma da realizzare, meglio affidarsi allora a uno del mestiere, a una Wendy Rhoades, proprio come nella serie televisiva Netflix «Billions», capace di motivare e tenere unito il team. E c’è una Wendy Rhoades anche nel trevigiano, alla Velvet Media, azienda di marketing con filiali a Bangkok, Denver e Dubai. «L’azienda- spiegano – è cresciuta esponenzialmente nel giro di pochi anni. Fatturato in crescita e soprattutto personale in aumento».

Da gestire, da amalgamare. Creare il gruppo non è facile eppure è tutto qui. Sentirsi parte di un team, crederci e dare il massimo. «Fa la differenza», racconta Damarì Feltracco, 41enne psicologa e psicoterapeuta che si occupa dei dipendenti. Lei che « valorizzerà i processi di team building in azienda». Un coach delle emozioni per aumentare la produttività in ufficio. «Vengono da me e raccontano i motivi di conflitti e i problemi. Io, in questo spazio neutro, li aiuto a focalizzare, a mettere a fuoco, da altre prospettive. E serve». A stemperare, a fare pace, a sentirsi meglio e dunque anche a lavorare di più. Sembra facile, e a sentire gli esperti, le regole base, applicabili per tutti, ci sono.

1 Non parlare, pensa. In situazioni «a rischio» meglio applicare il vecchio mantra: prima di dare fiato, conta fino a mille. A quel punto, probabilmente il sistema di raffreddamento del sistema nervoso avrà provveduto al raffreddamento. (O almeno si spera)

2 Viva l’autenticità. Meglio promuoversi per come effettivamente si è. Evitare, soprattutto durante i colloqui, di vendersi come super eroi. Le bugie in questo caso hanno le gambe più che corte, cortissime. E guai poi a non soddisfare le aspettative che il capo si era fatto. Le illusioni, ma ancora peggio le disillusioni bruciano e possono fare male.

3 Più accordi che compromessi. Come in un’orchestra, ognuno dovrebbe trovare il proprio suono, la propria nota e poi suonare tutti in accordo. Cosa diversa è invece il compromesso. Quest’ultimo, decisamente sopravvalutato, impone di fatto la rinuncia di qualcosa a qualcuno. Spesso il più debole soccombe.

4 Ricordarsi di sorridere. La felicità è contagiosa e migliora la vita di tutti.

5 Vivere costruttivo ogni giorno è un atteggiamento e bisogna esercitarsi e crederci davvero.

6 Viva il rapporto confidenziale tra colleghi. Chi lo ha detto che bisogna distinguere tra amici e colleghi? Organizzare una partita di calcetto, un cinema, rende il gruppo più unito; e lontano dal posto di lavoro i rapporti generalmente migliorano.

7 Ricordarsi sempre il giorno del colloquio. Quando hanno chiesto di elencare aspirazioni e punti forti. Ecco: sono ancora lì.

8 Parola d’ordine: personalizzare. A partire da te. Dimostrare di avere una personalità ben definita e farla emergere sempre.

9 Conflitti no grazie. Prevenire non solo facendo richieste chiare, ma sentendosi attore protagonista del conflitto, parte in causa e responsabile quanto l’altro.

10 Tutti contenti è meglio. Se si pensa esclusivamente al proprio tornaconto si va poco lontani.

Chiaro no?

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