Come portare le emozioni a proprio favore e sviluppare intelligenza emotiva nel lavoro

In quest’articolo prendo spunto per approfondire l’argomento dell’intelligenza emotiva nelle organizzazioni e lo faccio sotto forma di intervista, grazie al progetto Rinascita digitale, e a cui ho aderito con un webinar e al podcast di prossima pubblicazione e diffusione registrato con Stefano Saladino.

Cosa sono le emozioni e come influenzano il lavoro?

Le emozioni sono stati di attivazione biologico che coinvolgono l’organismo ed influenzano il modo in cui noi elaboriamo le informazioni e ci guidano nell’attribuire i significati a tutto ciò che ci succede.

L’emozione quindi è un evento fisiologico attenzionale! Vuole portare l’attenzione verso qualcosa.

Anche nelle attività lavorative proviamo emozioni, spesso cagianti ma, nel lavoro, siamo spesso abituati a dimenticarci delle nostre emozioni. Queste però alla fine compaiono naturalmente e influenzano i nostri comportamenti e la nostra performance, soprattutto se sono spiacevoli come la rabbia o la tristezza.

Non cogliamo l’occasione di percepirle e comprenderne il significato, per cui spesso perdiamo l’allenamento sulla regolazione delle stesse, e senza accorgercene ci sentiamo senza energia o stressati su lavoro.

Le emozioni non riconosciute o represse, infatti, generano a lungo termine anche disturbi psicosomatici che vanno ad influire sulla salute generale.

Come possiamo gestire le emozioni? 

La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro al tuo cuore, Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro si sveglia!” scriveva  Carl Jung

Per gestire le emozioni occorre conoscerle e guardare un po’ dentro se stessi; Le emozioni sono legate ai pensieri che noi facciamo; i pensieri, però, vanno e vengono e modificano le nostre percezioni interne con mutamenti anche veloci dal punto di vista emotivo.  I pensieri sono solo pensieri, e noi non siamo i nostri pensieri, siamo qualcosa di più complesso.

Partire dalla percezione e conoscenza in termini di variazione e frequenza delle emozioni è un primo esercizio.

Un primo vocabolario emotivo è provare a riconoscere le prime emozioni universali e innate e capire se quello che stai percependo può rientrare in una di queste macrocategorie: paura; tristezza; gioia; sorpresa; disgusto; rabbia; disprezzo.

Secondo Paul Ekman esistono diverse categorie di emozioni e di queste 7 sono universali, ossia sono proiettate sul volto, indipendentemente, dalla razza, cultura, età, sesso, posizione sociale e sono le stesse anche nei ciechi dalla nascita. E’ chiaro che in base all’intensità in cui provo l’emozione, la nomenclatura della stessa cambia. Una paura più intensa si chiama terrore, più bassa si chiama preoccupazione.

Saper identificare ,“sul nascere”, l’emozione e riconoscere i loro primi segnali significa essere capaci di autocontrollo. Questa capacità si può allenare quotidianamente anche mentre lavoriamo. Regolare l’intensità degli stati emotivi ci aiuta, inoltre a capire quali comportamenti successivi si vogliono agire, tenendo anche presente dell’obiettivo che vogliamo raggiungere.

Per questo motivo, indico le emozioni come un’importante veicolo per prendere le decisioni a breve o a lungo termine.

Le persone capaci di gestire le emozioni hanno una maggiore consapevolezza di sé e del proprio mondo interiore. Questo le rende più empatiche e predisposte ad entrare in relazione con le altre persone.

Cosa significa avere intelligenza emotiva? 

L’intelligenza emotiva è un’abilità cognitiva di elaborazione delle informazioni di tipo emotivo.

Secondo Salovey e Mayer (1990-1997) è la capacità di integrare pensieri ed emozioni per prendere decisioni sostenibili nel tempo.

E’ un allenamento quindi che comporta diverse attività

  • Riconoscimento delle emozioni: la percezione delle emozioni è un aspetto fondamentale dell’intelligenza emotiva. In questo caso, è intesa come la capacità di rilevare e decifrare non solo le proprie emozioni, ma anche quelle altrui. Un esercizio utile può essere soffermarsi ad osservare e decifrare i volti delle persone, le immagini, ascoltare il timbro della voce.
  • Utilizzare le emozioni a proprio favore: è inteso come la capacità dell’individuo di sfruttare le emozioni e abbinarle al pensiero, soffermandosi a comprendere il comportamento da agire e gli scopi che vogliamo raggiungere.
  • Comprensione delle emozioni: è la capacità di capire le emozioni e di comprenderne le variazioni e l’evoluzione nel tempo.
  • Gestire le emozioni: consiste nella capacità di regolare le emozioni proprie e altrui, sia piacevoli che spiacevoli, gestendole in maniera tale da raggiungere gli obiettivi prefissati.

Cosa significa diffondere la psicologia positiva oggi nelle organizzazioni lavorative? 

Significa ispirare le persone all’interno delle organizzazioni dal basso verso l’alto e far comprendere che le emozioni esistono e impattano sulla performance.

La psicologia positiva ha avuto il pregio di studiare e misurare gli effetti protettivi delle emozioni positiveLe ricerche scientifiche confermano che esprimere ottimismo,  speranza,  gioia, amore,  gratitudine e curiosità verso la vita sono gli ingredienti principali della salute.

Meritiamo di vivere in equilibrio e armonia anche a lavoro, per cui nelle organizzazioni valorizziamo il potenziale delle persone riconoscendo le loro caratteristiche nella loro globalità, negli aspetti cognitivi ma anche in quelli emotivi e relazionali.

Sono il formatore del Corso Intelligenza Emotiva: percorso consente di acquisire consapevolezza e strumenti sulle tematiche dell’intelligenza emotiva.

I consigli su come affrontare un colloquio online

Il periodo che stiamo vivendo ha cambiato notevolmente il modo di interagire e di relazionarci e questo ha influenzato anche le pratiche Hr e in particolare ha accelerato il diffondersi di alcuni strumenti che prima erano utilizzati in maniera più occasionale e specifica.

Il colloquio di lavoro online è già ampiamente adottato da aziende in tutto il mondo, in quanto consente di ammortizzare i costi che una selezione di persona può comportare, specialmente nel caso in cui il candidato viva all’estero o in regioni molto distanti dal luogo in cui è situata la sede dell’azienda.

Lo stesso colloquio veniva utilizzato per una fase iniziale di screening con i candidati ed invece tuttora può essere utilizzato come vero strumento selettivo e di match tra le richieste dell’azienda e le attese del candidato.

Nonostante si tratti di un confronto telematico a distanza, il colloquio di lavoro online assume la stessa rilevanza di un qualsiasi colloquio svolto in forma tradizionale, quindi è bene prepararsi al meglio per affrontarlo.

Nelle sessioni di orientamento professionale che svolgo spesso mi trovo a supportare le persone attraverso simulazioni pratiche a prepararsi a superare tale momento di incontro.

Ecco alcuni trucchi per gestire e prepararsi al meglio il colloquio online:

  • Scegli un nickname adeguato

Prendi dimestichezza con piattaforme come Zoom, Skype o Google Meet, iscrivendoti gratuitamente.

Dal momento che dovrai affrontare un colloquio di lavoro, scegli un account un nickname altrettanto serio e professionale. L’ideale sarebbe utilizzare sempre nome e cognome, anche per una maggior coerenza con quanto riportato sul CV. Assicurati che anche la foto del profilo corrisponda a requisiti di professionalità e serietà.

  • Vestiti in modo adeguato Scegli accuratamente l’abbigliamento e vestiti per intero, non solo la parte che apparirà in video. Opta per un look professionale, controllando che i colori o i pattern degli abiti che indossi non creino strani effetti ottici in video. Cura l’aspetto estetico e pettina i capelli.
  • Sii Puntuale La puntualità è fondamentale anche da remoto, tanto quanto lo sarebbe per un colloquio normale o qualsiasi altro appuntamento di lavoro. Collegati con una decina di minuti di anticipo per essere pronto a ricevere la chiamata e fare una buona impressione sul tuo interlocutore.
  • Effettua un Check preventivo Una volta ottenuto il colloquio, l’azienda invierà le istruzioni via mail per poi accedere alla video-call online. In genere è un link ed è bene non fare l’errore di leggere le istruzioni pochi minuti prima dell’appuntamento. Potrebbero infatti servire dei minuti di preparazione, ad esempio per accedere con dei codici a delle conference room – è facile che le multinazionali non si appoggino ad esempio a strumenti open o esterni come Skype, ma abbiano un proprio sistema di video-chiamata ed è utile prenderci dimestichezza per evitare intoppi;
  • Controlla Microfono e videocamera prima del colloquio è utile che facciate un controllo audio e video, vale a dire assicurarvi che il vostro microfono funzioni e altrettanto faccia la camera che vi inquadrerà. Attenzione ai rumori di sottofondo.

Accanto ai colloqui in diretta, uno dei nuovi trend che si sta via via affermando è quello del video colloquio in differita. 

Il video colloquio in differita si pone come strumento di digital recruiting, permettendo ai candidati di affrontare un colloquio di selezione registrandolo su una piattaforma privata, il cui accesso è inviato direttamente via email dall’azienda interessata al tuo profilo.

Entrando nello specifico: l’azienda stila una serie di domande da porre al candidato il quale, attraverso una piattaforma, dovrà registrare le sue risposte in un lasso di tempo determinato. La tipologia e il numero di domande e la durata concessa per rispondere, sono variabili e vengono definite dall’azienda a seconda delle proprie strategie di recruiting. Una volta completata l’intervista virtuale, si invia la propria registrazione. E’ una prova di screening a cui, può far seguito, successivamente un colloquio online o di persona.

vantaggi dell’implementazione di questo strumento sono facilmente ricollegabili all’opportunità data ai selezionatori di “visionare” i candidati mentre rispondono alle domande proposte, facendosi dunque già un’idea del loro standing e dello stile comunicativo. Parliamo poi anche di un netto miglioramento in termini di tempi e costi di selezione, oltre che a un maggior coinvolgimento della linea nel processo di recruiting.

Esistono molti vantaggi anche per il candidato come:
– Se si sta già lavorando, si può evitare di chiedere un permesso per recarsi al colloquio;
– Più tempo per prepararsi e la tranquillità di muoversi in un ambiente familiare data la possibilità di svolgerlo ovunque anche a casa;
– La consapevolezza che si tratta di un evento stressante in un segmento ridotto e quindi più gestibile.

Ecco alcuni consigli per affrontare al meglio il colloquio in differita:

Per prima cosa inizia a lavorare sulla capacità di sintesi per imparare a raccontare la tua storia e il percorso formativo e professionale in pochi minuti.

Ecco un facile esercizio:

Prendendo spunto dalle domande tipo che adesso ti elencherò, inizia a rispondere di fronte alla funzione video attivata del tuo smartphone e verifica il tempo di risposta.

  1. Mi dica qualcosa di lei. 
  2. Perché si è candidato per questa posizione? 
  3. Quali sono i suoi punti di forza? 
  4. Quali sono le sue debolezze? 
  5. Quali sono stati i suoi risultati fino a ora? 
  6. Qual è stata la situazione più difficile affrontata al lavoro? 
  7. Che cosa le piaceva e cosa non le piaceva del suo ultimo lavoro? 
  8. Quali sono i suoi obiettivi per il futuro? 
  9. È disposto a trasferirsi? 
  10. Dove si vede tra cinque anni?

Verifica in quanto tempo sei riuscito a rispondere.
Il tuo obiettivo è stare tra i 60 e i 120 secondi.
Registrandoti e rivedendoti potrai notare tanti aspetti di te su cui generalmente non rifletti o ai quali più semplicemente non presti particolare attenzione, come il lessico e la tua proprietà di linguaggio, riuscire a centrare la risposta, il rapporto che hai con il tempo.

Per vere una mia consulenza di orientamento lavoro o coaching clicca qui

Il digital detox ai tempi del Covid-19: Evento Online con il Comune di Ravenna

Il 28 Maggio sono stato invitato dal Comune di Ravenna e da Agenda Digitale Ravenna alla tavola rotonda online “Il Digital Detox nell’era post Covid-19: Opportunità nuove per le città?” l’evento ha coinvolto me ed altri interlocutori, abbiamo affrontato questa tematica, con il lockdown che ha portato le competenze digitali in primo piano con un aumento di utilizzo di tutti gli strumenti digitali, non solo per uso professionale, dovuto allo smart working, ma anche per alimentare rapporti quotidiani e personali, con utilizzo di messaggistica istantanea e videochiamate con persone vicine o lontane che non potevamo vedere di persona.

Il digital in questo periodo ci ha reso la vita e il lavoro migliore, aiutandoci a farci comunicare e velocizzare processi lavorativi, ma anche riempendo ancor di più il nostro tempo, facendoci perdere di vista i confini di spazio e di ruolo.

Una premessa d’obbligo, come ho scritto nel libro “Offline è bello” edito dalla Franco Angeli “La tecnologia ci aiuta molto, non è pensabile tornare indietro, ma dobbiamo imparare a usarla e gestirla, nei modi e tempi coretti”, tengo a precisare che ha migliorato le abitudini ed elevato le nostre performance, ma è importante anche vivere un rapporto con il digitale sano, sostenibile e produttivo per migliorare la qualità della vita; questo significa anche prendersi del tempo per disintossicarsi dal digitale e imporsi disciplina e regole per un corretto utilizzo. Queste regole dovrebbero impostare anche le organizzazioni lavorative.

 

3 svantaggi del troppo utilizzo del digitale al tempo del covid:

1) Svalorizzazione del fattore tempo – con perdita dei confini tra vita personale e privata, il work life balance, ora risulta ancora in pericolo.

Rimedio: utilizzare il digitale solo se strettamente necessario, altrimenti privilegiare altri strumenti di contatto e di scambio (meglio una telefonata).

Negli ultimi anni abbiamo visto la trasformazione dei luoghi di lavoro; con gli smartphone e le email di lavoro connesse al cellulare personale, molti dipendenti hanno sempre maggiore facilità a stare in contatto con il lavoro o addirittura a svolgerlo al di fuori del tradizionale ufficio, compromettendo, così, la vita quotidiana extra lavoro. La facilità e la diffusione della connessione, crea spunti per contatti e confronti più continuativi, non più in presenza ma dietro ad uno schermo.

 2) Sovraffaticamento cognitivo: utilizzando solo strumenti digitali e comunicando contemporaneamente con più persone, non siamo in grado di ricevere la completezza del segnale non verbale della comunicazione, con conseguente aumento di ricezioni di segnali che dovevano essere elaborati in maniera diversa cognitivamente, senza più feedback e conferme immediate. Inoltre, le riunioni con più persone ci creano un effetto palcoscenico che non tutti erano pronti a gestire.
Già si parla di nuovi fenomeni come la “zoom fatigue” data dalle troppe riunioni sviluppate dietro ad uno schermo, che stancano anche la vista.

Rimedio: fare pause più prolungate tra una sessione online e l’altra. Prediligere altri strumenti.

3) La dipendenza da strumenti social e digitali: e’ stato ampiamente studiato che la gratificazione di ottenere un like è più forte di stare nella realtà poiché si diffondono ormoni come la dopamina e successivamente serotonina che ci danno un benessere immediato; creiamo una lista di amici virtuali che possono seguire le nostre attività/post anche dall’altra parte del mondo, abbandonando i contatti reali. Fare riunioni online è più facile e immediato di vedersi di persona in un luogo fisico, ancor di più in questa fase che non abbiamo ancora tutte le libertà e ci porta a ritardare un contatto personale.

Nel futuro eventi e gesti che ci sembravano scontati acquisteranno un altro significato e valore, questo ci offrirà maggiore attenzione nel rapporto interpersonale. La riscoperta delle risorse interiore e degli affetti più cari, hanno riportato alla ribalta il tema del benessere fisico e psico-emotivo; la ricerca dell’equilibro interiore ci porterà a vivere di più la presenza fisica, vivendo il qui ed ora, riscoprendo la forza di una discussione e il confronto dal vivo, occhi negli occhi.

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La nuova rinascita: la stimolazione sensoriale per attivare le emozioni potenzianti e le risorse interiori

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Le emozioni sono stati di attivazione che coinvolgono l’organismo ed influenzano il modo in cui noi elaboriamo le informazioni guidandoci nell’attribuire i significati a tutto ciò che ci succede. (Siegel  2001)

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicologiche, a stimoli interni o esterni, naturali, ogni esperienza emozionale è personale, unica, indiscutibile e dilagante ed è legata alla interpretazione che si da all’evento, in questo periodo storico alcune emozioni come la paura, tristezza, rabbia, disgusto e disprezzo hanno preso il sopravvento su quelle della gioia e sorpresa.

Un primo passo fondamentale consiste nel prendere consapevolezza, riconoscere e decifrare le proprie emozioni che sono fenomeni della vita relativamente brevi, quando persistono per un lungo periodo si parla di stato d’animo

L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni, un allenamento capace di integrare pensieri e sentimenti per prendere decisioni sostenibili che sia a favore del nostro benessere e delle persone intorno a noi.
I. E. è l’unione del concetto di Intelligenza (di solito legata al cervello razionale) ed Emotività (termine che fa riferimento più alla primordialità e all’istinto) come la capacità di saper integrare emozioni e pensieri e far dialogare la parte razionale del nostro cervello con quella emozionale.

In occasione dell’International Coaching Week di ICF Italia l’8 Maggio dalle 17.00 alle 18.30 terrò un webinar gratuito: La nuova rinascita: la stimolazione sensoriale per attivare le emozioni potenzianti e le risorse interiori, che ti permetterà attraverso la stimolazione sensoriale, la visione di immagini, il suono della musica, la narrazione e domande potenti di attivare il mondo emotivo interiore riconnettendoci e mettendo luce sulla parte migliore di noi stessi. Ai partecipanti verrà richiesto di bruciare un incenso o un’essenza preferita. Clicca qui per partecipare gratuitamente

Per approfondire questa tematica ti consiglio la visione di un altro webinar gratuito: L’intelligenza  emotiva come competenza distintiva per la Rinascita Interiore, svolto in collaborazione con Rinascita Digitale.

Il tempo rigenerativo

Seneca diceva: “La vita è divisa in tre momenti: passato, presente, futuro. Di questi, il momento che stiamo vivendo è breve, quello che ancora dobbiamo vivere non è sicuro, quello che già abbiamo vissuto è certo.”

In questo tempo difficile riemerge il valore di prendersi cura di sé stessi e degli altri, a livello sociale ci siamo resi conto che avere buona salute non è scontato e questa è diventato un valore primario.

Rendiamo questo momento di #iorestoacasa, davvero un tempo per riflettere e dedicarci alle cose davvero importanti per noi.  Attiviamo i meccanismi protettivi presenti nel nostro organismo, cercando di svolgere attività che permettono al nostro cervello il rilascio di ormoni come serotonina ed endorfine, permettendoci anche di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Cerchiamo di creare delle routine permettendoci di stabilizzare, quello che gli psicoterapeuti chiamerebbero “stabilizzazione del campo”. Ossia offrirci sicurezza mantenendo routine giornaliere sane che dipendono da noi e che ci tengono lontano dalla malattia. Io la chiamo ricerca di senso o significato: occorre prima di tutto stabilizzare le immagini interiori offrire un significato a ciò che pare incerto. Afferriamo razionalmente ciò che noi possiamo fare con questa situazione. II fine ultimo è quello di restare calmi, cercare i talenti o le risorse interiori e capire come utilizzarle a nostro favore.

In questo ci viene in aiuto la nostra competenza definita intelligenza emotiva, ossia quella capacità naturale e migliorabile con l’allenamento di integrare pensieri ed emozioni per prendere decisioni sostenibili che sia a favore del nostro benessere che di quello altrui.

Ciò significa iniziare ad osservare noi stessi e non le situazioni esterne.

Per far questo propongo un primo esercizio per imparare a riconoscere ciò che sta accadendo dentro di noi e direzionarlo a nostro favore.

Per prima cosa poniti delle domande potenti:

Cosa sto provando adesso? Potrebbe essere ansia, paura, rabbia, frustrazione

Dove provo questa emozione e la colloco, nel mio fisico? La Gola, il petto, il cuore, la pancia…

Quanto è forte l’emozione da 1 a 10? Valuta il tuo stato emotivo in questo momento

A questo punto accogli l’emozione e lascia che la stessa fluisca e si intensifichi senza opporre resistenza, segui la sua naturale attivazione. Tocca la parte del corpo che senti più coinvolta.  Come un surfista surfa sulle onde fai altrettanto con l’emozione e segui l’onda, lasciando che raggiunga il picco.

Quando il picco sembra terminare posso utilizzare l’immaginazione e attivare gli altri sensi, pensare ad un profumo per il quale sentiamo affinità o un paesaggio naturale che ci crea calma.

 

Si otterrà un rilascio naturale dell’energia.

Jung diceva che la psiche ha bisogno di immagini. Occorre sapere cosa serve alla nostra psiche. Stiamo fermi e accogliamo il disagio quando arriva.

Lucrezio diceva: nel mare in tempesta possiamo farci travolgere dalle emozioni ma anche guardarle con un occhio di distanza.

Con l’immaginazione possiamo attivare risorse interiori. Il ricordo di un posto che evoca calma e sicurezza. Immergiti nell’immagine e senti il più possibile la calma. Trova e scrivi la tua risorsa interiore che ti attiva l’immagine: coraggio, volontà etc…

La paura annienta il libero arbitrio e rende facilmente vulnerabili all’altrui volere. La paura ha una funzione adattiva ma se non ben gestita può facilmente degenerare in terrore e portare la manifestazione della parte peggiore dell’essere umano.

Solo rimanendo centrati e consapevoli è possibile occuparsi di ciò che necessita attenzione evitando degenerazioni emotive come il terrore e l’allarmismo.

A questo punto chiedersi? cosa è importante fare per calmarsi?

Quando iniziamo a capire e percepire ciò che è nascosto dentro di noi iniziamo a recuperare controllo e fiducia. Non bisogna perdere la propria rotta. Occorre ascoltare la propria guida interiore il proprio SE.

Rendersi Responsabile, cioè abili a rispondere e recuperare il timoniere interno e seguire la propria rotta. La psiche deve essere immersa nel benessere.

Seneca diceva: “Un timoniere di valore continua a navigare anche con la vela a brandelli”.

Il respiro: un’altra risorsa è imparare a respirare di pancia. Cioè riempiendo d’aria anche le zona inferiori dei polmoni. Si può fare un training giornaliero imparando a fare respiri profondi inspirando a fondo dal naso e trattenendo il fiato per qualche secondo espirando e spingendo fuori dalla bocca.

Si possono provare diversi esercizi: ad esempio un’inspirazione di 3 secondi, trattenendo il fiato per altri 3 secondi e buttando fuori contando 6 secondi. E sì può andare avanti con il training fino ad aumentare i tempi a 4-7-8 secondi.

Il respiro diaframmatico porta serenità e benessere. Se questo esercizio è fatto accendendo un incenso di un aroma che ci piace o sciogliendo un’essenza profumata con una candela abbiamo abbinato due sensazioni al nostro corpo. Possiamo inserire a piacere una musica rilassante.

E infine l’utilizzo della creatività, disegnare, dipingere, fare lavori con le mani, ceramica, lavorare con il das. Scrivere di se stessi, di ciò che si osserva; scrivere storie, fiabe. Ad ognuno il proprio hobby piacevole.

Rilassarsi colorando un Mandala, queste possono rappresentare le figure del mondo interiore e offrirci l’opportunità di ritrovare il centro di noi stessi.

Corso Online Gestire le emozioni e il Coaching: utile per imparare a comprendere le emozioni per agire in maniera più consapevole e intenzionale a favore del tuo benessere psicofisico.

Intervista al quotidiano il Giornale sullo smart working

Ecco il testo dell’intervista che mi ha concesso Giacomo Susca Caporedattore del quotidiano il Giornale, abbiamo affrontato la tematica dello smart working.

La paura improvvisa del tempo libero

Prima di entrare nell’era della grande paura c’è stata un’epoca in cui agli uomini era consentito inseguire il tempo oltre il lavoro. Tempo libero appunto, come ambizione o come miraggio.

La stessa economia fondata sui consumi si basa sulla divisione tra un tempo produttivo e un tempo improduttivo (ludico magari) in cui dedicarsi ai propri interessi, godere dei frutti delle proprie passioni, oppure perché no, adagiarsi nell’ozio. Sembra ieri, e difatti è così. Come se l’infezione da Coronavirus avesse di colpo stravolto la concezione lineare del tempo e dello spazio, di cui è specchio l’accelerazione esponenziale dei contagi, aprendo alla nostra vita quotidiana le porte di una dimensione inedita. L’Italia, sospesa nel limbo delle misure straordinarie, impara a tarare l’orologio sociale su scadenze soltanto due settimane fa nemmeno immaginabili. Scuole e università chiuse, cinema e teatri popolati a scacchiera, banconi dei bar off limits, partite di Serie A con l’eco e distanza di sicurezza sui mezzi pubblici. Insomma, che piaccia o no, è stato imposto un mese «sabbatico» per tutti. Fino a metà marzo, forse aprile. O fino a futuro decreto ministeriale.

È nel mondo del lavoro che le politiche anti-contagio stanno provocando le ripercussioni più massicce. Discutere di smart working rischia di limitare i confini della questione, se è vero che alla vigilia dell’emergenza soltanto il 2 per cento dei lavoratori italiani aveva accesso a questa modalità (circa 354mila dipendenti sugli 8,3 milioni di potenziali interessati). Un instant survey dell’Associazione dei direttori del personale (Aidp) dimostra la resilienza delle imprese del nostro Paese: sette su 10 stanno già ricorrendo allo smart working; la metà ha previsto una riduzione dei viaggi di lavoro e la sospensione delle attività di formazione. Come riassume la presidente Isabella Covili Faggioli: «Le aziende, in questi giorni concitati, hanno dovuto affrontare con senso di responsabilità la gestione dell’emergenza».

Resta però il senso di spiazzamento per chi si ritrova ad armeggiare con pc e faldoni tra il divano e la sala da pranzo, specialmente se non l’ha mai fatto prima. Massimo Perciavalle, psicologo del lavoro e career coach, spiega: «Lavorare da casa solo in un secondo momento è un problema organizzativo. È piuttosto un paradigma culturale dove è centrale l’elemento della volontarietà. Invece con il Coronavirus siamo di fronte a una costrizione, pur se per cause di forza maggiore. Non tutti i lavoratori possono reagire positivamente, dipende dalla capacità di gestione del tempo in autonomia in un ambiente domestico che non sempre è favorevole alla concentrazione e alla produttività. Il rischio inoltre, stando sempre connessi – aggiunge Perciavalle – è che nel medio/lungo termine non si riesca più a differenziare il tempo del lavoro da quello dello svago. Con le conseguenti difficoltà di adattamento. Ma il nostro sistema, sia pubblico sia privato, ha la possibilità di trarre insegnamento da questa situazione». Come se fosse in atto una «sperimentazione» del futuro su larga scala.

La clessidra del terzo millennio si sta riempiendo della sabbia di una nuova epoca «d.C.», cioè dopo Coronavirus. Non è certo un caso che prima della comparsa del paziente 0, anzi dell’anno 0 del contagio, sugli scaffali delle librerie andassero a ruba saggi e testimonianze su come «mollare tutto e ricominciare», mentre i sociologi insistevano sugli effetti benefici di un periodo lontano dalle abitudini, soprattutto al lavoro. Curioso notare come oggi – tanto più di fronte all’eventualità che quel mese sabbatico non basti e che il distacco dalla normalità si protragga a lungo – ci troviamo a fronteggiare la subdola minaccia del virus con la tipica vertigine di chi fissa l’abisso di un tempo non libero, ma svuotato.

Clicca qui per leggere l’articolo sul sito del quotidiano il Giornale

Capire la propria motivazione intrinseca sul lavoro: i valori

Nella mia professione di coach mi occupo spesso di aiutare le persone a cercare le risorse per attivare la propria motivazione.

Questo significa ricercare dentro di sé le spinte motivazionali che ci portano all’azione e che sono in linea con i nostri valori; quest’analisi permette di sviluppare la capacità di lasciarsi guidare dall’energia personale piuttosto che da quella proveniente dall’esterno.

Coinvolgere la motivazione intrinseca significa sviluppare ed utilizzare leve motivazionali interne più durevoli. Questo permetterà di mantenere un costante focus su quello che si fa e sul ”perché” lo stiamo facendo. Spesso, infatti i ritmi dell’attività lavorativa quotidiana ci fanno perdere di vista cosa ci spinge, quali obiettivi ci siamo prefissi e quale strada è necessario percorrere per ottenere migliori risultati.

Capire cosa ci spinge a, ci può aiutare ad affrontare con più serenità e determinazione le decisioni nelle scelte lavorative e trovare nuove risorse per portare a termine con maggiore impegno gli obiettivi prefissati.

L’estrazione delle motivazioni è importante anche in fase di cambiamento lavorativo o inserimento in nuovi contesti. Un bravo selezionatore sarà attento ad indagare l’aspetto valoriale della persona per capire se l’organizzazione per la quale ci si propone, permette di realizzarli.

Il valore è una credenza profonda, è tutto ciò che è davvero fondamentale per te e la cui realizzazione ti rende davvero felice; il fine che vuoi perseguire.
Diventa una bussola che guida la tua vita professionale e prenderne consapevolezza ti farà capire la tua essenza e ti congiungerà con la tua Unicità.

La domanda guida è : cosa desideri ottenere realmente dal tuo lavoro (qual è il fine che ti spinge a dare il massimo nella tua attività?)
Ecco una serie di valori lavorativi su cui riflettere. Sarebbe opportuno che si faccia un’analisi del periodo per capire il valore che guida le proprie scelte professionali e la motivazione al risultato. Solitamente ci sono due spinte motivazionali che guidano; mantenerle flessibili ti aiuterà nei momenti di difficoltà per permettere, nel momento in cui un valore non è soddisfatto, di far leva sul secondo.

Carriera ed avanzamento:
essere motivati dal prestigio personale o dall’idea di affermazione professionale.
Rientra in questa categorie chi nel lavoro è spinto dalla possibilità di carriera e dai possibili guadagni più elevati.
Chi possiede questo valore solitamente tende anche ad ottenere posizioni di leadership o di potere /comando

Relazioni sociali:
Chi ha questo valore sente forte l’utilità sociale, ossia vuole rendersi utile per qualcuno.
Essere motivati dalla possibilità di contribuire a creare un ambiente di lavoro piacevole e collaborativo, prediligendo stima e rispetto tra i colleghi e fornitori.

Creatività o sviluppo personale:
Crede in questo valore chi è focalizzato sulla crescita personale, sul proprio sviluppo di competenze, più che sulla carriera. Si è maggiormente soddisfatti in un lavoro in cui c’è varietà delle mansioni, la possibilità di espressione personale, creatività, e di sperimentare.

Autonomia ed indipendenza:
Crede in questo valore chi sul lavoro cerca sfide da superare, o nuove assunzioni di responsabilità; ma anche chi ha necessità di autonomia, per gestire il tempo come preferisce, per avere un buon bilanciamento vita privata e vita lavorativa.

Sicurezza:
E’ spinto da questo valore chi nel lavoro cerca dapprima un rapporto di lavoro continuativo, e chi è focalizzato più sulla stabilità economica, ricercando tranquillità, e ruoli più definiti e strutturati.

In quale Motivazione ti riconosci?

OTTIENI IL LAVORO CHE VUOI: Riscopri le tue ambizioni e valorizza le tue risorse con il self-coaching.

Uno strumento per individuare obiettivi professionali chiari e raggiungibili, comprendere il proprio focus e prendere una direzione precisa. Per sviluppare un piano d’azione utilizzando al meglio anche gli strumenti 3.0 del nuovo millennio e attuare una strategia di personal branding vincente e redditizia

 

The Points of You: il coaching game nelle sessioni di coaching

Il gioco è un potente alleato all’interno dei percorsi formativi esperienziali e diventa una metafora interessante per implementare la creatività e sviluppare nuovi pensieri in un percorso di coaching. Attraverso il gioco si possono superare le rigidità insite negli schemi abituali, accedendo a livelli di esperienza e pensiero più profondi, che facilitano il processo di crescita personale e potenziamento delle proprie potenzialità interiori.

Lo strumento The Coaching game sviluppata dalla Società Points of You ® nasce  in Israele proprio con questa finalità.

Lo strumento si presenta come un gioco basato su 65 carte stimolo, composte da una serie di immagini accuratamente selezionate da fotografi internazionali e contrassegnate da una parola stimolo. L’immagine può essere interpretata in maniera personale a seconda di ciò che la persona proietta di sé stesso. Ogni interpretazione può essere più aderente alla realtà rappresentata dalla carta o allontanarsene, partendo dallo stimolo fornito, per darne un’interpretazione creativa.

L’esposizione delle carte di  The Coaching Game si basa sull’interazione tra immagine e parola: questo doppio stimolo sollecita sia il lato creativo di chi la guarda che il lato riflessivo e analitico. L’associazione tra le due non sempre si basa su una discrepanza, tanto da creare un momento di smarrimento nell’osservatore che viene sollecitato a mettere in campo sia le sue parti emotive che quelle razionali, coinvolgendolo in un’esperienza che lo spinge ad allargare i suoi orizzonti per decifrare i due stimoli ricevuti e decodificarli.

Il metodo The Points of You è utilizzato sia all’interno di sessioni di gruppo sia all’interno di un percorso di coaching individuale e permette alla persona di sviluppare nuovi pensieri più funzionali agli obiettivi che vuole realizzare.

Attraverso le immagini nelle sessioni si può focalizzare meglio la situazione attuale, presente e arrivare alla visualizzazione della propria situazione ideale, futura, in maniera più creativa e riflessiva.

Il metodo si basa su 4 fasi che rendono il metodo concreto e applicabile per fare progressi nel coaching:

– L’avvio del processo è un momento di pausa: prendersi del tempo per stare con se stessi

– La scelta della carta (face down o face up) e la riflessione e la ricerca per libere associazioni e pensieri del significato

– La riflessione sulle nuove suggestioni raggiunte

– Lo sviluppo di un pino d’azione entro 24 ore, entro una settimana ed entro un mese dalla sessione.

Tutti i tools facilitano la via che porta al cambiamento: questo si realizza infatti quando abbandoniamo gli schemi di pensiero consueti e sperimentiamo nuove prospettive, uscendo dalla nostra zona di comfort. Acquisire questa modalità di pensiero creativo e flessibile è un’abilità utile tanto nella vita privata quanto nella sfera professionale, sia individuale che a livello organizzativo.

Il Modello esperienziale di coaching al lavoro e alla carriera

Quanto sei soddisfatto della tua situazione lavorativa attuale?
Cosa cerchi nel lavoro e nella professione?
Su cosa va ad influire la tua condizione lavorativa? Umore, stato d’animo, salute, rapporti interpersonali?

Quando la realizzazione professionale ritarda o quando sentiamo che le cose nel quotidiano lavorativo non vanno propriamente come noi vorremmo, questa insoddisfazione si ripercuote anche nella nostra sfera emotiva, nelle relazioni professionali e in quelle personali e a quel punto ci accorgiamo di aver bisogno dell’aiuto di una persona esterna che ci orienti e ci faccia comprendere la strada.

A volte siamo consapevoli dei motivi della nostra insoddisfazione lavorativa altre volte meno e non riusciamo sempre a trovare le giuste soluzioni: aspettative non corrisposte nel tempo, impossibilità di esprimere appieno la propria creatività, poca autonomia, routine, mancanza di attività continuative.

La conseguenza è di iniziare a perdere la fiducia in se stessi, compiendo, spesso, azioni automatiche, inconsapevoli e ripetute che auspichiamo ci portino, prima o poi, ad evolverci e a cambiare un poco alla volta; aspettiamo qualcosa dall’esterno che ci tiri fuori dalla situazione attuale, o che accada qualche evento importante a cambiare la situazione; invece avviene proprio il contrario; ci ritroviamo ogni giorno più insoddisfatti, ad affrontare i soliti problemi e le solite mancanze: aspiriamo ad un nuovo lavoro o a nuove mansioni, sentiamo il bisogno di continuità o di cambiamento e non riuscire facilmente a realizzare le nostre aspirazioni ci crea frustrazione ed ansia.

La percezione generale è di non trovare mai il tempo per fermarsi e riflettere su se stessi e sul mondo che ci circonda: la vita scorre, noi facciamo esperienze di vita ma non abbiamo la possibilità di interiorizzare ed assimilare ciò che avviene; sembra restare tutto in superficie e  non sembra restino tracce coscienti e memorabili della nostra essenza più profonda; così quando ci si ritrova in un momento di difficoltà, come la mancanza di lavoro, o un cambiamento professionale significativo non previsto, si rimane senza idee su cosa fare e non si riescono a recuperare le risorse interiori, anzi nel peggiore dei casi le persone pensano di non possederne.

Inizia un circolo emotivo vizioso per cui ci sfugge il controllo del nostro stato emotivo, iniziamo a sentirci più agitati e ansiosi e le occasioni mancate.

Non si riescono a controllare e definire i propri stati emotivi ricorrenti perché ci si sente inadeguati e non preparati, mentre le cose, fuori, si evolvono velocemente.

Il coaching al lavoro e la carriera, è un colloquio tra una persona esterna alla situazione ed esperta del mercato del lavoro e un’altra in difficoltà, disorientata e senza punti di riferimento. Questo strumento si rivela potente perché permette di attivare le proprie risorse interne, spesso sopite, focalizzarsi su un obiettivo professionale più chiaro e attraverso un paino d’azione condiviso arrivare ad una piena realizzazione nel lavoro e la carriera.

Come coach professionista, intervengo spesso con persone che si trovano in situazioni di sfiducia e difficoltà dovute anche per la mancanza di una propria visione professionale o nel non sapere come realizzarla.

Si parte dal presupposto che non c’è mai una piena soddisfazione lavorativa e professionale se non intraprendendo anche un percorso di sviluppo e riflessione personale.

Nella prima parte del modello di consulenza si evidenzia un per-corso di autoconsapevolezza alla scoperta dei principi fondamentali ai quali ognuno di noi dovrebbe ispirarsi e che dovrebbero guidarci giornalmente fino al raggiungimento della nostra serenità interiore e al benessere fisico e psicologico a cui tutti noi aspiriamo.

Ci si può impegnare nel proprio cambiamento Professionale ma occorre prima di tutto iniziare ad agire su tre aspetti su cui si basa il mio modello di coaching:

  • Creare autoconsapevolezza delle proprie risorse
  • Costruire e mantenere l’atteggiamento mentale che crei nuova fiducia in se stessi
  • Delineare obiettivi chiari e un piano d’azione concreto e fattibile

Nel percorso di coaching propongo ai miei clienti di mettersi, in un primo momento, in una posizione di non azione, come osservatori e ascoltatori distaccati e silenti di se stessi e del mondo che li circonda, per cercare il senso delle proprie azioni e della propria vita personale e professionale.

Occorre avere il coraggio e la forza di fermarsi un attimo, guardarsi dentro e cercare un nuovo focus. Occorrerà intervenire sulle proprie abitudini e percorrere un nuovo cammino fatto di riflessione, messa in gioco, apprendimento, impegno e determinazione.

Il percorso di coaching è come un viaggio, che attraverso esercizi, domande e riflessioni ti porterà a guardarti dentro, contemplare, imparare e prendere consapevolezza del tuo atteggiamento attuale, dei pensieri che ti influenzano; conoscere le tue credenze più profonde per trasformarle e renderle più potenzianti ed efficaci al fine di realizzarti nella professione ed essere più sicuro nella tua vita relazionale di tutti i giorni.

Per saperne di più scrivimi a m.perciavalle@makeitso.it

Come superare una prova di assessment di selezione del personale

Nelle mie sessioni di consulenza alla carriera mi trovo a supportare molti miei clienti sul superamento di colloqui o prove di gruppo. Ecco alcune osservazioni e considerazioni utili:

Gli assessment sono delle prove di selezione svolte in gruppo, che prevedono l’osservazione e la valutazione dei tratti più personali e attitudinali. Solitamente i selezionatori esperti le propongono per valutare le skill relazionali e organizzative di ruoli che prevedono il contatto con le persone e responsabilità su altri. Figure junior di coordinamento o dove l’aspetto di comunicazione è fondamentale: ad esempio, figure di account, venditori, oppure team leader, project manager.

La prova di gruppo mira a valutare le capacità comunicative e relazionali come l’ascolto attivo, la leadership, le capacità di mediazione e di organizzazione del lavoro e soprattutto quelle di lavoro in gruppo. Analizza alcuni tratti di personalità e la gestione delle proprie emozioni. Per tali motivi non vanno confuse con le prove di tipo tecnico.

Le prove di gruppo prevedono la presenza di più selezionatori – osservatori, alcuni sono silenti e prendono nota della dinamica e dei comportamenti agiti durante le prove. Solitamente il rapporto è di due candidati osservati da ogni selezionatore.

Premesso che ogni Società di selezione organizza e gestisce le prove di gruppo, in maniera originale e secondo le caratteristiche di personalità e competenze specifiche di ogni profilo ricercato, indichiamo, in genere, le prove più diffuse.

Solitamente la prima prova prevede un’autopresentazione di sé e del proprio percorso di studi in un tempo prestabilito, solitamente 3-4 minuti a persona.

Consiglio di strutturare e preparare questa prova a casa, provandola magari davanti allo specchio, facendo attenzione di mettere in luce le competenze tecniche e quelle personali più in linea con la posizione ricercata.

In questa prova il selezionatore segna ed evidenzia le aree su cui il candidato si è soffermato di più e quelle che possono avere più rilevanza per il profilo. Si fa una prima idea dello stile comunicativo, della presenza e dell’allineamento delle esperienze e le paragona con il suo profilo ideale.

Una seconda prova da affrontare potrebbe essere la discussione libera del gruppo di candidati su un argomento di attualità. Il consiglio in questo caso è quello di rendersi partecipe alla discussione in maniera assertiva, ossia né passiva né aggressiva, ma sempre propositiva.

L’altra prova può essere più strutturata e può riguardare lo stimolare una discussione detta “senza leader assegnato”, in cui si chiederà in un tempo massimo di 40 minuti di risolvere o dare un giudizio di valore su un caso scritto. Vi si chiederà di scegliere tra varie alternative, e di fare alcune scelte, prima individualmente e poi condivise in gruppo, con la finalità di creare una graduatoria unanime di soluzioni.

In questo tipo di prove è bene essere sé stessi, evitando di essere troppo rigidi sulle proprie posizioni o critici, non rimanere troppo legati alle prime scelte individuali svolte ma capire le volontà di tutti, rimettendosi in discussione. Il comportamento più adeguato è di essere cooperativi, flessibili e di attivare nei confronti degli altri membri del gruppo un ascolto attivo ed una collaborazione adeguata.

Altre possibili prove, in alternativa o a completamento, possono essere prove con ruoli prestabiliti, assegnati, in cui ad ogni partecipante viene dato un obiettivo da raggiungere nella discussione diverso e competitivo rispetto a quello degli altri. Anche qui è bene attivare una comunicazione negoziale e non mostrarsi mai aggressivi.

Le prove di gruppo possono essere intervallate dalla compilazione individuale di questionari auto- valutativi o di tratti di personalità;

Alla fine della giornata, potreste affrontare anche un colloquio motivazionale, individuale, di più breve durata. Quest’ultimo può essere somministrato anche in un giorno diverso, solo ai candidati selezionati.

Una prova senza ruoli definiti o assegnati molto nota ed utilizzata si chiama “la donna sul ponte”. Questa prova è decontestualizzata da uno specifico settore lavorativo ed è solo uno stimolo per attivare una discussione in un gruppo di lavoro di massimo 8 persone.
Gli osservatori, solitamente uno per ogni persona presente nel gruppo, fanno valutazioni qualitative, valutando non tanto il contenuto della discussione o il fine ultimo della prova ma quanto la modalità di interazione e comportamento agito tra le persone.
I selezionatori, in genere nelle prove di gruppo, per ogni candidato valutano in particolare:

  • i turni di parola, ossia quante volte la persona prende parola. Più si parla più risultate attivi nell’interazione e influente del gruppo.
  • le capacità di ascolto: fate attenzione a non interrompere gli altri mentre parlano o a sovrapporvi.
  • di integrazione con il gruppo, mostratevi flessibili e alleatevi con gli altri candidati. Preferite una posizione di mediazione piuttosto che di leader a tutti i costi.
  • Ma anche la capacità di orientamento al compito, ossia valutano come organizzate le informazioni, se siete attenti ai tempi di lavoro.
  • Leadership: i selezionatori cercano di comprendere quanto siete una persona portata alla guida piuttosto che a seguire gli altri. In questo caso siate voi stessi.

Attraverso le Sessioni di Coaching,  sarai in grado di superare colloqui individuali e di gruppo per raggiungere la situazione di impiego che vuoi e sentirti più felice e soddisfatto nella vita di tutti i giorni, contattami per saperne di più.