Che cos’è il coaching ontologico transformazionale?

Seguendo l’approccio dell’ontologia del linguaggio del coaching ontologico transformazionale definirei il coaching come un percorso attraverso il quale il coach aiuta il suo cliente, definito coachee ad attivare un suo impegno/coinvolgimento per lo sviluppo di un linguaggio conversazionale nuovo con gli altri e con se stesso, più funzionale al raggiungimento dei suoi obiettivi.

I riferimenti teorici del coaching ontologico sono tre: il primo è la filosofia costruttivista, che nasce da Heidegger e da Nietzsche e si sviluppa, nel secolo scorso, con Wittgenstein e Maturana partendo dal presupposto che siamo i creatori della nostra realtà.

Il secondo riferimento è la filosofia del linguaggio e l’idea del linguaggio come generatore di realtà, che viene poi ulteriormente sviluppata dai linguisti Austin e J. Searle. Anche Rafael Echeverria, filosofo e linguista è un punto di riferimento fondamentale, con il suo testo “ontologia del linguaggio”.

La terza teoria fondamentale, è la teoria dei sistemi, che deriva anche dal lavoro di Maturana, già citato, biologo e filosofo costruttivista.

L’obiettivo principale del coaching è offrire nuovi punti di vista, non si offrono risposte, ma attraverso le domande e i rispecchiamenti il coach stimola riflessioni e pensieri più congruenti a ciò che si vuole raggiungere.

Il coaching interviene sul linguaggio poiché questo non è solo descrittivo ma è anche generativo della realtà e modella il nostro futuro. Per tale motivo il linguaggio produce dei veri e propri atti come li definisce Austin. Attraverso il nostro linguaggio apriamo e chiudiamo porte ed opportunità. Il linguaggio ha quindi un impatto sul nostro presente e sul nostro futuro.

Attraverso il linguaggio generiamo continuamente:

affermazioni e fatti – descrizioni ed osservazioni di qualcosa che è già successo
opinioni e giudizi, alla base delle nostre credenze e mappe mentali, anche se non hanno come radice un fatto osservabile, affiorano dalla nostra esperienza e dalle generalizzazioni che abbiamo realizzato e non vanno confuse con i fatti.
dichiarazioni, che orientano il futuro, creano una realtà che prima non esisteva ma devono essere supportate anche dall’impegno ad agire.
richieste da cui ci aspettiamo un’accettazione e una promessa alla realizzazione.
offerte per evidenziare il nostro valore.
Il coaching promuove il cambiamento attraverso la conversazione e il rapporto che si genera tra il coach e il coachee e interviene sugli atti del linguaggio. Il cambiamento delle persone è legato alla loro capacità di prendersi impegni concreti, rompendo con i condizionamenti del passato e sviluppando nuove azioni.

Il coaching aiuta il coachee a fondare i propri giudizi e quelli altrui, a fare dichiarazioni valide, chiare e autorevoli, a svolgere richieste e offerte che aprono opportunità nuove.

Il protagonista assoluto è il coachee poiché è lui stesso che deve essere il promotore e rendersi abile a rispondere. Acquisire responsabilità e attivare impegno per sè stesso, per attivare risorse e cambiare la sua situazione che spesso percepisce insoddisfacente o non funzionale.

Gli strumenti principali di lavoro, secondo il Coaching Ontologico-Trasformazionale, sono le «distinzioni linguistiche».

Il linguaggio ci dà la possibilità di dare un nome alle cose o agli eventi ovvero di creare delle distinzioni linguistiche.

Sono le parole di uso quotidiano a cui viene data una nuova interpretazione in modo che favoriscano un cambio di prospettiva e di azione.

Ogni qual volta distinguiamo qualcosa separiamo un determinato fenomeno dal resto della nostra esperienza.

Ognuno di noi osserva la realtà attraverso le proprie distinzioni.

Nell’apprendere una nuova distinzione arricchiamo il nostro punto di osservazione e ampliamo la nostra modalità di azione.

Con le distinzioni si ottengono nuove interpretazioni della realtà, che permettono di acquisire altre competenze e capacità.

Il coach durante le sessioni e gli incontri offre nuove distinzioni linguistiche e permette al suo cliente di creare ed aprire nuovi spazi di osservazione e di relazione e come se il coachee vedesse il mondo con lenti diverse, più chiare e nitide.

L’obiettivo è di ottenere una conversazione nuova, anche con se stessi, permettere di guardare il mondo da un altro punto di vista, determinando una realtà nuova.

Il coaching ontologico transformazionale è un buon metodo di lavoro anche per chi sente di dover migliorare o cambiare la propria situazione professionale, per chi è insoddisfatto nel proprio contesto professionale e prova emozioni non piacevoli. Aiuta a cambiare le proprie conversazioni, attraverso la presa di consapevolezza, prima e il cambiamento di atteggiamento mentale, poi, rendendolo più funzionale e trainante per i nuovi traguardi di carriera e di business.

Per saperne di più o chiedere una consulenza a Massimo Perciavalle scrivimi a m.perciavalle@makeitso.it